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di Paola D’Amico

Corriere della Sera, 16 aprile 2023

I progetti delle Csv in Lombardia, nel Veneto e in Abruzzo in collaborazione con le varie associazioni che riuniscono i familiari delle vittime. “Portiamo i ragazzi dall’altra parte della barricata”.

La tragedia a Terni, il 13 luglio 2009. Riccardo poco più che sedicenne esce di casa in motorino per andare agli allenamenti di calcetto. Pochi metri e viene travolto da un’auto. Muore sul colpo. Alla guida un uomo che la patente non l’ha mai posseduta, positivo all’alcol test, recidivo. Accanto a lui in auto, c’è il figlio adolescente. Marcello Fiaschini, papà di Riccardo, è oggi presidente della sezione locale dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada (www.vittimestrada.org). Dedica ogni minuto del suo tempo libero alle attività di prevenzione, anche se questo vuol dire “ricordare” a ogni incontro. “Ed è - dice - molto doloroso, perché quando muore un figlio, il dolore non passa mai”.

Ogni anno trascina una marea di ragazze e ragazzi in tornei sportivi: il memorial “In gioco per la vita”, intitolato a Riccardo. Un impegno a tutto campo, anche con l’Uepe (Ufficio esecuzione pena esterna) dove incontra chi le regole della strada le ha trasgredite. Dall’Abruzzo alla Lombardia, dove è attiva “Ragazzi on the road” (www.ragazziontheroad.it), associazione nata 15 anni fa nei comuni di Nembro e Alzano (Bergamo) e oggi presente in cinque province, che sta rivoluzionando il modo di educare alla strada e alla legalità. L’idea è nata dall’amicizia di Alessandro Invernici, 40 anni, con un agente di polizia incontrato sul luogo dell’ennesimo grave incidente stradale in Valseriana: “Ero un giovane cronista e pensammo di portare i ragazzi dall’altra parte della barricata, nelle centrali operative, sulle ambulanze, nelle shock room degli ospedali, con le squadre di vigili del fuoco, polizia locale, carabinieri, polizia. Al tempo a Bergamo c’era il prefetto Camillo Andreana che sposò l’idea”. Mille giovanissimi sono già stati protagonisti di questo potente scambio di ruoli con presa diretta della realtà. Sono ragazzi che educano se stessi e poi altri ragazzi. Un’esperienza coinvolgente e “senza filtri” che può anche essere inquadrata come alternanza scuola-lavoro/Pcto, tirocinio o volontariato.

A Vicenza giovanissimi sopravvissuti a incidenti stradali, di cui portano però segni pesanti, incontrano altri giovani in un’ora intensa di spettacolo cui partecipano anche detenuti ergastolani del carcere di Rebibbia. Il tutto, con il supporto di psicoterapeuti mediatori. “Facciamo prevenzione portando ai giovani un pezzo di vita vissuta.

Ma nello stesso tempo - spiega la presidente Edda Sgarabottolo, 65 anni, logopedista - diamo un messaggio ai ragazzi usciti dal coma che seguiamo nel percorso di riabilitazione con l’associazione Brain: possono vincere la paura e rimettersi in gioco. Infine, i detenuti ci dimostrano che nella vita si può sbagliare ma tutti abbiamo una seconda possibilità”. Sgarabottolo ha fondato “Brain onlus” (riabilitazionetraumacranico.it) nel 1993. “Come logopedista in ospedale mi occupavo dei ragazzi vittime di incidenti nel post coma. E ho deciso di far nascere l’associazione per seguirli una volta tornati a casa. Venivano lasciati soli, ma la riabilitazione può essere molto lunga. Il mio messaggio per loro è sempre stato: si può volare anche con un’ala sola, purché qualcuno ti insegni a farlo”.

In campo anche Acat Bassano (www.acatbassano.it) contro tutte le dipendenze, che sul tema alcol-guida organizza serate evento analcoliche. “Quando si fa prevenzione - dice Mario Palano, presidente del Csv di Vicenza (www.csv-vicenza.org) - bisogna fare i conti con l’immaginario che i giovani hanno del viaggiare in auto o dell’uso di alcol e sostanze: la velocità, l’ebbrezza, fondamentalmente l’incoscienza. L’impegno del mondo del volontariato è essenziale per renderli consapevoli e riportarli alla realtà”.