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di Fausto Mosca

Il Dubbio, 28 marzo 2022

Sono 23 i cronisti uccisi nel 2022. E non solo in Ucraina, dove le vittime sono già 6 in pochi giorni, ma in tutto il mondo chi cerca di informare rischia la vita. Sono già ventitré i giornalisti uccisi nel mondo da inizio anno.

Un numero impressionante e destinato aumentare probabilmente mentre leggete questo articolo. In meno di un mese, nella sola Ucraina devastata dalle bombe sono già sei - tra giornalisti, fotoreporter e operatori - i martiri dell’informazione. A spegnersi, come vittime collaterali del conflitto e deliberatamente bersagliati, non “solo” donne e uomini al servizio dell’opinione pubblica ma gli unici occhi indipendenti sul campo, le uniche testimonianze delle reciproche atrocità belligeranti libere dalla propaganda.

E Kiev non è il luogo in cui si muore con più frequenza. Secondo il “Barometro” di Reporter senza frontiere, aggiornato in tempo reale, nel solo 2022 sono già sette i giornalisti uccisi in Messico, che vanno ad aggiungersi agli assassini in Myanmar, Brasile, India, Siria, Iran, Haiti, Ciad Yemen. Senza contare i 362 operatori dell’informazione imprigionati in questo momento il tutto il mondo: 57 in Myanmar e 26 in Arabia Saudita (la monarchia assoluta ritenuta responsabile del brutale assassinio di Jamal Ahmad Khashoggi).

Ucraina - L’ultima a perdere la vita nel conflitto in corso in Ucraina, il 23 marzo, è Oksana Baulina, giornalista russa del sito indipendente The Insider. Dal primo giorno della guerra Baulina aveva già firmato reportage da Kiev e Leopoli. E quando un razzo l’ha colpita nel distretto di Podolsk, a Kiev, stava documentando la distruzione provocata dal lancio di razzi in un centro commerciale. Il 14 marzo rimangono uccisi sotto le bombe il fotoreporter irlandese di Fox News Pierre Zakrzewski, e la giornalista ucraina Alexandra Kuvshynova. Il giorno prima, il 13 marzo, il giornalista e documentarista statunitense Brent Renaud viene crivellato con colpi d’arma da fuoco provenienti dall’esercito russo mentre a Irpin filma la disperazione dei profughi in fuga dalla città. L’11 marzo, è toccato a Viktor Dedov, operatore dell’emittente ucraina Sigma-TV finire sotto le macerie del suo appartamento a Mariupol, la città più colpita dai bombardamenti russi. E durante l’attacco missilistico alla torre della Tv di Kiev, il primo marzo, a morire è il cameraman di Live Tv Yevheniy Sakun.

Ma la guerra in Ucraina non ha di certo iniziato a mietere morte il 24 febbraio, il giorno dell’invasione russa. È da almeno otto anni - dalle proteste filo europeiste che portarono alla cacciata del presidente filo russo Viktor Yanukovich e alla conseguente annessione della Crimea da parte di Putin - che il conflitto tra Kiev e Mosca va avanti nel quasi disinteresse dei media e dell’opinione pubblica occidentale. Una guerra sanguinosa che solo pochi giornalisti non hanno mai smesso di mostrare. Come Andrea Rocchelli, giovane fotoreporter freelance originario di Pavia, ucciso vicino a Sloviansk, nell’Ucraina Orientale, mentre documenta le condizioni dei civili intrappolati in Donbass, insieme a Andrej Mironov, giornalista e attivista politico russo, entrambi colpiti da una scarica di colpi di mortaio durante gli scontri fra Guardia nazionale ucraina da una parte e indipendentisti filorussi. L’unico imputato per l’omicidio, Vitaly Markiv, sergente italo-ucraino della Guardia nazionale, dopo una condanna di 24 anni in primo grado, è stato assolto in Appello.

Gli italiani - Escludendo le vittime della criminalità organizzata, sono decine i giornalisti italiani uccisi in guerra dagli anni Ottanta. Almerigo Grilz (34 anni) muore in Monzambico nel 1987 colpito da un proiettile alla testa mentre sta filmando un attacco dei guerriglieri della Renamo contro postazioni governative. Il 28 gennaio del 1984 a Mostar, in Bosnia, tre inviati della Rai di Trieste Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo vengono colpiti da una granata croato-bosniaca mentre tentano di riprendere un bambino che giocava in strada nonostante il bombardamento. E sempre nel 1994, il 20 marzo, vengono uccisi in Somalia, a Mogadiscio, la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e l’operatore triestino Miran Hrovatin.

L’anno dopo, nella stessa città, viene ammazzato l’operatore del Tg2 Marcello Palmisano. E poi Antonio Russo di Radio Radicale ucciso a Tiblisi il 16 ottobre 2000; Maria Grazia Cutuli, Corriere della Sera, perde la vita in Afghanistan il 19 novembre 2001; Raffaele Ciriello, Corriere della Sera, ucciso il 13 marzo del 2002 da una raffica di proiettili israeliani a Ramallah; Enzo Baldoni, Iraq, 26 agosto 2004; Fabio Polenghi, Bangkok, 19 maggio 2010; Vittorio Arrigoni, Gaza, 15 aprile 2011; Simone Camilli, Striscia di Gaza 13 agosto 2014.