di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 aprile 2026
Quattro libri e un cd. Roba da scaffale di libreria: un romanzo horror della Jackson, un saggio divulgativo sulla fisica quantistica, un libro di storia sull’antichità tardoromana, qualche storia di fantasmi. Non esattamente materiale eversivo. Eppure per Alfredo Cospito, anarchico detenuto nel carcere di Sassari in regime di 41 bis dal maggio 2022, anche questi oggetti sono diventati il centro di una battaglia legale che finirà davanti alla Corte di Cassazione. Il Tribunale di Sorveglianza di Sassari aveva detto sì.
Con un’ordinanza del 30 marzo scorso, i giudici avevano autorizzato Cospito ad acquistare “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson, “Ghost Story” di Peter Straub, “Dio gioca a dadi con il mondo” di Giuseppe Mussardo e “Gli altri figli di Dio” di Catherine Nixey. Più un cd: “Who Let the Dogs Out” delle Lambrini Girls. La direzione del carcere non aveva dato esecuzione al provvedimento. E il 14 aprile scorso, l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Cagliari ha depositato ricorso in Cassazione, a nome della Casa Circondariale di Sassari, del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e del Ministero della Giustizia, chiedendo l’annullamento di quella decisione.
Il ricorso che vale la pena leggere - Il ricorso, firmato dall’avvocato dello Stato Giandomenico Tenaglia, rivela molto su come lo Stato intende il 41 bis nel caso di Cospito. Il primo argomento è giurisprudenziale: la Cassazione si sarebbe già pronunciata su casi analoghi, con una lista di oltre quindici sentenze tra il 2021 e il 2024. Secondo quella giurisprudenza, l’Amministrazione penitenziaria avrebbe un potere disciplinare generale sull’uso di supporti come i cd, e le singole direzioni non sarebbero nemmeno tenute a motivare concretamente il diniego. A sostegno di questa posizione, il ricorso cita un’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Torino, dove si era già stabilito che concedere quel diritto renderebbe “impossibile all’A.P. il doveroso controllo capillare del flusso di comunicazione” che l’utilizzo di cd comporta. Esaminare uno per uno ogni disco, con “operazioni di messa in sicurezza”, richiederebbe risorse tali da sottrarre personale ai compiti istituzionali del 41 bis. L’argomento, nella sua essenzialità, è che fare il proprio lavoro costa troppo, quindi è meglio non farlo.
Il secondo blocco di argomentazioni è quello più rivelatore. Per l’Avvocatura, la “particolarissima posizione e vicenda criminale” di Cospito giustificherebbe una valutazione diversa rispetto agli altri detenuti in regime speciale. Il 41 bis gli è stato applicato proprio perché i suoi scritti, usciti dal carcere, contenevano indicazioni su obiettivi da colpire e strategie per “innescare l’insurrezione generalizzata”. E quindi le sue richieste di libri o cd, sostiene il ricorso, non meriterebbero minore attenzione rispetto a quelle di detenuti che chiedono cd di “cantautori neomelodici sconosciuti al personale”, con il rischio di “trasmettere messaggi criptici”. Se anche ai mafiosi si può negare tutto, a Cospito si può negare tutto a maggior ragione.
A chiudere il quadro ci pensa il Procuratore Generale, che aveva già sollevato dubbi prima del ricorso. La base? Una recensione sulla rivista online Rock Nation del cd delle Lambrini Girls, dove si legge che i testi “sono espliciti e provocatori, sono un manifesto contro il sistema, il patriarcato e le ingiustizie sociali, intrecciano anarchia e attivismo femminista”. Non è opportuno, secondo la Procura Generale, che un detenuto con il percorso di Cospito acquisti libri o cd “veicolanti messaggi di disobbedienza e di contestazione istituzionale”. Una band punk femminista britannica, quindi, risulta pericolosa allo stesso titolo di un boss mafioso che vuole comunicare con i clan.
Vale la pena fermarsi un momento. “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson è uno dei romanzi horror classici della letteratura americana del Novecento. “Ghost Story” di Peter Straub è un thriller. “Gli altri figli di Dio” di Catherine Nixey è un saggio sul tardo impero romano. “Dio gioca a dadi con il mondo” di Mussardo è divulgazione sulla fisica quantistica, edito da Castelvecchi. Questi quattro libri, assieme a un cd, sono stati considerati abbastanza rischiosi da giustificare un ricorso in Cassazione. La stessa Amministrazione penitenziaria, come emerge dal ricorso, aveva peraltro consentito a Cospito di acquistare quindici libri nel solo anno 2025. Ma questi no.
Il paradosso di un anarchico al 41 bis - Per capire la posta in gioco, bisogna capire chi è Cospito. Nato a Pescara nel 1967, cresciuto politicamente nel mondo dell’anarchismo insurrezionalista torinese, è il primo anarchico nella storia italiana a finire al 41 bis. La misura fu disposta nel maggio 2022 con decreto dell’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia. Ha due condanne: nove anni e cinque mesi per la gambizzazione nel 2012 dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi; e 23 anni per l’attentato del 2006 contro la scuola allievi carabinieri di Fossano, dove due ordigni in cassonetti non causarono né morti né feriti. Tra l’ottobre 2022 e l’aprile 2023 portò avanti uno sciopero della fame di quasi sei mesi contro il 41 bis, perdendo trentacinque chili. Quello sciopero trascinò la vicenda in Parlamento. Pd e Alleanza Verdi-Sinistra ne fecero una battaglia d’opposizione: visite in carcere, interrogazioni, dichiarazioni infuocate. AVS fu la forza più attiva nel chiedere la revoca immediata del carcere duro. Poi lo sciopero finì, la Cassazione confermò il 41 bis nel febbraio 2023 e poi ancora nel marzo 2024, e il campo largo trovò altre priorità. Di Cospito, in sede parlamentare, non si è più parlato. Le forze politiche che ne avevano fatto un simbolo lo hanno dimenticato con la stessa rapidità con cui lo avevano scoperto.
Il paradosso al centro di tutta la vicenda è quello che gli avvocati difensori ripetono fin dall’inizio: il 41 bis nasce per recidere i legami tra un detenuto e la propria organizzazione criminale esterna. Serve perché i capi della mafia, anche dal carcere, non possano continuare a dare ordini agli affiliati. Un anarchico, per definizione, non ha una struttura gerarchica di cui essere il vertice. Non manda “pizzini”. Come ha sostenuto l’avvocato Flavio Rossi Albertini, il 41 bis applicato a Cospito non serve a interrompere comunicazioni organizzative, ma a impedirgli di esprimere il proprio pensiero politico. Un’attività che gli stessi giudici del Tribunale del Riesame di Perugia avevano definito al più “propaganda sovversiva violenta”, non coordinamento operativo. La stessa Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, nel 2023, si era espressa favorevolmente alla sostituzione del 41 bis con il regime dell’alta sicurezza. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma la ignorò.
Applicare il 41 bis a un anarchico individualista, che per propria filosofia rifiuta qualsiasi struttura di comando, ha qualcosa di un ossimoro giuridico. Lo Stato ha risposto a questo argomento equiparando la FAI, la Federazione Anarchica Informale, a un’organizzazione gerarchica, nonostante gli stessi giudici di Torino l’abbiano riconosciuta come struttura orizzontale. Con il 41 bis in scadenza il 4 maggio prossimo, fonti del Ministero della Giustizia già anticipano che Nordio lo rinnoverà per altri due anni. La decisione appare scontata. E intanto la Cassazione dovrà dire se quattro libri e un cd sono davvero un rischio per la sicurezza dello Stato.











