di Chiara Cacciani
huffingtonpost.it, 7 novembre 2025
I primi effetti della centralizzazione voluta dalla Giustizia per il via libera a tutte le iniziative culturali negli istituti penitenziari. Boscoletto (cooperativa Giotto): “Faccio davvero fatica a capirne il senso”. Un incontro di promozione alla lettura rivolto a detenuti maghrebini annullato all’ultimo minuto a Padova: era stato programmato da mesi, erano state coinvolte le istituzioni e il Consolato e già pagati i biglietti ferroviari per le due scrittrici di origine tunisina e invece niente. E poi un evento della Camera penale saltato a Torino, mentre viene sospeso (momentaneamente? Chissà) a Parma il progetto che da alcuni anni portava classi di un liceo classico oltre le sbarre, a confrontarsi insieme alle persone ristrette sul tema fondamentale della giustizia riparativa. Non solo: sarà quasi impossibile mantenere in tutti e 40 gli istituti penitenziari coinvolti l’appuntamento del prossimo 15 novembre con la Colletta Alimentare, il momento che da 15 anni permetteva alle persone detenute di contribuire alla spesa solidale attiva nel resto d’Italia.
Inizia a mostrare i suoi effetti concreti l’ormai famigerata circolare ministeriale del 21 ottobre 2025 che sposta a Roma, alla Direzione generale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap), le pratiche di autorizzazione per eventi educativi, culturali e ricreativi nelle carceri che hanno (anche) reparti di Alta Sicurezza. E questo tra incredulità e paradossi. Un esempio? Nella già citata casa circondariale di Padova, sono meno di 20 - e ultrasettantenni - i detenuti in Alta Sicurezza. Ma trattandosi dello stesso istituto penitenziario, il provvedimento andrà a colpire anche chi è ospitato nella Media Sicurezza: oltre 630 persone, la stragrandissima maggioranza.
“Quale sarebbe la pericolosità della Colletta alimentare?” si chiede Nicola Boscoletto, fondatore 35 anni fa della cooperativa sociale Giotto, che ha portato nella casa circondariale di Padova numerosissimi progetti di successo sul fronte dell’inserimento lavorativo di detenuti e ex detenuti. “Di fronte ai nostri appelli, ci è stata promessa per oggi la circolare da Roma che sblocca l’iniziativa. Ma i tempi sono ormai strettissimi - spiega - mancano i passaggi al Provveditorato regionale e alle direzioni coinvolte e a quel punto ci sono i tempi della spesa: normalmente ci vogliono due settimane prima che le persone ristrette possano ricevere ciò che mettono nella lista. Spero che qualcuno riesca a aderire, ma il 15 novembre è davvero dietro l’angolo”.
Lo ammette, Boscoletto: “Faccio fatica a commentare le circolari degli ultimi mesi che riguardano le attività trattamentali. Faccio fatica a capirle e a capirne il senso”. A provocare più amarezza è, dice, “il concentrarsi sulle poche cose che funzionano e che aiutano a rendere un po’ più umani il carcere e la vita delle persone detenute, ossia quelle svolte per la quasi totalità dal Terzo Settore, dalle Università e dalle scuole. Non credo sia la scelta giusta, soprattutto perché ancora una volta è qualcosa di calato dall’alto senza alcun approfondimento e confronto”.











