di Federico Fubini
Corriere della Sera, 18 agosto 2026
Il confronto con gli altri Paesi (e il caso della criminalità minorile). In realtà i reati più gravi calano e l’Italia si conferma tra i Paesi più sicuri. Anche Milano e Roma mostrano livelli di criminalità inferiori a quelli delle grandi metropoli occidentali, nonostante paure e criticità. Un altro Ferragosto è passato e, con quello, un’altra infornata di dati del ministero dell’Interno sulla sicurezza in Italia. Ma quanto siamo davvero sicuri nelle nostre città e nelle nostre case? Più di prima, senza dubbio. Nei primi sei mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2025, calano del 15% gli omicidi volontari, dell’11% i furti, del 12% le rapine, del 7% le violenze sessuali, del 9% le truffe e frodi informatiche, del 32% i femminicidi.
Il punto è capire perché. E vi dico subito che non troverete in questo articolo la risposta; non la ho. Troverete però un sintetico quadro della situazione reale, aldilà degli allarmi ad alto impatto emotivo che si susseguono regolarmente dopo ogni fattaccio di cronaca nera.
La selva di decreti - Perché la legislazione sulla sicurezza in questi anni, in effetti, ha spesso reagito a quei fattacci e a quegli allarmi. Lo ha fatto dall’inizio del lavoro dell’attuale governo. E continua. Il rave party abusivo Witchtek 2K22 a Modena ha ispirato il “decreto Rave”, nell’ottobre del 2022, con la creazione di una nuova fattispecie di reato per invasione arbitraria di terreni o edifici finalizzata a raduni musicali giudicati pericolosi. Il naufragio di una nave di migranti a Steccato di Cutro nel febbraio 2023 ha ispirato il “decreto Cutro”, con una forte stretta sulla protezione speciale per ragioni umanitarie e un netto inasprimento delle pene per i trafficanti di persone. I roghi nel Mezzogiorno dell’estate 2023 hanno poi indotto il governo a introdurre un altro forte inasprimento delle pene per il reato di incendio boschivo.
I casi di cronaca - Poco dopo, lo stupro di gruppo ai danni di due cuginette di 10 e 12 anni, avvenuto nell’estate del 2023 all’interno del Parco Verde di Caivano (Napoli) ha innescato il “decreto Caivano” del settembre di quell’anno, con un nuovo forte inasprimento delle pene, stavolta per i minori, e con l’abbassamento della soglia d’età per l’applicabilità delle misure cautelari. Sempre nel settembre 2023, la morte di due giovani investiti da un grosso motoscafo sul Lago di Garda, ma soprattutto l’indignazione per la condanna relativamente mite all’investitore tedesco, ispirarono l’ulteriore inasprimento delle pene per omicidio nautico. In seguito i blocchi stradali degli eco-attivisti, le rivolte nelle carceri e nei centri per il rimpatrio, le occupazioni abusive di immobili e l’imbrattamento di beni pubblici dei mesi precedenti - tutti fatti con grande risalto nelle cronache - hanno innescato il “decreto Sicurezza” del giugno 2025: nascono 14 nuove fattispecie di reati o di aggravanti, come la resistenza passiva durante le manifestazioni o il divieto di commercializzazione della “cannabis light”.
Il modello di reazione politica - Questo modello di reazione politica di pancia nei momenti di alta emotività si è poi confermato fino alle settimane scorse. Gli scontri del 31 gennaio di quest’anno scoppiati durante la dimostrazione per lo sgombero del centro sociale Askatasuna di Torino hanno ispirato per esempio il “decreto Sicurezza” del febbraio 2026, con una stretta sui cortei e il “fermo preventivo” di chi viene considerato un pericolo per l’ordine pubblico e il nuovo reato - anche a carico dei minori - di porto ingiustificato fuori casa di “strumenti con lama superiore a otto centimetri”. Infine, una scia di reati violenti commessi dalle baby gang e la percezione di un aumento complessivo della delinquenza minorile (quanto corretta questa percezione, lo vedremo più sotto) hanno innescato una svolta profonda, che modifica l’articolo 98 del codice penale: un disegno di legge del 23 luglio scorso fa sì che dai 14 anni di età si presuma sempre che anche i minori accusati di un reato siano in grado di intendere e di volere, a meno di dimostrazione del contrario. In sostanza, un quattordicenne è oggi responsabile di fronte al giudice come un adulto. L’onere della prova sulla capacità di rispondere delle proprie azioni è invertito; dunque, si presume, anche i minori andranno più spesso a processo ed eventualmente in carcere.
