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di Vincenzo Musacchio

huffingtonpost.it, 9 luglio 2024

Si sta procedendo sulla strada sbagliata introducendo nuovi reati, anziché depenalizzare. Il carcere non può essere la soluzione alla mancanza di politiche sociali ed economiche da parte dello Stato. Occorrono misure strutturali. Qualsiasi riforma dell’ordinamento penitenziario non può prescindere da una seria ed efficace opera di depenalizzazione. L’attuale governo, invece, sta facendo il contrario, avendo già introdotto più di venti nuovi delitti e sanzioni che prevedono sempre più carcere come risposta a determinate forme d’illegalità contenenti spesso condotte punibili con altre forme di sanzioni.

La riforma carceraria ha un senso se servirà a costruire un sistema penale più equo e giusto. Nei nostri istituti di pena spesso è recluso chi potrebbe star fuori e, purtroppo, sta fuori chi, invece, dovrebbe esser recluso. Il numero di detenuti, secondo le stime del Ministero della Giustizia, continua a crescere, siamo oltre i sessantamila reclusi, il personale, invece, diminuisce o resta lo stesso. L’anno in corso, con altissime probabilità, rischia di essere quello con il maggior numero di suicidi in carcere. Siamo già a cinquantadue, cinque tra le forze dell’ordine.

È lunga la lista di chi si toglie la vita dietro le sbarre. Il paradosso è che tutto questo accade mentre si è sotto l’egida dello Stato di diritto. Affrontare e risolvere il problema della depenalizzazione è ormai indispensabile. Non servono nuovi reati per rivendicare la “politica della sicurezza” cara alla Lega e a Fratelli d’Italia. Si sta procedendo sulla strada sbagliata introducendo nuovi reati, anziché depenalizzare. Il carcere non può essere la soluzione alla mancanza di politiche sociali ed economiche da parte dello Stato.

Dobbiamo avere il coraggio di dire che nelle nostre galere non ci sono corruttori, mafiosi, stupratori e assassini. La metà dei detenuti in carcere sono responsabili di reati contro il patrimonio. Se rubo una bottiglia di vino in un supermercato rischio la detenzione. Ci sono invece persone che provocano molti più danni alla società, dal punto di vista politico ed economico, ma in carcere non ci entrano. Il dettato costituzionale e il moderno diritto penale sono gli strumenti con cui dovremo operare. Dobbiamo però cominciare a riflettere seriamente e concretamente sul futuro del nostro sistema carcerario. Su questo tema, purtroppo, il dibattito è ancora fermo alla sola teoria o a riforme di “bandiera”.