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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 4 novembre 2026

Diecimila e settantotto. Tante sono, al 30 settembre 2026, le persone che scontano una pena sostitutiva sotto la vigilanza degli Uffici di esecuzione penale esterna (Uepe). Lo certifica l’ultima elaborazione del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità. Alla fine del 2022, appena varata la nuova legge Cartabia, erano zero. Il numero cresce, ma sempre più lentamente. Intanto calano misure alternative e messa alla prova, gli uffici lavorano sotto organico e i liberi sospesi, che quelle pene dovevano ridurre alla radice, nelle tabelle del ministero non compaiono affatto.

Il decreto legislativo 150 del 2022, in vigore dal 30 dicembre di quell’anno, ha introdotto l’articolo 20-bis del codice penale. Il giudice che condanna può sostituire subito la pena detentiva breve, senza passare dal tribunale di sorveglianza: semilibertà o detenzione domiciliare sostitutive fino a quattro anni, lavoro di pubblica utilità sostitutivo fino a tre, pena pecuniaria fino a uno. All’Uepe spettano il programma di trattamento prima della sentenza e il controllo dopo.

Le serie storiche del ministero raccontano la nascita. Le pene sostitutive in esecuzione erano 1.816 alla fine del 2023, 5.200 alla fine del 2024, 8.340 alla fine del 2025. I nuovi incarichi sono passati da 2.204 nel 2023 a 5.349 nel 2024 e a 7.043 nel 2025. Nei primi nove mesi del 2026 se ne contano 5.976, cioè 664 al mese contro i 587 dell’anno prima. Più 13 per cento, dopo il più 143 e il più 32. A frenare non è la riforma, è la velocità con cui si allarga. A monte, i programmi di trattamento in istruttoria sono 1.164, con 3.050 richieste arrivate da gennaio contro le 3.300 dell’intero 2025.

Il lavoro di pubblica utilità sostitutivo fa quasi tutto: 7.857 persone, il 78 per cento. La detenzione domiciliare sostitutiva ne conta 2.165. La semilibertà sostitutiva 56, in tutta Italia. Prevista dalla legge, quasi mai usata. La pena pecuniaria non passa dagli Uepe e resta fuori dalle tabelle, sicché il quadro reale delle sostituzioni è più ampio di quanto il documento consenta di misurare. Del vecchio sistema della legge 689 del 1981 sopravvive una sola libertà controllata.

Le revoche restano basse: 171 sugli incarichi del 2023 e 371 su quelli del 2024, sotto l’otto per cento, quasi sempre per andamento negativo del programma. Chi ottiene la pena sostitutiva, nella grande maggioranza dei casi, la porta a termine. Il peso, però, va misurato rispetto al totale. Delle 99.114 persone seguite per misure, le pene sostitutive valgono il 10,2 per cento. L’affidamento in prova da solo ne conta 33.145, la messa alla prova 25.103.

Intanto il resto del sistema arretra. Dopo la crescita del triennio precedente, quando le misure alternative passarono da 31.310 a fine 2021 a 46.366 a fine 2024, il movimento si è fermato. Oggi sono 47.898, il 2 per cento in meno rispetto a fine 2025, e i nuovi affidamenti in prova calano del 10 per cento su base mensile. Le indagini per misure alternative che il tribunale di sorveglianza chiede per decidere scendono del 5 per cento. Meno istruttorie, meno decisioni. La messa alla prova perde il 4,4 per cento, mentre le indagini che ne precedono l’ammissione restano stabili, 2.879 al mese contro 2.842. Le richieste arrivano come prima, le prove che partono sono meno, e il documento non spiega lo scarto. Si contrae anche il lavoro di pubblica utilità per violazioni del codice della strada, da 9.432 a fine 2023 a 6.798. Cresce invece la sospensione condizionale subordinata ai percorsi di recupero per i reati da Codice rosso, che in base alla legge 168 del 2023 l’Uepe deve verificare: da 239 casi a fine 2023 a 3.516, più 39 per cento nei soli ultimi nove mesi. Sui costi dei percorsi, posti a carico del condannato, pende una questione davanti alla Consulta, l’ordinanza 136 del 2026.

