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di Riccardo Noury*

Il Domani, 19 maggio 2026

Complessivamente, nel 2025 le esecuzioni sono cresciute del 78 per cento rispetto alle almeno 1518 del 2024. Lo sconvolgente aumento delle esecuzioni non implica che non vi siano progressi: quando, nel 1977, Amnesty International avviò la sua campagna contro la pena di morte, solo 16 stati l’avevano abolita. Secondo l’ultimo rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte nel mondo, appena diffuso, nel 2025 le esecuzioni hanno raggiunto il numero più alto dal 1981: almeno 2707 persone sono state messe a morte in 17 stati e parliamo delle esecuzioni note. Questo impressionante record è stato dovuto a una manciata di governi determinati a imporre la legge della paura.

Le autorità iraniane, le maggiori responsabili dell’impennata di esecuzioni, hanno messo a morte almeno 2159 persone, oltre il doppio del 2024. Non è escluso che il macabro record risulterà ulteriormente ritoccato alla fine di quest’anno. In Arabia Saudita le esecuzioni sono salite ad almeno 356. In Kuwait sono pressoché triplicate (da sei a 17), in Egitto quasi raddoppiate (da 13 a 23) e lo stesso è accaduto a Singapore (da nove a 17) e negli Usa (da 25 a 47, il più alto numero dal 2006 quando erano state 53). Complessivamente, nel 2025 le esecuzioni sono cresciute del 78 per cento rispetto alle almeno 1518 del 2024. Come sempre, ogni anno non è possibile quantificare le condanne a morte eseguite in Cina, presumibilmente migliaia e che lasciano Pechino in testa alla classifica mondiale della pena di morte. L’anno zero dell’Iran. Esecuzioni e caccia alle “spie di Israele” Più 78 per cento Lo sconvolgente aumento delle esecuzioni è dipeso in gran parte dal ritorno delle politiche “anti-droga”, basate non sulla prevenzione e la riduzione del danno bensì esclusivamente sulla pena di morte: quasi la metà (ossia il 46 per cento) delle esecuzioni note ad Amnesty International ha riguardato reati di droga, come in Arabia Saudita (240), Iran (998), Kuwait (2) e Singapore (15). I parlamenti di Algeria, Kuwait e Maldive hanno adottato norme per ampliare l’uso della capitale ai reati di droga. Si conferma dunque la tendenza verso un aumento del numero delle esecuzioni a fronte della diminuzione di quello degli stati che applicano la pena di morte. Nel 2025, ribadiamolo, in tutto 17. Più Stati Dieci di questi 17 stati popolano regolarmente la classifica degli ultimi cinque anni: Arabia Saudita, Cina, Corea del Nord, Egitto, Iran, Iraq, Somalia, Usa, Vietnam e Yemen. Altri quattro (Emirati Arabi Uniti, Giappone, Sud Sudan e Taiwan) hanno ripreso le esecuzioni nel 2025. Completano l’elenco Afghanistan, Kuwait e Singapore. Alla fine del 2026 potrebbero esserci esecuzioni in altri tre stati: il governo del Burkina Faso ha fatto propria una proposta di legge per il ripristino della pena di morte per i reati di “alto tradimento”, “terrorismo” e “spionaggio”, in Ciad è stata istituita una commissione che potrà raccomandare la reintroduzione e, come noto, Israele ha adottato due nuove leggi per mettere a morte, di fatto, solo palestinesi.

Israele e Usa - Il rapporto di Amnesty International segnala però anche per quanto riguarda il 2025 conferme e progressi in ogni parte del mondo. Non ci sono state esecuzioni né condanne a morte in Europa e in Asia Centrale. Per il diciassettesimo anno consecutivo gli Usa sono stati gli unici nelle Americhe a eseguire condanne a morte, quasi la metà delle quali in Florida. Nell’Africa subsahariana ci sono state esecuzioni solo in Somalia e in Sud Sudan, nell’Asia meridionale solo in Afghanistan, nell’Asia sudoccidentale solo a Singapore e in Vietnam. Nella regione del Pacifico Tonga è rimasto l’unico stato a mantenere la pena di morte.

Il Vietnam ha abolito la pena di morte per otto reati e il Gambia per omicidio, tradimento e altri reati contro lo stato. Con una decisione storica, la governatrice dell’Alabama (Usa) ha commutato la condanna a morte di Rocky Myers, il primo nero del braccio della morte statale verso il quale è stata esercitata clemenza. Un obiettivo condiviso In Libano e in Nigeria sono state presentate proposte di legge abolizioniste e la Corte costituzionale del Kirghizistan ha bocciato i tentativi di reintrodurre la pena di morte.

Quando, nel 1977, Amnesty International avviò la sua campagna contro la pena di morte, solo 16 stati l’avevano abolita. Oggi quel numero è salito a 113, oltre la metà del mondo. Addirittura, più di due terzi degli stati è abolizionista per legge o per prassi. In un mondo nel quale i diritti umani sono sotto attacco, nonostante i dati spaventosi del 2025 l’abolizione della pena di morte resta dunque un obiettivo condiviso da gran parte dell’umanità e ampiamente realizzabile. Da tempo, ormai, la domanda non è se un giorno la pena di morte verrà mai abolita ma entro quanto tempo. Sovraffollamento, suicidi e diritti negati in carcere. Antigone: “Il bilancio del 2025 è il più cupo degli ultimi anni”.

*Amnesty International Italia