I casi di necessità e urgenza - Certo, non tutte le misure del governo in queste materie sono state prese in reazione ai titoli dei tiggì. La legge sulla cyber sicurezza del giugno 2024 è un esempio del contrario. Ma molto spesso le norme, più che riforme ponderate ed organiche, sono apparse risposte d’istinto al tambureggiare della cronaca nera. Non a caso degli undici principali provvedimenti in materia di sicurezza da parte del governo otto prendono la forma di decreti che - come è noto - sono previsti dalla Costituzione solo per casi di “necessità e urgenza” (ma in questo abuso delle procedure l’attuale esecutivo segue l’esempio di tanti alti prima, di ogni parte politica). In genere poi tutti i decreti sono andati in una direzione precisa: creazione di nuovi reati punibili con il carcere e inasprimento delle pene per alcuni reati esistenti. Data questa breve storia, cerchiamo dunque di capirne il senso e gli effetti alla luce di due fattori: gli sviluppi degli ultimi 15 anni e l’attuale, inumano sovraffollamento delle carceri (anche minorili).
Sì, siamo un caso virtuoso - In primo luogo, credo, noi italiani dovremmo avere meno complessi d’inferiorità e provare un po’ più di orgoglio per la qualità nella nostra convivenza civile. Non solo non è vero che sia peggiore rispetto a quella dei nostri pari. Sotto il profilo dei reati gravi l’Italia è addirittura un caso particolarmente virtuoso, che merita di essere studiato da sociologi e criminologi a livello internazionale. Abbiamo un’incidenza di reati violenti fra le più basse del mondo e, soprattutto, negli ultimi decenni abbiamo realizzato progressi che molti altri Paesi estremamente civili si sognano. La sintesi di questa mai abbastanza celebrata realtà è il tasso di omicidi volontari (femminicidi inclusi): dal 1990 questi sono crollati di oltre l’80% e si fatica a trovare altri Paesi al mondo che abbiano ottenuto simili risultati. È vero che l’Italia aveva un livello molto più elevato dei suoi pari un terzo di secolo fa, ma la discesa è stata così rapida che oggi non solo abbiamo meno probabilità di essere uccisi nel nostro Paese di quanta ne abbiano gli abitanti dei Paesi avanzati e civili, ma siamo in vantaggio anche in confronto alle società considerate dei modelli internazionali di convivenza e integrazione: Finlandia, Svezia, Norvegia, Olanda e Danimarca. Del confronto con gli Stati Uniti, non è neanche il caso di parlare: in proporzione al numero degli abitanti, abbiamo un tasso di omicidi di undici volte inferiore. Ma non possiamo sederci sugli allori perché, come vedete qui sopra, negli ultimi anni emergono in Italia i segni di una lieve inversione di tendenza.
Le grandi città e la sicurezza - E non si tratta solo degli omicidi. Un criminologo dello University College London, Matt Ashby, ha condotto un esperimento per capire quanto sicura fosse la sua città. Con un team internazionale Ashby ha messo a confronto Londra con una ventina di grandi metropoli in Europa, Asia e Nordamerica per misurare la frequenza dei principali reati violenti. Quando necessario, Ashby ha tenuto conto di confini diversi da quelli amministrativi delle città, in modo da catturare gli incidenti che avvengono nelle periferie urbane. Per esempio, di Milano e Parigi l’analisi guarda a conurbazioni che vanno oltre i limiti dei comuni perché una larga parte dei reati avviene in periferie situate fuori dai confini immediati del governo locale. Il risultato è lo stesso indicato dalle tendenze di lungo termine viste sopra. Le due principali città italiane - Roma e Milano - sembrano nel complesso nettamente meno pericolose delle loro pari nel resto del mondo occidentale, benché con eccezioni da studiare bene. Dei tassi di omicidi volontari ho già detto: Roma (a una media più che doppia rispetto a quella italiana) e Milano (a una media del 40% superiore a quella italiana) sono nettamente le grandi città più virtuose d’Europa sotto questo aspetto, sono più sicure anche di aree più decentrate del Regno Unito come la Greater Manchester e possono competere con le megalopoli asiatiche, che notoriamente restano le più sicure al mondo.
Le minacce alla sicurezza - Questo vale in genere per le principali minacce alla sicurezza dei cittadini. Lo studio di Ashby mostra come Roma e Milano abbiano una frequenza circa dieci volte più bassa di Berlino, sei o sette volte più bassa di Londra e tra quattro e sei volte più bassa di Chicago e New York anche sugli “attacchi con lesioni” (“assault with injury”). Questi, come tutti gli altri dati sotto, esprimono l’incidenza delle denunce ogni 100 mila abitanti e dunque sono comparabili sul piano internazionale. C’è anche un altro aspetto: entrambe le grandi città italiane mostrano tendenze di lungo termine in miglioramento da quando la rilevazione del London University College inizia nel 2012. Anche qui, tuttavia, non è tutto rose e fiori: soprattutto a Roma negli ultimi anni si inizia a notare un’inversione verso il peggioramento per quanto riguarda gli “attacchi con lesioni”.
