di Simona Ciaramitaro
collettiva.it, 1 ottobre 2024
L’organizzazione internazionale chiede di riconsiderare gran parte delle norme liberticide del governo: “Minano i principi fondamentali dello Stato di diritto”. Il disegno di legge sicurezza sarà approvato a breve dal Senato in via definitiva nonostante le manifestazioni contro un testo ritenuto liberticida dalle organizzazioni umanitarie e da parte dell’opposizione parlamentare. A dare un giudizio negativo del provvedimento anche l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) attraverso il parere del suo Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (Odihr).
“La maggior parte delle norme potrebbero minare i principi fondamentali del diritto penale e dello stato di diritto - scrive l’Osce in un documento - Diverse criticità che potrebbero ostacolare l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali, tra cui il divieto di maltrattamento e i diritti di sicurezza e libertà della persona, le libertà di riunione pacifica, di espressione e di movimento, nonché i diritti a un processo equo e al rispetto della vita privata e familiare, tra gli altri”.
Pene sproporzionate - Secondo l’Ufficio dell’Osce “alcuni dei nuovi reati proposti sono formulati in termini generici e vaghi” e non sono specificati gli aspetti costitutivi, lasciando spazio a “potenziali interpretazioni e applicazioni arbitrarie”. Manca poi il rispetto della proporzionalità delle pene “con il rischio di scoraggiare l’esercizio dei diritti umani” e anche il modo in cui viene trattata la resistenza passiva dei detenuti “può essere considerato sproporzionato, soprattutto se utilizzato come mezzo per punire l’espressione pacifica del dissenso”.
I principali rilievi riguardano la criminalizzazione della resistenza passiva e le misure inerenti le condizioni di detenzione e la tutela dei diritti delle donne e dei minori in carcere. L’Odihr procede quindi con un’analisi del testo del ddl sicurezza e poi con una serie di richieste, che coincidono con quelle di coloro che nel nostro Paese stanno protestando contro queste norme. Tra queste richieste vi è l’intera riconsiderazione dell’introduzione del nuovo reato di occupazione abusiva di proprietà e della procedura che porterebbe agli sgomberi, o almeno “circoscriverli in modo più rigoroso”. Lo stesso vale la portata temporale dei poteri del commissario di polizia. Anche sul fronte delle cosiddette misure anti-Ghandi, vale a dire “l’inasprimento delle sanzioni e la criminalizzazione di comportamenti di natura pacifica che arrecano disturbo o intralcio alla circolazione stradale”, sono chieste modifiche e la garanzia che “non sia prevista la pena della reclusione”.
I diritti di donne e migranti in carcere - Se passiamo ai capitoli che riguardano le persone detenute, l’Osce sostiene che governo e Parlamento italiani devono “riconsiderare completamente la cancellazione del rinvio obbligatorio dell’esecuzione della pena detentiva per le donne incinte o con figli di età inferiore a un anno”. Deve inoltre essere preso in considerazione “l’interesse prevalente del bambino, le condizioni di salute della donna e i rischi alla salute” stessa legati alla capacità dell’istituto carcerario di sottoporla alle cure necessarie. Esorta quindi all’utilizzo di pene alternative alla detenzione come stabilito dalle Regole di Bangkok delle Nazioni unite.
L’Ocse sostiene poi che i detenuti stranieri sono maggiormente vulnerabili rispetto alle nuove norme del ddl sicurezza, soprattutto perché molto frequentemente la scarsa o inesistente comprensione della lingua ostacola la comprensione dei loro diritti impedendo quindi un trattamento equo.
Sempre in materia di immigrazione, l’opinione espressa dall’organizzazione è molto chiara: “La guardia di finanza e le altre autorità statali, nell’esercizio delle proprie funzioni, devono rispettare norme e salvaguardie internazionali”, perché il rischio è quello di “impattare ulteriormente e indebitamente sul lavoro delle organizzazioni umanitarie che conducono operazioni di ricerca e soccorso di migranti in mare”. Sicuramente anche all’Ocse sapranno che proprio l’indebolimento delle ong che operano nel Mediterraneo è uno degli scopi perseguiti dal governo anche con questo disegno di legge.











