di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 19 ottobre 2019
Da lunedì i difensori si astengono dalle udienze per una settimana. Rilanciare i contenuti del tavolo tra avvocati e magistrati. Con il ministero della Giustizia tutt'altro che terzo incomodo. Dal congresso delle Camere penali che si è aperto ieri a Taormina arriva un segnale chiaro: la riforma del processo penale così come sinora abbozzata non va.
E questo anche oltre il tema caldissimo della prescrizione cui, per certi aspetti, il congresso è dedicato. Di certo questo autunno più che la stagione dello scontento è per l'avvocatura penale il momento della mobilitazione. Da lunedì parte una settimana di astensione dalle udienze che ha come bersaglio certo la prossima entrata in vigore della nuova disciplina della prescrizione, ma un po' tutta la recente politica della giustizia penale.
Il presidente delle Camere penali, Gian Domenico Caiazza, chiede di unire alla protesta, legittima, anche una sorta di opera pedagogica, che parta dalla realtà del processo penale. In questa prospettiva la ricerca penalisti-Eurispes è un passaggio chiave anche in funzione demistificatoria. Basti ricordare, attacca Caiazza, un tema spesso agitato per contestare l'irragionevole durata del processo penale, che chiama in causa direttamente i difensori: la ripetizione dell'istruttoria dibattimentale in caso di cambiamento del giudice.
I dati attestano che riguarda l'1% dei 13mila processi di primo grado monitorati e nel 60% dei casi di quell'1% gli avvocati evitano di chiedere la ripetizione e si "accontentano" della lettura degli atti.
Caiazza, che non ha nascosto il timore per una saldatura nel segno del giustizialismo tra Movimento 5 Stelle e sinistra post comunista, ha rilanciato i contenuti del tavolo di confronto con Anm, cristallizzato in un verbale che ne metteva a terra punti come il potenziamento dei riti alternativi, una oculata depenalizzazione, il recupero della funzione di filtro dell'udienza preliminare.
Tutti poi ampiamente elusi dal ddl che la vecchia maggioranza giallo-verde approvò "salvo intese" a fine luglio. Ma che devono rappresentare snodo ineludibile della riscrittura del testo in vista del ritorno in consiglio dei ministri. Per David Ermini, vicepresidente del Csm, il rischio di andare verso un processo a durata indefinita è assai concreto se non si calibreranno con estrema attenzione le conseguenze dell'intervento sulla prescrizione.
Il Csm lo ha detto da subito, ricorda Ermini, tanto più che non è toccata la fase delle indagini preliminari, dove si concentrala maggior parte delle prescrizioni. La necessità di velocizzare il processo non può andare a detrimento delle garanzie.
Per Ermini il taglio della durata dei giudizi penali non è valore in sé, se a venire compromesso è il diritto di difesa. Serve invece dotare di maggiori risorse gli uffici giudiziari. E il vicepresidente del Csm ha avuto parole di apprezzamento per le amministrazioni Orlando e Bonafede per l'attenzione a questo profilo.
Ermini spezza poi una lancia a favore di un maggiore riconoscimento, anche a livello costituzionale, dell'avvocatura, soprattutto in una stagione nella quale la formazione del diritto vivente è sempre più affidata alla giurisprudenza. Per Luca Poniz, presidente dell'Anm, sul processo penale serve un intervento complessivo senza logiche punitive per la magistratura, che pure ha le sue responsabilità.
E la riforma della prescrizione, avverte Poniz, none convincente nel metodo e, per certi versi, neppure nei contenuti: è stata inserita in una legge con altro oggetto e si arresta non solo davanti alla sentenza di condanna, come Anm avrebbe preferito, ma alla pronuncia di primo grado. E tuttavia Poniz non liscia il pelo dell'avvocatura perché, sottolinea, la prescrizione può essere utilizzata in maniera impropria come obiettivo di una strategia difensiva che se legittima non è meno discutibile.
Per il presidente dell'Anm serve una stagione di riforme complessive e nei confronti del legislatore bisogna essere esigenti chiamandolo a un minimo di visione del processo penale, la prescrizione può esserne solo un aspetto sia pure importante.
Poniz non elude alla fine le ripercussioni dello scandalo nomine che ha investito lo stesso Csm e tutta la magistratura sottolineando, tra gli applausi, di aspirare a una magistratura meno innamorata del potere e più della legge e del diritto.









