sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Andrea Carlino

orizzontescuola.it, 6 novembre 2026

I numeri sul reinserimento dopo un passato in carcere. Il 58% degli italiani convinto che un giovane con un passato giudiziario possa riprendere in mano la propria vita, l’87% che chiede formazione professionale vera e un 40% che individua nel lavoro l’ostacolo più duro da superare: i numeri raccontano una società che non ha perso la fiducia nei ragazzi più fragili, ma che al tempo stesso ne vede benissimo le criticità. È questa la fotografia scattata dall’indagine “Introspezioni vol. II” sulla giustizia minorile, condotta da SWG e Cuntura per conto del Ministero della Giustizia e presentata al Senato. Un pacchetto di dati e percentuali che getta le basi per un percorso concreto di reinserimento e che diventerà il perno del confronto della prossima edizione di Expo Training, prevista a Fiera Milano City il 18 e 19 novembre prossimi.

Tra speranza e ostacoli: la fotografia dei dati del post-carcere - Quando si parla di giovani e giustizia minorile, la percezione pubblica in Italia mostra una marcata apertura al recupero, a patto che il percorso non si interrompa una volta varcata la soglia del carcere. Se la maggioranza dei cittadini crede nel cambiamento, ben il 40% degli intervistati sottolinea quanto sia complesso trovare un impiego e conquistare un’indipendenza economica concreta, individuando in questa mancanza il primo fattore di rischio recidiva. A questo si aggiunge un 36% di persone che denuncia apertamente la carenza di servizi di accompagnamento educativo e sociale al momento del rientro in società.

Analizzando i risultati della ricerca, Carlo Barberis, sociologo e presidente di Expo Training, ha ribadito la necessità di tradurre questi numeri in interventi pratici: “Dalla ricerca ‘#Introspezioni vol. II’ sulla giustizia minorile emerge un segnale di fiducia che dobbiamo tradurre in impegno concreto: il 58% degli italiani crede nella possibilità che un giovane che ha commesso un reato possa cambiare, se accompagnato da un percorso adeguato. La responsabilità delle proprie azioni è un punto fermo, ma perché un ragazzo possa costruire un futuro diverso servono strumenti, relazioni educative e opportunità reali. È significativo che il 40% degli intervistati indichi nella difficoltà di trovare lavoro e raggiungere un’indipendenza economica un ostacolo al reinserimento e che il 36% segnali l’assenza di servizi di accompagnamento educativo e sociale dopo l’uscita dal carcere. Queste risposte richiamano una questione che riguarda l’intera comunità: chiedere a un giovane di cambiare significa anche metterlo nelle condizioni di farlo”.

Cosa chiedono gli italiani: formazione (87%), lavoro sul campo (85%) e orientamento (80%) - La ricerca evidenzia una forte convergenza dell’opinione pubblica su tre pilastri fondamentali per spezzare il cerchio della devianza minorile. L’87% del campione ritiene prioritario insegnare un mestiere ai ragazzi dell’area penale, mentre l’85% insiste sulla necessità di fare esperienze di lavoro pratiche e sul campo. Inoltre, per l’80% degli intervistati è assolutamente decisivo garantire un servizio continuo di orientamento all’uscita dagli istituti di pena. I numeri chiedono a gran voce una continuità didattica e professionale capaci di fare da ponte tra i percorsi educativi e il sistema aziendale. La ricetta proposta da Barberis passa proprio da un’alleanza territoriale che prevenga il disagio prima che sia troppo tardi: “Occorrono percorsi che diano continuità allo studio, accesso alla formazione professionale, orientamento e occasioni concrete di ingresso nel lavoro, insieme a un sostegno alle famiglie e a presìdi educativi nei territori. La crisi educativa ci chiede di ricostruire un’alleanza tra scuola, famiglie, istituzioni, servizi e imprese, capace di intervenire prima che il disagio si trasformi in devianza e di accompagnare chi deve ripartire”.