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di Ilaria Dioguardi

vita.it, 3 novembre 2026

A distanza di due settimane dagli scontri di Milano, con il conseguente decreto Sicurezza e le proposte del ministro della Giustizia Carlo Nordio di usare per i minori sezioni dei penitenziari per adulti e costruire nuovi istituti per under 18, continua a essere caldo il dibattito intorno al tema della giustizia minorile. Luigi Pagano, garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Milano: “Se l’unica via percorribile rimane la repressione, il rischio è di creare per le persone una strada senza ritorno”. Bisogna stanziare “i pochi fondi che abbiamo per ampliare la capienza delle carceri giovanili” ed “eventualmente per trovare degli accordi in modo che dei settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori”.

Sono state queste le parole del ministro Carlo Nordio, dopo gli scontri di Milano del 17 e 18 ottobre scorsi e del conseguente Decreto sicurezza, l’ottavo dall’inizio della legislatura. “È difficile costruire nuovi istituti, bisogna trovare lo spazio, forse qualcuno lo si sta già costruendo e in futuro si adotterà. Per quanto riguarda il fatto di portare dei minori all’interno delle carceri per maggiorenni comporta un problema pratico, in quanto già non si trova spazio per gli adulti. E poi non mi sembra una buona idea: non è positivo far stare nello stesso carcere adulti e minori, anche se potrebbe essere soltanto una promiscuità di alloggio, di struttura”. Commenta così le proposte del Guardasigilli Luigi Pagano, garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Milano.

“Il Decreto sicurezza non compete solo al ministro della Giustizia”

“Mi sarei augurato che a fare il Decreto sicurezza, insieme al ministro della Giustizia, contribuissero anche altri ministri, quali il ministro dell’Istruzione e delle Politiche sociali, in modo da non occuparsi soltanto dell’aspetto repressivo. Questo bisognerebbe farlo non soltanto per quanto riguarda i minori, ma anche per gli adulti. Non credo che focalizzarsi sempre solo sulla repressione sia la soluzione migliore”, prosegue Pagano. “Se la questione sociale si è aggravata, se un problema esiste, secondo me lo si deve affrontare da diverse prospettive. Se l’unica strada percorribile rimane la repressione non credo che possa servire più di tanto, il rischio è di creare una strada senza ritorno, di marchiare delle persone e poi non avere più la possibilità di poter ritornare sui propri passi”.

Puntare sull’educazione

Ritornando ai fatti di Milano del 17 e 18 ottobre, Pagano sottolinea: “Nel momento in cui c’è una situazione di violenza, bisogna intervenire su quella, non c’è discussione. Poi, se bisogna pensare a una norma che possa riguardare l’ambito anche sociale, è chiaro che occorre ragionare su un discorso di educazione in generale e vedere che tipo di valori mettere in campo. Questo, ribadisco, riguarda i minori ma anche gli adulti”, continua il garante. “Non si può parlare soltanto di aumento delle fattispecie penali e delle pene, con il conseguente aumento del numero dei detenuti. L’affollamento esiste anche nelle carceri minorili, tant’è vero che quando ci sono stati gli arresti di due ragazzi per i recenti fatti di Milano, non c’era posto al Beccaria e sono stati portati al Centro di prima accoglienza - Cpa di Genova, poi sono stati riportati dal Giudice per le indagini preliminari”. E riflette: “A volte non abbiamo nemmeno la possibilità di poter alloggiare le persone a cui sottraiamo la libertà. E non ci dimentichiamo che, tra le persone in carcere, ci sono anche dei presunti non colpevoli”.

L’aumento delle persone detenute riduce gli spazi di socializzazione

“Non si possono continuare a creare nuovi reparti in istituti già presenti, così facendo l’aumento del numero delle persone prosegue (il rischio c’è anche per i minori) e nel contempo si riducono gli spazi di socializzazione e di trattamento”, prosegue il garante. “Se sul campo sportivo creo un nuovo reparto e faccio entrare altre 100 persone, diventa una situazione ancora peggiore rispetto alla precedente”. Negli scontri di Milano del 17 e 18 ottobre, 271 persone sono state portate in questura, di queste 220 sono minori. Gli arrestati sono 11 maggiorenni e 34 minorenni. “Se un ragazzino di 13-14 anni partecipa alle manifestazioni, non possiamo dire che sia un delinquente incallito, c’è sicuramente una problematica sociale che bisogna affrontare. E non lo si può fare, ripeto, soltanto dal punto di vista della repressione, può essere uno dei punti di vista, ma ci deve essere anche un discorso a monte che inizia dalle scuole, dalle famiglie, che riguarda i bisogni di questi ragazzi, i loro diritti in qualche maniera negati. È un discorso complessivo, ridurre tutto monopolizzando l’attenzione sul problema della sicurezza, da risolvere attraverso la minaccia del carcere, mi sembra che sia molto riduttivo. E siamo già all’ottavo decreto: anche nella pratica non sembra funzionare più di tanto, vista la situazione”.

Pagano sottolinea: “Non amo molto le carceri. Io personalmente le ridurrei al minimo indispensabile. Quando sono necessarie applichiamo la legge, che tutto sommato non è una cattiva legge e che presuppone un progetto pedagogico, soprattutto per i ragazzi. Ai giovani, nonostante la detenzione, bisogna dare l’idea di libertà. Lo so, sembra una contraddizione in termini, ma è fondamentale. Bisogna parlare con loro di “inciampo”, non di destino, e bisogna lavorare anche col fuori. Negli istituti penali per minorenni le attività devono essere appetibili per i ragazzi”.

L’istituto per minorenni Beccaria

Alla fine del 2022, negli istituti penali per minorenni-Ipm erano detenute 381 persone, a settembre 2026 erano 557 (dati ministero della Giustizia). Al 30 settembre 2026, all’istituto per minorenni Cesare Beccaria di Milano erano presenti 56 persone detenute, a fronte di 57 posti disponibili (dati del ministero della Giustizia). “Il fatto che sia stata nominata una persona fissa a dirigere l’ipm di Milano è un grosso passo in avanti, dallo scorso aprile c’è una direttrice molto motivata”.

Eleonora Daniele è la nuova direttrice, dopo un periodo di reggenza affidato a Maria Teresa Mazzotta, in seguito alla rimozione del direttore Claudio Ferrari, sopraggiunto dopo una ventina di anni di avvicendamenti di figure ad interim o facenti funzioni con altri incarichi. “Mi sembra che la situazione, anche da un punto di vista delle tensioni, sia migliorata. Poi ci sono dei problemi strutturali, ad esempio il campo sportivo da rifare, ma ci sono già delle proposte. Mi sembra che stiamo andando verso una strada finalmente migliore, più stabile”.

“Quando sono andato la prima volta al Beccaria ho visto che mancava un progetto complessivo, strutturato, le attività erano slegate, erano fatte tanto per fare. Gli istituti penali, soprattutto per minori, hanno bisogno di un progetto strutturato. E mancava anche un minimo di entusiasmo. Credo che l’entusiasmo sia un elemento necessario anche nelle carceri. C’è bisogno di lavorare con un collegamento tra istruzione, scuola, volontariato ed altro”, prosegue Pagano. “Per quanto sia possibile, vorrei che si rendesse vivo il mondo del carcere, anche con l’impiego del volontariato esterno. Deve esserci qualche cosa di pulsante in senso positivo in termini di proposte e di obiettivi”.