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di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 12 agosto 2025

I dispositivi sono insufficienti per tutelare tutte le donne che hanno subito maltrattamenti, stalking o reati simili. Fastweb ne fornisce 1200 al mese al ministero dell’Interno: “E siamo disposti a rinegoziare il contratto”. Ma nell’esecutivo nessuno se ne occupa. Da Milano alla Campania, passando per Lazio e Toscana, la situazione è diversa ma l’allarme è lo stesso: mancano i braccialetti elettronici. O meglio, sono pochi. Insufficienti per tutelare tutte le donne che hanno subito maltrattamenti, stalking o reati simili. Ma cosa sono i braccialetti elettronici? Si tratta di strumenti di sicurezza, simili, appunto, a un bracciale, o meglio a una cavigliera, che hanno tre scopi. Possono essere imposti (su disposizione del giudice e in base alla gravità del caso) ai denunciati per stalking, a chi è stato accusato di un reato definito da “codice rosso” - violenza sessuale, maltrattamenti, violazione del divieto di avvicinamento alla vittima ecc. - e, infine, ai detenuti hanno i requisiti per uscire dal carcere e andare ai domiciliari, restando, però sotto il controllo della Polizia.

Con una legge del 2023 è stata estesa di molto la possibilità di utilizzare il braccialetto elettronico, a tutela delle donne. In effetti lo strumento, come ci fanno notare fonti delle forze dell’ordine, se usato, è piuttosto efficace. Perché consente mettere in sicurezza le donne che denunciano uno stalker o un compagno violento, senza dover mandare direttamente l’accusato in carcere. Negli ultimi mesi, come ha fatto notare ad aprile 2025 il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è stato registrato un notevole aumento del ricorso al braccialetto elettronico: “Sono attualmente più di 12 mila i braccialetti elettronici attivati per le diverse finalità applicative, di cui oltre 5.700 in chiave antistalking”, ha dichiarato il ministro. Un incremento, rispetto a soli sei mesi prima, di almeno 1500 unità. Ci sono, insomma, 1500 donne in più aiutate dallo Stato. Ma le altre? La domanda sorge spontanea se si pensa che - secondo i dati della Polizia di Stato aggiornati a marzo 2025 - le segnalazioni di stalking sono state 20.258, nel solo 2024. Se si esclude una lievissima flessione nel 2022, il dato è in costante aumento dal 2019.

Naturalmente è possibile una sola persona sia stata accusata di stalking più di una volta. E non è detto che a tutte le denunce debba corrispondere la richiesta di braccialetto elettronico: per i casi più gravi c’è il carcere preventivo, per quelli meno gravi possono esserci misure diverse dal braccialetto, o anche niente. Ma anche tenendo in considerazione questi elementi, il problema resta. Quale problema? Che di braccialetti ce ne sono pochi. O, almeno molti meno di quanti ne servono in concreto. In Lazio, ad esempio, secondo il procuratore di Tivoli Francesco Menditto, ne mancano 300. E, quindi, 300 donne restano senza tutela. Perché i giudici, se non ci sono le condizioni per la custodia cautelare in carcere, non possono fare altro che lasciare l’uomo a piede libero. E se questo non rispetta il divieto di avvicinarsi alla donna, non ci sarà nessun braccialetto a segnalare alla Polizia un intervento immediato.

Per risolvere il problema bisognerebbe avere più braccialetti disponibili. Non è un’impresa impossibile, basterebbe chiedere ufficialmente al fornitore di produrne di più. E pagarlo per questo. Chi li fornisce al governo, grazie a un contratto con il ministero dell’Interno, è Fastweb. Contattata da HuffPost, la società spiega: “Il contratto con il ministero dell’Interno prevede l’attivazione in media di mille braccialetti elettronici al mese, con punte fino a 1200”. Con le nuove norme a tutela delle donne, però, “le richieste di attivazione sono aumentate in modo esponenziale, determinando la rapida e sistematica saturazione delle attuali soglie contrattuali e rendendo impossibile soddisfare tutte le esigenze”. La società di telecomunicazioni assicura che negli ultimi mesi, nonostante tutto, ha attivato sempre più di 1200 bracialetti e, ci viene ancora spiegato, “si è resa disponibile da subito con il ministero a rinegoziare i dispositivi da fornire”. Nonostante questa apertura, però, nessun cambiamento è all’orizzonte. Si assiste, inoltre, a un rimpallo di responsabilità tra i ministeri: da un lato il ministero della Giustizia, che sostiene che a gestire il dossier debba essere il Viminale perché “materialmente fa il contratto”. Dall’altro il Viminale che, invece, ritiene che a dover dare l’input per modificare il contratto debba essere via Arenula perché, è il senso del ragionamento, “visto che a decidere a chi assegnare il braccialetto elettronico è il giudice”. In mezzo a questo balletto, il governo che ha scritto il reato di femminicidio, imponendo per questo l’ergastolo, lascia le donne vive senza tutela.

La carenza di questi dispositivi ha anche un’altra conseguenza: la lesione dei diritti dei detenuti. Capita, infatti, che il giudice stabilisca che un recluso possa uscire dal carcere e andare ai domiciliari, a patto che indossi il braccialetto elettronico. Se, però, questo braccialetto non c’è, il detenuto deve restare (o tornare) in carcere. L’associazione Antigone segnala ad HuffPost alcuni casi paradossali: è successo, infatti, che alcuni detenuti siano usciti dal carcere e accompagnati a casa dalla Polizia penitenziaria, perché il giudice aveva dato il via libera ai domiciliari. Arrivati a casa, però, il tecnico che avrebbe dovuto installare il braccialetto non c’era. Risultato? Il detenuto è stato riportato in prigione, con la promessa che di uscire la settimana successiva. Ammesso che, nel mentre, avessero trovato il braccialetto. Con buona pace dell’efficienza della giustizia. E della necessità di combattere il sovraffollamento delle carceri.