sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giovanni Bianconi

Corriere della Sera, 3 giugno 2022

L’obiettivo del referendum sulla valutazione dei magistrati (scheda grigia) è di realizzare una piena partecipazione, estendendola al diritto di voto, dei membri “laici” del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari. Si chiede dunque di abrogare le norme che limitano il ruolo di avvocati e docenti universitari, inseriti negli organismi locali che esprimono pareri sulla professionalità di giudici e pubblici ministeri, equiparandoli ai componenti togati.

Di norma ogni quattro anni i magistrati sono sottoposti a un giudizio sulla loro idoneità a proseguire e progredire nella carriera da parte del Consiglio superiore della magistratura, che a sua volta si avvale dei pareri espressi dal Direttivo della Cassazione per i magistrati di legittimità e dai Consigli giudiziari per chi si occupa del merito dei procedimenti, dalle indagini preliminari fino ai processi d’appello. Ma mentre nel Csm i consiglieri “laici”, pur essendo in minoranza, hanno lo stesso peso dei togati, negli altri due organismi il loro contributo è confinato a questioni organizzative, alla vigilanza sul funzionamento degli uffici giudiziari e altri profili minori.

Già la riforma patrocinata dall’ex ministro della Giustizia grillino Alfonso Bonafede prevedeva “la facoltà per i componenti avvocati e professori universitari di assistere alle discussioni e deliberazioni” sulle valutazioni di professionalità dei magistrati; un “diritto di tribuna” che la proposta dalla Guardasigilli Marta Cartabia attualmente al vaglio del Senato (già approvata della Camera) ha esteso al diritto di voto per un rappresentante degli avvocati previa segnalazione del Consiglio dell’ordine sui magistrati sotto esame. “Non si tratta di dare le pagelle - ha spiegato la ministra - ma di offrire elementi di riflessione aggiuntivi, provenienti da chi osserva l’operare del giudice da un diverso punto di vista. Magistrati e avvocati potranno collaborare più intensamente nei consigli giudiziari, come del resto già avviene nel Csm”.

Il referendum esclude il passaggio intermedio del Consiglio dell’Ordine, introducendo il voto ai “laici” senza filtri; inoltre la riforma in discussione è una legge delega, per cui spetterebbe al governo decidere le modalità di partecipazione degli avvocati alla valutazione dei giudici, mentre la vittoria dei Sì la renderebbe automatica e diretta.

Per promotori e sostenitori del quesito è un modo per rompere il guscio autoreferenziale in cui la casta togata si amministra e puntualmente si autopromuove e autoassolve: attualmente le “pagelle” sono positive nel 99 per cento dei casi.

I fautori del No, prime fra tutti le stesse toghe, sostengono invece che il coinvolgimento delle controparti processuali rischierebbe di inquinare i giudizi, facendo pesare rapporti e interessi personali: un difensore potrebbe esprimere valutazioni viziate da ostilità o compiacenze legate a processi svolti con quel magistrato, così come le decisioni del magistrato potrebbero essere influenzate dal desiderio di favorire un difensore che sarà chiamato a giudicarlo o, al contrario, di vendicarsi per un giudizio negativo già espresso.