Meno furti - Stessa dinamica delle grandi città italiane sui furti personali come quelli in metropolitana o gli scippi. Anche qui la situazione di Milano e Roma risulta incomparabilmente preferibile rispetto a quella delle altre grandi città occidentali. E anche qui si nota un progressivo miglioramento negli ultimi dieci o quindici anni, benché con una recente inversione di tendenza in questo caso a Milano.
L’aumento della violenza sessuale - Diverso il caso degli stupri. Anche per questo reato così odioso la situazione delle grandi metropoli italiane sembra nel complesso meno negativa di quella delle altre principali città occidentali o di Sidney, benché peggiore rispetto a Madrid e a Barcellona. Qui ciò che colpisce è l’aumento nei casi riportati negli ultimi anni, ovunque nel mondo. Paradossalmente potrebbe essere positivo: gli aumenti dei casi conosciuti di stupro sono dovuti con ogni probabilità al maggior numero di segnalazioni alle forze dell’ordine, perché sempre più spesso le vittime si rifiutano di far passare il reato sotto silenzio. E denunciano, perché i colpevoli ne rispondano. È un riflesso dell’emancipazione femminile e della percezione sempre più diffusa che certe azioni sono intollerabili. In questo la società italiana potrebbe essere arrivata a una simile conquista culturale un po’ dopo altre; così, sospetto, si spiega l’impennata solo recente dei casi conosciuti a Milano e a Roma.
Dove siamo indietro - L’Italia o almeno Roma resta invece un caso poco invidiabile nei furti di auto o moto: la nostra capitale è seconda solo a Los Angeles fra le grandi città avanzate in questa classifica. Le tendenze peraltro sono in aumento ovunque fra le grandi città globali e in particolare proprio a Roma. Allo stesso modo, sempre Roma risulta fra le più insicure metropoli al mondo per la categoria che lo studio dello University College London definisce “business robbery”: rapine nelle imprese, ovvero in gran parte in esercizi commerciali o nelle banche. In questa classifica, con 20,5 reati ogni centomila abitanti, Roma viaggia a una frequenza quasi doppia rispetto a Milano, alla pari di Londra e su livelli molto superiori a Berlino o Parigi (benché a un terzo dei livelli delle città americane).
Evasione e pagamenti digitali - Non c’è niente di cui andare orgogliosi, qui. Ma niente di cui disperarsi. La diversa intensità nelle rapine nei negozi si spiega probabilmente con la maggiore lentezza nell’Italia, soprattutto del centro-sud, nel passare ai pagamenti digitali: più il contante resta nelle banche e nei negozi, più è probabile che i ladri vedano quei luoghi come bersagli; ma anche qui, credo, il quadro è forse meno preoccupante di quanto appaia. L’esperienza quotidiana e le rilevazioni della Banca d’Italia dicono che i pagamenti digitali si stanno rapidamente diffondendo in tutta Italia, perché sono più facili. Resta l’uso del contante legato all’evasione, certo. Ed esso incoraggia altri reati, come le rapine. Ma non sarei stupito se nei prossimi anni vedessimo anche un calo di queste ultime parallelo proprio a quello dell’uso delle banconote.
Topi d’appartamento - C’è poi un tema che non lascia tranquillo nessuno, specie in questi giorni di vacanze: le irruzioni e i furti negli appartamenti. Lo studio del London University College tace in proposito su Roma e Milano, ma ho recuperato i dati dell’agenzia europea Eurostat. Come siamo messi rispetto al resto d’Europa? Non benissimo ma in proporzione nemmeno troppo male. La frequenza dei furti domestici in Italia è superiore rispetto a quella di Germania, Olanda o Spagna e inferiore rispetto a Francia, Svezia o Danimarca. Comunque i casi di questo tipo in Italia sono scesi del 37% fra il 2014 e il 2024, benché la percezione più diffusa sia diversa.
Perché non ci sentiamo sicuri - A questo punto molti lettori saranno seriamente infastiditi. In sostanza ho tutta l’aria di dirvi che avete capito male, che se non vi sentite tranquilli siete degli ignoranti, perché viviamo nel migliore dei mondi possibili. Le persone comuni ogni sera si preoccupano che i figli o le figlie non siano aggrediti da una baby gang di maranza, che il coniuge non sia scippato in pieno giorno, che un anziano genitore non sia raggirato da uno sconosciuto che suona alla porta. Magari si sono già trovate la casa devastata o un coltello puntato contro. Magari vorreste che la polizia e i carabinieri fossero più presenti nel vostro quartiere. Vorreste sapere che non dovrete aspettare trenta minuti quando li chiamate. La percezione di una protezione insufficiente delle forze dell’ordine in Italia è tale che certi servizi di sicurezza ormai vendono, insieme all’antifurto per casa, anche la promessa che manderanno subito una guardia giurata quando scatta l’allarme. È l’equivalente nella sicurezza della risonanza magnetica prenotata in regime privato - solo per chi può permetterselo - perché le liste d’attesa del sistema sanitario sono infinite.
