di Concita De Gregorio
La Repubblica, 22 gennaio 2023
Si possono attivare sondaggi, petizioni online per chiedere di sostituire un ministro. Ma è solo un’illusione. È una truffa far credere all’uomo della strada che è lui a decidere, ma funziona. È destinato al fallimento, allo scherno chi provi a mettere in guardia dall’inganno perché a nessuno piace sentirsi raggirato: ciascuno desidera sentirsi padrone e non strumento. La supremazia dell’autostima muove i giochi, soprattutto quando è infondata. Però è una truffa, ed è anche molto pericolosa, la sensazione indotta che la democrazia del clic abbia il potere - per esempio - di cambiare un governo. Il potere lo ha chi tira i fili e servirebbero molto studio, molta memoria della storia, molto lavoro sulla comprensione del presente per sapere chi sono i burattinai. Tutte materie in disuso (la memoria, il lavoro, lo studio) denigrate come elitarie, classiste. La conoscenza, unico possibile riscatto per chi non ha soldi né quarti di nobiltà, è stata con sapienza declassata a odioso privilegio. Che sia l’uomo della strada, avanti, a dire la sua: ecco la vera rivoluzione di popolo.
E così si possono attivare un sondaggio, una petizione online per chiedere di sostituire un ministro. Vi piace? Non vi piace? Votate, potete eliminarlo. A mia modesta memoria è la prima volta. Ci sono state campagne di stampa, certo, contro ministri e presidenti. Memorabili remoti precedenti. Mai, però, contatori attivi sullo schermo: cinquantamila, centomila, un milione. Il sottotesto è: siete voi, siamo noi a decidere. Ma non è vero, non è così: non in questa forma. Il celebre “uomo della strada” ha uno straordinario strumento: il voto, quando e se lo esercita. La democrazia rappresentativa ha regole precise che le hanno consentito di funzionare fin qui. Bene seppure non benissimo, certo, eppure resta - la democrazia - il meno ingiusto e sanguinario dei sistemi di governo. Ci sono regole, dicevo, che prevedono passaggi intermedi. L’elettore sceglie le persone (talvolta) o i partiti: vota alle elezioni. Le forze politiche che le vincono sono chiamate a formare un governo: è il capo dello Stato che conferisce loro l’incarico, ed è sempre il capo dello Stato a vagliare la lista dei ministri. A partire da quel momento, se ha la fiducia dei parlamentari eletti dal popolo, il governo è in carica. Non sono gli elettori a scegliere i ministri né dunque - per un semplicissimo principio di reversibilità - non sono loro a poterli revocare. Far credere che basti invece una petizione online per ottenere il risultato genera in un’opinione pubblica mediamente inconsapevole (analfabeta di sistemi complessi, è impopolare dirlo ma è la verità) la convinzione di essere in grado di fare e disfare un governo. È questa la modernità? O è il level five di un videogioco che si è sostituito alla vita reale, un televoto universale per cui decidi chi resta e chi esce, come a X Factor, dalla poltrona di casa col tuo telecomando, con un sms (fino a cinque, in certi casi. Ma perché cinque? Uno vale cinque?).
Elly Schlein, che per biografia è senz’altro la più moderna se si applica il criterio anagrafico, è la più giovane, si è battuta per il voto online alle primarie del Pd: più “moderno”, appunto, ha detto. Non sono sicura del contrario: che per essere ammessi al processo democratico si debba faticare, stare in fila al freddo e sotto la pioggia, camminare sudando sotto il sole, fare chilometri in auto. Lo sforzo fisico spesso serve ma sovente non basta alle cause. Tuttavia constato che ogni volta che esce un nuovo modello di sneakers, ci sono dei saldi pazzeschi, arriva sul mercato un nuovo modello di telefono volutamente limitato per generare desiderio di essere nella cerchia dei fortunati possessori: ecco allora le file all’addiaccio, gli accampamenti notturni sono la regola. Il desiderio ha mutato obiettivo: avere qualcosa ha preso il posto di essere qualcuno, con la realtà non si discute.
Ma dalle antiche file ai seggi per votare alle attuali file davanti al negozio della multinazionale c’è tutto il senso del tempo trascorso dal Novecento fin qui: un racconto che aspetta un gran romanziere. Sarebbe ben triste se fosse questa la modernità. I followers, l’uomo qualunque di ritorno, l’uno vale uno, lo spioncino sulle vite degli altri, la presunta democrazia dei social, i profili fasulli, i big data, gli spioni, i truffatori, le teste a uovo degli hater farlocchi.
Il capitalismo non funziona più, scrive in una lunga inchiesta Der Spiegel: la crescita economica indietreggia ovunque, il divario fra ricchi e poveri aumenta, la globalizzazione accresce le disparità, moltitudini muoiono in mare. La crisi climatica è fuori controllo. La politica di fronte allo strapotere dell’economia non ce la fa, è completamente succube. La democrazia virtuale è diventata il tribunale supremo: la popolarità si misura in followers, la seduzione e l’inganno - il commercio, insomma - determinano chi conta, chi influenza e chi no. Marx aveva ragione, è il titolo dell’inchiesta.
Diffiderei della modernità, se è questa. Ci sono segnali, remoti ma percettibili, di saturazione. Questo tempo sta finendo. Una volta, anni fa, Edgar Morin disse a una conferenza, in Italia, che quando tutto questo sarà finito bisognerà ripartire dalle mani, dalle cose. Non è questione di cultura alta o bassa, non è che i filosofi e i poeti siano qualcuno di cui diffidare e le popstar no: dipende da quello che dicono, da quello che fanno.
Forse non è ancora il momento, ma sarebbe buona cosa intravedere il futuro - soprattutto per chi fa politica. Il futuro remoto, insieme a quello assai più interessante per chi deve mantenere il suo posto: i prossimi tre mesi. In questo senso la vecchia democrazia rappresentativa, stanchissima, esausta, la terrei di gran conto almeno fino a che un nuovo modello non si sia manifestato come possibile e migliore. Sono sempre i più poveri quelli che ci rimettono di più. Nelle guerre, nelle rivoluzioni, nella vita di ogni giorno. Non sono sicura che intrattenerli in un videogioco, come si fa coi bambini quando non si sa che farne, sia la più generosa delle idee. Chi resterà alla fine dalla gara? Chi sarà a sgominare tutti quelli che, creduloni, si sono consegnati a una partita orchestrata da altri? Restare al potere è tutto quel che interessa a chi comanda. Conservarlo ad ogni costo. Anche facendoti credere di concedertelo in dote, pensa te, con un clic.