Il limbo che le tabelle non contano - Chi cerca i liberi sospesi nel documento non li trova. Sono i condannati in via definitiva a pene entro i quattro anni ai quali il pubblico ministero sospende l’ordine di carcerazione, come prevede l’articolo 656, comma 5, del codice di procedura penale, in attesa che il tribunale di sorveglianza decida sulla misura alternativa. Restano fuori, con una condanna sospesa sulla testa, spesso per anni. Gli Uepe li incontrano solo quando arriva la richiesta di indagine o quando la misura viene concessa. Prima, statisticamente, non esistono.

L’ultimo numero ufficiale risale al 13 dicembre 2022: 90.120 procedimenti, comunicati dal ministero in risposta all’interrogazione 4-00072 del deputato di Italia Viva Roberto Giachetti. La proposta di legge del deputato di +Europa Riccardo Magi richiama dati ministeriali secondo cui superano ancora le novantamila unità. Firmata anche da Serracchiani del Pd, Giachetti e Benzoni di Azione, è stata depositata il 23 febbraio scorso. A maggio la Corte costituzionale, con la sentenza 68 del 2026, ha rinnovato l’invito al legislatore ad “arginare l’allarmante fenomeno della dilatazione della platea dei liberi sospesi”. Eppure, il ministro Carlo Nordio, rispondendo nel marzo 2024 a un’interrogazione del deputato di Fratelli d’Italia Andrea Pellicini, indicava il loro ridimensionamento tra gli effetti attesi delle nuove pene. Diecimila pene sostitutive contro oltre novantamila esecuzioni ferme: la deflazione non si vede.

Restano comunque tracce indirette del limbo. Dei 33.145 affidati in prova, 22.611 sono arrivati alla misura dalla libertà, il 68 per cento. Dei 27.276 nuovi incarichi per misure alternative del 2026, 15.397 riguardano persone libere al momento della concessione. Si tratta, in larga parte, di persone uscite dall’attesa. Se calano le indagini per le misure alternative, quelle uscite rallentano.

Tutto questo ricade su uffici che seguono 140.107 persone e ne hanno viste transitare 223.399 in nove mesi. Roma ne conta 7.996, Milano 7.317, Napoli 6.538, Palermo 5.802. L’ultimo dato ufficiale sul personale lo ha fornito la Prima presidente della Cassazione Margherita Cassano nella relazione per l’anno giudiziario 2024: 1.091 funzionari di servizio sociale in servizio su 1.603 previsti, quasi un posto su tre scoperto. All’inizio del 2022, secondo Gian Luigi Gatta sul Sole 24 Ore, erano 1.112 su 1.211, con 62 persone in misura ciascuno. Rapportati ai soli assistenti sociali del 2024, i numeri di settembre danno 128 persone in carico a testa e 91 in misura, quasi trenta in più di allora. Nel 2025 sono entrati negli uffici i funzionari pedagogici, fino a 354 posti autorizzati, ai quali una circolare consente di assegnare parte dei casi. Anche contando loro, il rapporto resta intorno alle cento persone a testa. Pene sostitutive, programmi in istruttoria e sospensioni da Codice rosso sommano quasi quindicimila fascicoli che prima del 2022 non esistevano. E il lavoro di pubblica utilità richiede un ente che accolga il condannato, da trovare e da controllare: la convenzione nazionale con la Croce Rossa, segnala il ministero nella relazione al Parlamento sul 2025, è ancora in attesa di firma. A luglio la Fp Cgil denunciava carichi ancora troppo elevati. Fabio Fiorentin, magistrato di sorveglianza a Venezia, ha avvertito che se i procedimenti dei liberi sospesi venissero decisi in fretta né i tribunali né gli Uepe potrebbero assorbire i nuovi percorsi.

Le pene sostitutive hanno preso vita, si revocano poco e funzionano. Restano però un decimo del sistema, rallentano, e il serbatoio che dovevano svuotare non compare in nessuna statistica pubblicata. Novantamila persone: l’ultima cifra ufficiale resa nota, ha quasi quattro anni.