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di Paolo Valente*

Corriere della Sera, 11 giugno 2024

Il Progetto sperimentale di Giustizia riparativa è stato presentato al Convegno promosso da Caritas Italiana in collaborazione con PiscoIus. Le parole di Papa Francesco. “Se la giustizia riparativa è un paradigma lo dobbiamo diffondere in tutte le azioni che la Caritas porta avanti”. È la sintesi di don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, che fa il punto della situazione rispetto all’impegno Caritas in questo specifico ambito. L’occasione è data dal convegno appena concluso a Roma all’insegna delle parole di papa Francesco: “La cultura della giustizia riparativa è l’unico e vero antidoto alla vendetta e all’oblio, perché guarda alla ricomposizione dei legami spezzati”. Un paradigma che può contaminare e farsi contaminare al di là dell’ambito strettamente giudiziario. L’invito è quello di insistere sulla “pedagogia dei fatti”, alla quale l’approccio “restorativo” può dare un impulso di innovazione, in un contesto sociale che ha bisogno di ascolto e di strumenti di risoluzione pacifica e intelligente dei conflitti.

Il Progetto sperimentale di Giustizia riparativa presentato al Convegno è promosso da Caritas Italiana in collaborazione con PiscoIus - Scuola romana di psicologia giuridica. Ha coinvolto per diciotto mesi otto Caritas diocesane espressione di tutto il Paese - Agrigento, Ancona, Cerignola, Cuneo-Fossano, Milano, Napoli, Prato, Verona - e ha mirato a far conoscere la Giustizia riparativa, a divulgare e sperimentale il suo paradigma e ha al tempo stesso mostrato la fattibilità di un percorso nel quale la Caritas può essere protagonista nell’attivare cambiamenti, attraverso la responsabilizzazione delle comunità. Migliaia le persone che hanno partecipato al percorso tra scuole, comunità ecclesiali, carceri e territori.

“La giustizia riparativa è un paradigma”, ribadisce Patrizia Patrizi, ordinaria di Psicologia giuridica e pratiche di giustizia riparativa presso l’Università di Sassari, presidente dell’European forum for restorative justice. La docente ha accompagnato il percorso delle Caritas diocesane ed è convinta dell’effetto generativo insito in questo approccio trasversale, che può e deve essere applicato in diversi contesti e per diversi scopi: scuole, prigioni, quartieri, città, luoghi di lavoro.

Interventi anche di Maria Costanza Cipullo, referente per l’educazione alla salute alla legalità e all’educazione finanziaria del Ministero dell’Istruzione e del Merito e di Gherardo Colombo, presente con un videomessaggio. Il futuro della Giustizia riparativa, dice l’ex magistrato, “dipende dall’impegno che le persone ci mettono e prima ancora dalla pratica perché non è semplice e coinvolge le emozioni”. Importanti nella giornata di sabato le sessioni parallele di lavoro e i contributi di Gianluigi Lepri (coordinatore del Team delle pratiche di giustizia riparativa dell’Università di Sassari), Lucrezia Perella (“Cerchiamo di portare avanti una trasformazione interiore…”), Micaela Furiosi (“Una giustizia gentile perché non parte dall’altro…”). Conclusioni, ringraziamenti e prospettive per il lavoro che ci attende (con il “sogno delle città riparative”) affidate a Cinzia Neglia, referente per Caritas Italiana dell’ambito Giustizia. Il “paradigma” è innovativo ed efficace perché non può essere calato dall’alto né imposto. Parte dal coraggio che le persone sanno trovare in sé stesse e nelle comunità capaci di ascolto e di accoglienza. Tutte le informazioni e i materiali si trovano a questo link: https://www.caritas.it/convegno-sulla-giustizia-riparativa/

*Vicedirettore Caritas Italiana