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di Emilio Minervini

Il Dubbio, 13 aprile 2026

“La pena capitale è uno strumento essenziale per scoraggiare e punire coloro che commetterebbero i crimini più atroci e gli atti di violenza letale contro i cittadini americani”. È così che si apre l’ordine esecutivo pubblicato dalla Casa Bianca il 20 gennaio 2025 dal titolo: “Ripristinare la pena di morte e tutelare la pubblica sicurezza”. “Eppure”, prosegue, “per troppo tempo, i politici e i giudici che si oppongono alla pena di morte hanno sfidato e sovvertito le leggi del nostro Paese”. Il documento quindi si premura di chiarire che “la politica degli Stati Uniti è quella di garantire che le leggi che autorizzano la pena capitale siano rispettate e fedelmente attuate e di contrastare i politici e i giudici che sovvertono la legge ostacolando e impedendo l’esecuzione delle condanne capitali”. In base a questo indirizzo politico “il Procuratore Generale dovrebbe perseguire la pena di morte per tutti i crimini di gravità che ne richiedono l’uso”.

E per tracciare la strada a settembre il presidente degli Stati Uniti ha firmato un memorandum presidenziale con cui ordina ai procuratori federali di chiedere la pena di morte in tutti i casi appropriati nel Distretto di Columbia, che ospita la capitale Washington, in cui le prove e i fatti applicabili giustifichino tale condanna. “La pena di morte a Washington”, ha dichiarato Trump, “uccidi qualcuno o, se uccidi un agente di polizia, un agente delle forze dell’ordine” c’è la “pena di morte. E speriamo che non lo facciano”.

“È una pena capitale molto interessante, città capitale. Capitale, capitale, capitale”, ha aggiunto il presidente Usa, a cui ha fatto sponda la Procuratrice generale, Pam Bondi. “Non lo stiamo facendo solo a Washington, DC, ma di nuovo in tutto il Paese”, ha detto Bondi. La procuratrice generale ha proseguito affermando che il Dipartimento di Giustizia sta ricollocando i detenuti, che erano stati spostati dal braccio della morte per essere trasferiti in strutture di massima sicurezza dall’ex presidente Joe Biden, “li trasferiremo in strutture di super massima sicurezza dove saranno trattati come se fossero nel braccio della morte per il resto della loro vita”.

Sui 54 Stati degli Stati Uniti 23 hanno abolito la pena di morte. Il primo è stato il Michigan che ha abolito la pena capitale nel 1847, mentre l’ultimo è stato il Colorado nel 2020. Gli altri sono: Alaska, Connecticut, Delaware, Hawaii, Illinois, Iowa, Maine, Maryland, Massachusetts, Minnesota, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, New York, North Dakota, Rhode Island, Vermont, Virginia, Washington, West Virginia e Wisconsin. Sono 27 invece gli Stati che invece eseguono ancora esecuzioni: Alabama, Arizona, Arkansan, Florida, Georgia, Idaho, Indiana, Kansas, Louisiana, Mississippi, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, North Carolina, Oklahoma, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah e Wyoming. Nei restanti 4 l’applicazione della pena capitale è stata sospesa a seguito di un’azione esecutiva. In California, poco più di due mesi dopo aver assunto la carica di Governatore, il 13 marzo 2019, Gavin Newsom ha firmato un ordine esecutivo che ha imposto una moratoria sulla pena di morte, prevedendo inoltre la revoca dei protocolli di iniezione letale della California e la chiusura immediata della camera delle esecuzioni nel carcere statale di San Quentin. “L’uccisione intenzionale di un’altra persona è sbagliata e, in qualità di governatore, non supervisionerò l’esecuzione di alcun individuo”, ha dichiarato Newsom, “il nostro sistema di pena di morte è stato, sotto tutti gli aspetti, un fallimento”. A Newsom si sono accodati l’ex governatore della Pennsylvania, Thomas Westerman Wolf, che ha sospeso le esecuzioni nel 2023, e il suo successore Josh Shapiro che ne ha prorogato la sospensione e ha incoraggiato il legislatore ad approvare l’abolizione della pena di morte. Similmente è accaduto in Oregon dove la governatrice Tina Kotek ha raccolto il testimone dai suoi successori, Kate Brown e John Kitzhaber, affermando che “deve esserci una discussione più ampia” sulla pena di morte. Mentre in Ohio il governatore Mike DeWine il 13 febbraio 2025 ha annunciato di non prevedere altre esecuzioni durante il suo mandato di governatore.

Il Death Penalty Information Center (Dpi), organizzazione no profit che da 30 anni fornisce a media, politici e al pubblico, dati e analisi sulla pena capitale, nel report “The Death Penalty in 2025” indica che lo scorso anno il numero di nuove condanne a morte è sceso a 23 a fronte di più di 50 processi per reati che prevedono l’esecuzione. Il numero di sentenze capitali è in costante diminuzione dopo il picco di 325 registrato nel 1986. Il 2025 è inoltre il quinto anno consecutivo in cui vengono condannate a morte meno di 30 persone e l’undicesimo in cui vengono decretate meno di 50 pene capitali. Le 23 nuove condanne a morte emesse nel 2025 si concentrano in nove stati. In Florida e California i giudici hanno condannato a morte cinque persone, in Alabama ne hanno condannate quattro, tre in Texas, due in Arizona e Carolina del Nord e una sia nel Missouri che in Pennsylvania.

La tendenza mostra una crescente riluttanza da parte dei giudici di decidere per la pena di morte, condivisa anche dai procuratori, che oggi richiedono meno sentenze di morte di quanto facessero 20 anni fa. E gli studi del Dpi mostrano anche che quando gli viene chiesto di scegliere, la maggioranza delle giurie raccomanda l’ergastolo rispetto alle condanne a morte. Alla base di questo indirizzo oltre a ragioni etiche ce ne sono anche di economiche. I processi “capitali” sono infatti più lunghi e costosi di quelli in cui non viene richiesta l’applicazione della pena di morte, con esborsi tra le 2.5 e le 5 volte più alti.