L’illusione ottica? Il caso della criminalità minorile - Questa è l’Italia di oggi. E io vengo a dirvi che in realtà soffrite di un’illusione ottica, perché da noi non c’è nessun problema, le cose vanno sempre meglio o comunque potrebbe andare peggio. Ce ne vuole di arroganza. Quando fra i dati e la percezione delle persone comuni lo scarto è così grande e crescente, non si possono prendere le persone per stupide. Bisogna guardare meglio i dati. Soprattutto sui problemi più sentiti, come la criminalità delle baby gang (anche se rappresenta circa l’1,5% dei reati violenti). Cosa sta succedendo su questo fronte? Il recente rapporto dell’Associazione Antigone mostra che probabilmente anche i reati minorili sono scesi nell’ultima ventina di anni. Ma il loro quadro è complesso. Intanto, perché dal Covid in poi hanno ripreso a crescere rapidamente (i decreti di governo con l’aumento delle pene non mostrano grandi risultati, per ora). E soprattutto perché vanno visti i dettagli. Gli omicidi per i quali sono accusati dei minorenni sono nettamente scesi nell’ultimo ventennio. Ma i tentati omicidi più che triplicano dai 51 del 2019 ai 166 del 2024. I furti in appartamenti e i casi di arresto per spaccio per i quali sono sospettati dei minorenni scendono. Ma le rapine più che raddoppiano, a quattromila casi nel 2024 e le lesioni dolose quasi raddoppiano a 4.600 casi. Le paure non sono solo immaginarie o alimentate dai soliti imprenditori del caos. Hanno radici nella realtà.
Carceri minorili scoppiano - Il punto dunque non è se le paure sono o no giustificate, ma quali sono le cause profonde e come ha senso rispondervi. Dal 2020 gli ingressi nelle carceri minorili (Istituti penali per minorenni, Ipm) dal 2020 non fa che aumentare. L’Associazione Antigone ricorda nel suo rapporto di metà 2026, uscito nei giorni scorsi, che a seguito del “decreto Caivano” la popolazione delle carceri minorili è cresciuta del 50% benché quel provvedimento sposti molti nuovi maggiorenni nelle carceri per adulti. Per la prima volta nella storia anche i centri di detenzione per minori mostrano lo stesso problema di sovraffollamento delle carceri ordinarie, con Milano arrivato a punte del 146% della capienza e Treviso al 183%. E sappiamo che il sovraffollamento e il caldo estremo d’estate sono fra le cause della pessima salute mentale dei detenuti in Italia, con il 40% che assume farmaci e sostanze per resistere allo stress.
I casi di recidiva tra i minori (e la scarsa efficacia della detenzione) - Fatico a capire come tutto questo possa produrre, da ragazzi che commettono reati - una volta chiusi per anni in spazi angusti con altri ragazzi come o peggio di loro - dei futuri adulti costruttivi e propensi alla legalità. E, confesso, non sono uno specialista della materia. Ma credere che un minorenne di una baby gang o di una cosca mafiosa si astenga da un certo comportamento perché in quel momento valuta razionalmente che rischia il carcere significa - temo - essersi persi decenni di progressi nello studio della psicologia: per esempio, tutto il lavoro del premio Nobel Daniel Khaneman sulla potenza della sfera istintiva e come educarla. Del resto non è un mistero che i casi di recidiva per i minori che finiscono in carcere sono circa tripli rispetto a coloro che beneficiano di una messa in prova.
I tassi di povertà, il crimine e l’importanza di investire nell’istruzione - Non ci sono risposte facili, a maggior ragione perché in questi anni fra i minori i tassi di povertà sono cresciuti più che in qualunque altra fascia demografica. Tre anni fa il primo rapporto sulle disuguaglianze della Fondazione Cariplo mostrava come bambini di 4-5 anni delle periferie milanesi più disagiate - in gran parte, ma non solo, stranieri di seconda generazione - in media registrano già risultati più deboli in test che misurano la fiducia nel prossimo, l’autocontrollo e l’empatia rispetto ai loro coetanei di famiglie abbienti della stessa città. Investire di più nelle scuole materne e elementari nelle aree più a rischio può essere un modo, per esempio, per prevenire i costi molto più alti dei “maranza” di domani. Il resto, in quest’epoca di iper-semplificazione tribale di destra e di sinistra, è davvero solo iper-semplificazione. In questo caso, di destra.










