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di Luca Sablone

Il Giornale, 29 agosto 2022

L’ex magistrato, candidato con Fratelli d’Italia, traccia le priorità: “Eliminare le norme che rallentano i processi. Le pene devono essere certe e devono essere eseguite”.

Quello della giustizia sarà uno dei tanti temi principali su cui il prossimo governo dovrà intervenire. Il centrodestra sperava di muovere i primi passi già con i referendum di giugno, che però non hanno raggiunto il quorum. Si tratta di una delle urgenze non più procrastinabili. Non a caso Carlo Nordio ha deciso di candidarsi con Fratelli d’Italia, proprio per porre fine alle criticità della giustizia italiana e apportare rimedi in senso garantista e liberale.

Alcune indiscrezioni di diversi quotidiani indicano l’ex magistrato come possibile prossimo ministro della Giustizia. Lui al momento non si espone in tal senso e si limita a far notare che, oltre agli esiti elettorali, bisogna tener conto che comunque la squadra dei ministri viene nominata dal presidente della Repubblica.

Il piano di Nordio - Nordio, nel corso dell’intervista rilasciata a Libero, ha indicato le riforme che reputa più urgenti. Ovvero quelle della giustizia che hanno un impatto sull’economia, che allo stato attuale rappresenta l’emergenza più grave: “Secondo studi accurati e indipendenti, la lentezza della giustizia civile e penale ci costa circa un 2% di prodotto interno lordo”. Che fanno circa 36 miliardi di euro l’anno.

Per il candidato di FdI occorre innanzitutto procedere verso una “radicale eliminazione e semplificazione di una serie di norme sostanziali e procedurali complesse e contraddittorie, che rallentano i processi e paralizzano l’amministrazione”. E su questo fronte ha citato l’esempio emblematico del reato di abuso di ufficio. “Ha creato la cosiddetta amministrazione difensiva, per cui nessun sindaco o assessore firma più con tranquillità, o non firma affatto”, ha fatto notare.

In un’ottica di riforma Nordio sarebbe favorevole alla diminuzione delle pene, oltre che alla depenalizzazione dei reati minori. Il che sembra essere in contrasto con le tesi di Fratelli d’Italia (che invece vuole aumentare e inasprire le pene), ma in realtà alla base c’è un comune denominatore: “Le pene devono esser diminuite perché devono esser rese certe e devono essere eseguite. E per i reati più piccoli e non depenalizzabili le pene possono esser convertite, ma anch’esse devono essere eseguite”.

In tal senso ha rispolverato la filosofia della pena nel progetto della Commissione ministeriale per la riforma del codice penale da lui presieduta anni fa: “Oggi se uno imbratta i muri dei palazzi rischia sei mesi, ma anche qui il giudice gli dà la condizionale e tutto finisce lì. Io dico: quel condannato non deve andare in prigione, ma deve pulire le strade per un anno. E se non lo fa, allora scattano le manette”.

L’inappellabilità delle assoluzioni - L’ex magistrato si è espresso anche per l’inappellabilità delle assoluzioni in primo grado, un’idea rilanciata di recente da Silvio Berlusconi. Sostiene che difesa e accusa non devono essere sullo stesso piano e quindi avere identica possibilità di ricorso in appello: “La prova della colpevolezza grava sull’accusa, e deve sussistere al di là di ogni ragionevole dubbio. Se un giudice ha già dubitato al punto da assolvere, o quel magistrato è irragionevole, e va cacciato via, oppure è sbagliata la norma”.

Le droghe leggere - Nordio infine è stato interpellato sul consumo e il possesso di droghe leggere, da lui giudicate dannose al cervello e il primo passo verso l’assunzione di quelle pesanti. Dunque niente sconti, visto che la depenalizzazione verrebbe vista come un incentivo allo spaccio. Bocciata inoltre l’ipotesi della liberalizzazione: “Comporterebbe l’arrivo in Italia di tutti i tossicodipendenti che vivono in Paesi dove la droga è illegale”.