di Liana Milella
La Repubblica, 4 maggio 2021
Mentre oggi si apre la partita sugli emendamenti al processo penale, il presidente M5S della commissione Giustizia della Camera respinge le accuse del centrodestra per aver scelto Stefano Ceccanti del Pd e Federico Conte di Leu come relatori.
"La commissione d'inchiesta sulla magistratura non può diventare un tribunale politico. E né io, né Brescia abbiamo fatto politica scegliendo i due relatori". Il presidente della commissione Giustizia della Camera Mario Perantoni, esponente di M5S, rimanda al mittente le accuse del centrodestra per aver scelto assieme al presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Giuseppe Brescia, anche lui di M5S, i deputati Stefano Ceccanti del Pd e Federico Conte di Leu come relatori della futura commissione.
E sugli obiettivi che avrà Perantoni è netto: "Non può diventare un tribunale in stile Inquisizione sul lavoro dei giudici". E il caso Amara? "Mi auguro proprio che non venga usato per creare dissidi nella maggioranza".
Per una coincidenza parte proprio oggi, nella sua commissione, il confronto sulla riforma del processo penale. Saranno presentati gli emendamenti e decollerà la grande trattativa sulla giustizia, dalla prescrizione ai tempi del processo alle garanzie per gli imputati, che vede la ministra Marta Cartabia come figura di mediazione. L'impressione dall'esterno però è che la maggioranza sia fortemente divisa, come dimostra la querelle sulla commissione d'inchiesta sulla magistratura...
"Effettivamente c'è una grande diversità di vedute e di approccio nella maggioranza. Perché un arco politico che va da Leu alla Lega non può avere una visione omogenea sui punti della riforma. È evidente che un risultato si può raggiungere perché c'è un arbitro come la Cartabia che riuscirà a raggiungere una sintesi politicamente accettabile tra le varie tendenze".
Oggi è davvero possibilista su un risultato positivo?
"Me lo auguro, perché se si raggiunge questo risultato in questo momento, presumibilmente potremo giungere non dico a una pacificazione sulla giustizia, ma almeno a mettere uno stop alle polemiche per un po' di tempo".
Proprio per le difficoltà che ci sono, era proprio necessario inasprire gli animi con la scelta dei due capigruppo di Pd e Leu per la commissione d'inchiesta?
"Non credo proprio che siamo stati io e Brescia a inasprire gli animi. Semmai lo ha fatto quella parte della maggioranza che ha insistito per calendarizzare una proposta divisiva come quella della Gelmini sulla commissione d'inchiesta sulla magistratura".
Questa è una maggioranza molto composita e con posizioni del tutto opposte sulla giustizia. Per dirla con un'immagine, c'è Giulia Bongiorno ma c'è anche Alfonso Bonafede. E proprio Pd e M5S erano contrari alla commissione.
"Bisogna chiarire i termini della questione. Pd, M5S e tutti i partiti non hanno espresso alcuna contrarietà su una commissione d'inchiesta sul caso Palamara, cioè su fatti determinati e precisi. Invece questa è una commissione d'inchiesta sull'uso politico della giustizia. Che è tutt'altra cosa. Perché una cosa è dire indaghiamo su un fatto, un'altra è un potere dello Stato che indaga su un altro potere, con il rischio, messo nero su bianco, di un conflitto tra poteri dello Stato".
È stato evidente sin dall'inizio che questa commissione sarebbe divisiva...
"No, non lo era la proposta di una commissione sul caso Palamara, ma la divisione è nata sul testo della Gelmini, in cui Palamara è citato solo incidentalmente nella relazione. Le parole contano, non è pignoleria".
Lei sta dicendo che il centrodestra vuole aprire un processo contro tutta la magistratura?
"Presentare una proposta di legge sull'uso politico della giustizia equivale proprio a perseguire questo scopo".
Lei e Brescia però, come presidenti delle due commissioni, avete un ruolo istituzionale oltre che politico. Per una coincidenza siete tutti e due di M5S. Scegliere un relatore del Pd e uno di Leu non significa dare un schiaffo a un pezzo della maggioranza?
"Sono assolutamente convinto che tutte le forze politiche hanno pari dignità, quindi non intendo dare uno schiaffo a chicchessia. In armonia con la discussione che c'è stata in commissione, in cui tutti i gruppi hanno convenuto sul fatto che la commissione dovesse occuparsi del caso Palamara, abbiamo scelto due relatori che potessero rappresentare al meglio la commissione e fare un lavoro di sintesi più efficace rispetto a quello che avrebbero potuto fare altri. Tant'è che non ci sono relatori M5S".
Considerato il clima difficile e il momento particolare per i provvedimenti che dovranno fare da spalla al Recovery non sarebbe stato meglio scegliere un esponente della sinistra e uno della destra? Avete considerato questa ipotesi?
"Con Brescia abbiamo fatto valutazioni a 360 gradi e siamo giunti alla conclusione che i due relatori scelti rappresentano una garanzia per tutti i gruppi politici perché sono estremamente competenti e quindi saranno perfettamente in grado di assicurare equilibrio e la ricerca della sintesi necessaria sia per la commissione che per gruppi stessi".
Politicamente questa scelta non rischia di spaccare la maggioranza in vista di provvedimenti così delicati?
"Operiamo su piani del tutto diversi. Qui stiamo parlando di una proposta di legge di iniziativa parlamentare, mentre gli altri provvedimenti riguardano la maggioranza, e quindi si viaggia su piani diversi. La responsabilità sul percorso delle riforme è differente rispetto alle dinamiche delle proposte di legge parlamentari".
La decisione di far partire la legge sulla commissione d'inchiesta cammina parallela al nuovo caso che si è aperto al Csm sui verbali di un pentito come Amara che parla di una loggia massonica. Questa coincidenza non rischia di acuire ancora di più lo scontro tra politica e magistratura?
"Il caso Amara è ancora sulla carta perché va verificato se e in quale misura le sue affermazioni siano fondate. Se questo argomento, seppure molto grave, dovesse essere usato politicamente per far venir meno la coesione della maggioranza è evidente che si creeranno dissidi ancora maggiori tra le forze politiche. Ma mi auguro che ciò non avvenga proprio in vista delle riforme che stiamo poter affrontare".
Invece, anche leggendo dichiarazioni come quelle del forzista Gasparri, l'impressione è che la commissione d'inchiesta potrà diventare una sorta di tribunale politico rispetto all'azione della magistratura.
"Non può assolutamente diventare questo. Non potrà che essere una commissione che indagherà solo su fatti determinati, altrimenti qui andiamo a riaprire il processo a Sacco e Vanzetti".











