di Arcangelo Rociola
La Stampa, 19 agosto 2026
Martedì è iniziato il processo a Meta. L’accusa è di aver creato social che creano dipendenza e non aver fatto nulla per impedirlo. Potrebbe sborsare quasi quanto vale in Borsa. È il “Big Tobacco moment” delle piattaforme digitali. Negli Stati Uniti è iniziato il processo che può cambiare i social network. Da un lato Meta. Dall’altro 29 Stati che contestano alle società diverse violazioni ai danni dei minori. Due i fronti. Nel primo, California, Colorado, Kentucky e New Jersey accusano Meta di aver progettato Facebook e Instagram per favorire un uso compulsivo da parte dei giovani, a danno della loro salute mentale; tutti e 29 invece contestano la raccolta e l’uso illegale dei dati personali di minori di 13 anni, in violazione della legge federale sulla privacy dei minori. È la battaglia legale più difficile tra quelle finora sostenute dall’impero di Mark Zuckerberg. Soprattutto dal punto di vista economico. Oggi la sua azienda vale circa 1.500 miliardi di dollari. Una cifra quasi equivalente ai 1.400 miliardi di dollari che Meta ritiene di dover pagare in caso di condanna.
Causa biartisan: le accuse a Meta - La causa è bipartisan. Coinvolge sia Stati repubblicani che democratici. Fatto non scontato negli Stati Uniti, dove la polarizzazione politica è fortissima. Ma che conferma quanto la lotta allo strapotere di Big Tech sia ancora un terreno di intesa politica. Martedì a Oakland, dove si celebra il processo, si sono aperte le udienze con le argomentazioni introduttive. Sono attese le testimonianze di Mark Zuckerberg, capo di Meta, e di Adam Mosseri, guida di Instagram. Il processo durerà circa sei settimane. Poi la giudice federale, Yvonne Gonzalez Rogers, deciderà. Il cuore dell’accusa è che i social di Meta siano stati progettati per trattenere i giovani il più a lungo possibile. Perché il modello pubblicitario dell’azienda beneficia dall’aumento del tempo trascorso sulle piattaforme.
Gli Stati contestano in particolare gli algoritmi di raccomandazione (cuore tecnologico dei social, ciò che ci suggerisce quale contenuto vedere), le notifiche, il meccanismo dei like e lo scroll infinito. Tutti sistemi che contribuiscono a fare dei social delle macchine perfette di engagement, di coinvolgimento. Sociale, personale, emotivo. Secondo l’accusa, queste caratteristiche non sarebbero semplici conseguenze dell’esperienza sui social, ma sarebbero state progettate per favorire un uso compulsivo. Anche a costo di contribuire a problemi come ansia, depressione, autolesionismo e rischio di suicidio tra i giovani. Non solo. Secondo i procuratori, Meta avrebbe minimizzato pubblicamente rischi che conosceva, presentando come sufficienti misure di sicurezza che non avrebbero impedito l’uso compulsivo delle piattaforme.
Perché una condanna potrebbe cambiare tutti i social - Meta respinge le accuse. L’azienda sostiene di avere investito risorse nella sicurezza dei giovani e di avere introdotto strumenti come controlli parentali, protezioni della privacy per gli adolescenti, limiti di utilizzo e sistemi per contrastare gli account dei minori. In processo proverà a dimostrare che gli Stati non hanno fornito prove sufficienti dei danni alla salute mentale attribuibili alle piattaforme. Ma soprattutto Meta proverà a evitare che la giudice imponga modifiche strutturali ai suoi prodotti. Perché a Oakland non si celebra solo un processo sui danni provocati dai social. Ma sul design stesso dei social e che possa diventare oggetto di responsabilità legale. Se questa tesi passerà, il precedente potrebbe avere conseguenze anche su TikTok, YouTube e Snapchat, oltre che sulle altre piattaforme basate sulla raccomandazione automatica dei contenuti.
C’è già un caso in questa direzione. Lo scorso 7 agosto Meta è stata condannata nel New Messico a pagare altri 567 milioni di dollari, dopo i 375 milioni stabiliti da una giuria in primavera: 942 milioni complessivi. Il giudice l’ha definita un pericolo pubblico. Come una fabbrica che inquina l’aria e crea danni alla collettività. Anche in Europa cresce la pressione sulle piattaforme e sulle modalità con cui i loro prodotti vengono progettati per i minori, attraverso nuove regole sulla sicurezza online e interventi sul design dei servizi.
Tasselli che compongono un quadro più ampio. I social sono percepiti dalle istituzioni come un nuovo pericolo per la società. Non è un caso che analisti e commentatori parlino del “Big Tobacco moment” delle Big Tech. L’obiettivo, secondo questa lettura, sarebbe costringere i colossi tecnologici prima a sostenere enormi costi attraverso cause e sanzioni, poi a ripensare il proprio modello di business.









