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di Alessandro Trocino

Corriere della Sera, 3 ottobre 2024

Quest’anno si è raggiunto un numero record di ragazzi in Istituto: secondo un dettagliato report di Antigone, si tratta in gran parte di un effetto del decreto Caivano, approvato un anno fa. Il decreto Caivano nasce sull’onda emotiva degli stupri di due ragazzine nel Parco Verde. L’obiettivo dichiarato dal governo era quello di combattere le baby gang e l’abbandono scolastico. A un anno di distanza, si possono vederne gli effetti, in un dossier realizzato da Antigone, l’associazione che si occupa di carceri. La prima conseguenza è quella di un aumento netto dei detenuti minori, in linea con quanto sta avvenendo nelle carceri per adulti. Al 15 settembre del 2024 erano 569 i ragazzi detenuti nei 17 istituti penali per minorenni (Ipm), il numero più alto mai fatto registrare. In 22 mesi - dall’insediamento dell’attuale governo - sono cresciuti del 48 per cento. Da qui possiamo partire per provare a fare qualche obiezione e a rispondere, attraverso i dati.

D’accordo, sono di più i detenuti minori, ma è perché evidentemente c’è stato un aumento della criminalità? No. Nel 2023, c’è stato un calo del 4,15 per cento del numero di segnalazioni di minori denunciati o arrestati rispetto all’anno precedente. Questo può essere considerato un caso di scuola su come le variazioni di livello della popolazione carceraria dipendano dai crimini commessi ma anche e soprattutto dalle norme e dalle pene previste.

Però sono aumentati gli stranieri delinquenti? No, la diminuzione dei reati è del 2,19 per cento per gli italiani e del 5,93 per gli stranieri. Tra loro c’è stato un cambio significativo nelle nazionalità: prima la maggioranza arrivava dall’Est, ora dal Nord Africa.

E come si spiega che ce ne siano tanti in carcere? C’erano 266 stranieri minori al 15 settembre, in calo rispetto a gennaio (46, per cento contro il 51,2). Quasi metà. Commettono reati generalmente meno gravi di quelli imputati agli italiani. Il maggior tasso di carcerazione si spiega con la marginalità sociale e con la mancanza di alternative. Come accade per gli adulti, che non possono andare in detenzione domiciliare perché spesso non hanno una casa dove il giudice possa mandarli per evitare il carcere.

Negli istituti minorili si sta meglio che in quelli degli adulti? Forse, ma di certo il sovraffollamento è comparabile. Sono oltre la capienza massima 12 istituti su 17. A Treviso hanno messo materassi e brandine per terra. A Roma manca la luce negli spazi comuni da tre settimane. Mancano anche i frigoriferi. Per conservare il cibo, i ragazzi lo mettono nei lavandini pieni di acqua.

Sono molte le giovani donne detenute? No, sono in percentuale simile alle adulte, appena il 4,6 per cento del totale.

Negli Ipm ci sono solo minorenni? No, i minori sono il 61 per cento. Per legge ci possono rimanere anche i ragazzi tra 18 e 25 anni che hanno commesso il reato da minorenni.

Ma cosa c’entra il decreto Caivano? Ha avuto diversi effetti. Per esempio ha reso più facile trasferire i maggiorenni che avevano commesso il reato da minorenni in carceri per adulti. Interrompendo così ogni attività di recupero. Nel 2022 le persone spostate in altri istituti erano state 55, quest’anno 123.

Sono pochi i ragazzi in custodia cautelare? No, sono la maggioranza. A metà settembre, i detenuti con condanna definitiva erano solo il 34,3 per cento. I maggiori ingressi di quest’anno sono praticamente tutti di persone in custodia cautelare. E questo è un altro effetto diretto del decreto Caivano, che prevede un limite di pena più basso per entrare in cella e che introduce i reati di scippo, resistenza a pubblico ufficiale e altri reati lievi tra quelli per i quali si può disporre la carcerazione. Per quanto riguarda in particolare la normativa sulle droghe, si sono alzate le pene per i comportamenti di lieve entità.

Ci sono comunque molte attività di trattamento per i ragazzi? In alcuni casi sì. In altri, si preferisce affidarli agli psicofarmaci. Già tra il 2021 e il 2022 la spesa per psicofarmaci a persona negli Ipm era aumentata del 30 per cento. Al Beccaria, dal 2020 al 2022 è aumentata del 219 per cento.

I minori in istituto stanno comunque vicino a casa? No, sono in aumento i casi di trasferimento in istituti anche molto lontani. Per eventi critici, come rivolte, ma anche per fare spazio in caso di sovraffollamento. Minorenni sradicati, spesso stranieri e con pochissimi contatti, si trovano a centinaia di chilometri, da soli.

Le continue rivolte segnalano un aumento dei violenti? No, segnalano un aumento del malessere e dei disagi per le condizioni di abbandono. In istituti come il Beccaria, dove ci sono state molte rivolte e anche i casi dei 13 agenti arrestati per violenze, dal 2014 ci sono stati ben 8 direttori, spesso assegnati contemporaneamente ad altri istituti.

In definitiva, come spiega la coordinatrice nazionale di Antigone Susanna Marietti, tutti i numeri crescono proprio per effetto del Decreto Caivano, “approvato per rispondere a una presunta emergenza criminalità minorile che i dati ci dicono non esistere”. Un anno fa, Marietti scriveva: “La filosofia di questo decreto va contro il buon senso, contro le norme internazionali e contro quarant’anni di storia di giustizia minorile. Alla guerra ai poveri ci avevano già abituati in passato. Serviva la guerra ai poveri minorenni per aggiungere un nuovo vergognoso tassello”.