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di Valentina Errante

Il Messaggero, 27 dicembre 2024

L’annus horribilis per le carceri italiane e la richiesta di clemenza da parte di Papa Francesco. A fronte delle cifre diffuse dall’associazione Antigone, che raccontano come quelli trascorsi siano stati i mesi più difficili per i detenuti, nel giorno dell’apertura della Porta Santa a Rebibbia si riapre il dibattito politico. Il report è all’esame di via Arenula. Dall’inizio del 2024, secondo Ristretti Orizzonti, in Italia si sono tolte la vita 88 persone detenute. Mai si era registrato un numero così alto, che ha superato addirittura il tragico primato del 2022 che, con 84 casi, era stato fino ad ora l’anno con più suicidi in carcere di sempre. Oltre ai suicidi, evidenzia il rapporto, il 2024 è stato in generale l’anno con il maggior numero di decessi. Se ne contano 243 da inizio gennaio. Il Papa, alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha chiesto anche provvedimenti che sono l’anima di tutti i Giubilei: “Forme di amnistia o di condono della pena” per i carcerati e la remissione dei debiti per i Paesi in via di sviluppo. Un impegno che trapela dalle parole del vicepremier Antonio Tajani.

E proprio Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, chiede al governo di accogliere l’invito del Papa: “Nonostante questi numeri, nonostante anche i richiami del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’attenzione sul carcere è minima e le uniche politiche attive sono quelle che continuano a riempire spazi che ormai da tempo non ci sono più. Ci auguriamo che la politica sappia ascoltare l’appello di Papa Francesco”.

Degli 88 suicidi molti erano giovanissimi. Nel 2024 se ne contano almeno 23 di età compresa tra i 19 e i 29 anni. Tante le persone straniere, almeno 40. Ma un altro dei nodi è il sovraffollamento: al 16 dicembre 2024, i detenuti erano 62.153, a fronte di una capienza regolamentare di 51.320 posti. Di questi posti, però, 4.462 non erano disponibili, per inagibilità o manutenzioni, e dunque la capienza effettiva scende a circa 47mila posti, ed il tasso di affollamento effettivo arriva al 132,6%. E la crescita, sottolinea Antigone, è ormai insostenibile. Alla fine del 2023, i detenuti erano 60.166, circa 2.000 in meno di oggi, e da allora i posti detentivi effettivamente disponibili sono diminuiti significativamente. Nelle 87 carceri visitate dall’Osservatorio, negli ultimi 12 mesi in 28 istituti nel 32% dei casi, c’erano celle in cui non erano garantiti 3 metri quadrati calpestabili per ogni persona detenuta.

Tra i primi a commentare l’apertura della Porta Santa a Rebibbia è stato il vicepremier e leader di Fi, Antonio Tajani, che ha invitato ad affrontare il tema, proponendo anche alcune soluzioni. Un intervento che ha favorito l’apertura al dialogo da parte del Pd e una indiretta chiusura da parte dell’eurodeputato della Lega Roberto Vannacci. Anche il ministro Carlo Nordio ha avanzato una serie di risposte “operative” al gesto religioso del Papa, che non richiedono nuove leggi ma solo interventi dell’amministrazione penitenziaria, in questo momento in fase di transizione dopo le recentissime dimissioni di Giovanni Russo. Dal punto di vista “operativo” il ministro ha annunciato il miglioramento dei protocolli per portare “lo sport e il lavoro nelle carceri”, così come esperienze culturali che coinvolgano i detenuti.

Il Partito Radicale, con Maurizio Turco e Irene Testa, ha rilanciato l’amnistia, così come Riccardo Magi (+Europa). Sul tema spinge da tempo anche Forza Italia. Non a caso il gesto di Bergoglio viene seguito con grande attenzione da Antonio Tajani: “Impegna tutti noi - rimarca il ministro degli Esteri - ad affrontare il tema carceri”. Da qui, alcune ipotesi: “Intervenire sulla carcerazione preventiva, pena in comunità per i tossicodipendenti, più giudici di sorveglianza e agenti della Penitenziaria. La pena è privazione della libertà, non della dignità”, ha aggiunto. Anche Maurizio Gasparri ha proposto che i detenuti tossicodipendenti possano ottenere i domiciliari in comunità di recupero, mentre l’altro senatore “azzurro”, Raffaele De Rosa, ha definito “doveroso” intervenire secondo le indicazioni di Tajani.

Da Fdi è arrivato solo silenzio alle sollecitazioni di Tajani, mentre Roberto Vannacci è andato giù duro anche con il Papa ed ha lanciato una proposta alternativa: i detenuti devono lavorare “duramente” e “devolvere i propri emolumenti per risarcire le vittime”. Le parole di Tajani sono invece state colte dalla responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani, che si è detta pronta al dialogo chiedendo di “passare dalle parole ai fatti”. “L’opportunità concreta”, ha spiegato, arriva subito in Senato, dove a breve si voterà la norma del ddl Sicurezza sul carcere per le mamme con neonati. Alla Camera Fi, pur avendo presentato un emendamento, si era adeguata a Fdi e Lega. Ora può votare e abrogare “quella norma incivile”.