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di Massimo Solari

Italia Oggi, 8 dicembre 2022

Il guardasigilli Carlo Nordio ha preannunciato le linee guida della sua riforma della giustizia. L’idea di intervenire sul sistema carcerario non può che essere encomiabile: da anni è evidente la loro spaventosa situazione tra sovraffollamento, carenza di personale ed eccessivo numero di suicidi. Il problema è che riformare le carceri costa molto e porta pochi voti. Vedremo se l’intenzione del ministro riuscirà a realizzarsi, anche perché proporre nuove depenalizzazioni andrebbe nella direzione inversa rispetto alle idee del governo Meloni.

La separazione delle carriere, purtroppo, è una pia illusione. Certo, dipende da come Nordio vorrà declinarla e che risultati si aspetta. I motivi principali che militano a favore della separazione delle carriere sono la abbastanza evidente dipendenza dei giudici dai pubblici ministeri, a svantaggio della difesa. Se nel nostro sistema processuale le due parti - (accusa e difesa) devono essere sullo stesso piano (uguali per dignità, differenti per funzioni), dice Nordio, che i pm siano parte dello stesso sistema dei giudici è inaccettabile.

L’altro motivo è l’eccessivo scambio di ruoli tra pm e giudici. Nordio afferma che le due funzioni sono talmente differenti che questa commistione non ha senso. Ma se anche le carriere verranno divise, anche se dovessero formarsi addirittura due Csm, uno per le procure e uno per i giudici, se anche facessimo studiare i pm in Svizzera in modo che i due settori non si potessero incontrare neppure all’università, il rapporto privilegiato tra giudici e Pm non verrebbe scalfito.

Per una serie di motivi strutturali di tutta evidenza. Spesso per il giudice (non tutti, non bisogna generalizzare) il difensore è un impiccio: solleva eccezioni che ritardano il processo, mette in discussione l’impianto accusatorio, ha spesso rapporti di amicizia e comunque di simpatia umana con l’imputato che lo portano a difenderlo anche contro l’evidenza.

In più, secondo alcuni magistrati, il difensore è comunque portatore di un interesse personale (economico) nel processo. Invece il pm è solo portatore dell’interesse pubblico a far trionfare la giustizia. In sostanza, il pm rappresenta l’Ordine e l’avvocato difensore rappresenta il Disordine e l’Anarchia. Ma esistono anche giudici che arrivano al processo con la mente completamente libera da ogni pregiudizio e giudicano “iuxta alligata et probata”, cioè sulla base delle prove e dei documenti, senza lasciarsi influenzare dall’accusa e dalla difesa.

Se il passaggio di un bravo pubblico ministero al settore giudicante può essere positivo, perché avrà appreso come si svolgono le indagini e qual è l’ambiente nel quale è nato il delitto, il passaggio di un bravo giudice dalla giudicante alla Procura dovrebbe essere altrettanto positivo: è portatore della cultura del contraddittorio e sarà più garantista.

Sulle intercettazioni le opinioni divergono: c’è chi afferma (come il Guardasigilli) che l’Italia spende troppo in intercettazioni e chi dice che siamo in linea con il resto dell’Europa. Il grave difetto delle intercettazioni, sempre secondo Nordio, è che spesso infangano persone estranee all’inchiesta e che sono pubblicate sui giornali senza nessun rispetto per la privacy e la loro onorabilità.

Va ricordato che, diversamente da molti paesi europei, qualunque intercettazione deve essere autorizzata da un giudice, il Gip, che non fa parte della Procura. Di conseguenza abbiamo già un controllo di merito che dovrebbe garantire tutti, e abbiamo norme che puniscono la pubblicazione di intercettazioni che possano ledere l’onorabilità di terzi estranei, mentre quando riguardano gli indagati prevale - com’è ovvio - il diritto di cronaca. Nonostante provenga dalle file della magistratura, quello di Nordio sarà un percorso a ostacoli.