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tusciaweb.eu, 7 dicembre 2024

Accolto il ricorso contro il diniego del tribunale di sorveglianza di un detenuto che sta scontando 27 anni e mezzo per omicidio. Condannato a 27 anni e mezzo di carcere per omicidio, un 57enne detenuto nel carcere di Mammagialla si è visto negare dal magistrato di sorveglianza di Viterbo, e poi dal tribunale di sorveglianza di Roma lo scorso 29 febbraio, un permesso premio per non avere mai confessato il delitto. Per la cassazione: “Non si può pretendere la confessione, il condannato ha diritto di negare”.

“Il ricorso merita accoglimento”, si legge nelle motivazioni degli ermellini, secondo cui il giudice, ai fini della concessione dei permessi premio, deve accertare la sussistenza di tre requisiti, ovvero “la regolare condotta del detenuto, l’assenza di pericolosità sociale, la funzionalità del permesso premio alla coltivazione di interessi affettivi, culturali e di lavoro”. Ma soprattutto viene ricordato che “ai fini della concessione del permesso premio, come per ogni altra misura alternativa alla detenzione, non può mai pretendersi la confessione del condannato, il quale ha il diritto di non ammettere le proprie responsabilità, pur dovendosi attivare per prendere parte in modo attivo all’opera di rieducazione”.

“Nel caso in esame - viene spiegato - l’indagine condotta dal tribunale di sorveglianza si è arrestata all’atteggiamento negazionista del ricorrente, peraltro solo parziale avendo il condannato ammesso, come si legge nel provvedimento impugnato, una partecipazione, sia pure limitata, alla vicenda giudiziaria conclusa con la sua condanna, negando di essere l’autore materiale del delitto e riconoscendo di essere colpevole soltanto ‘per avere incassato gli assegni’“.