di Gianluca Mercuri
Corriere della Sera, 15 settembre 2023
Tra tecnicalità spesso astruse, norme che si accavallano e idiosincrasie politiche all’apparenza invincibili, gli aggiornamenti sulla questione dei migranti. Un altro scontro sui migranti con Germania e Francia. Il nuovo Patto europeo abbozzato in giugno e atteso ora da una complicata approvazione. Una maggioranza di governo sempre più sensibile al richiamo della foresta antieuropeista e che grida al tradimento. La questione immigrazione necessita di aggiornamenti continui, tra tecnicalità spesso astruse, norme che si accavallano e idiosincrasie politiche all’apparenza invincibili. Punto per punto.
Lo stop franco-tedesco - Il quotidiano Die Welt ha rivelato che, dalla fine di agosto, il governo Scholz ha comunicato di avere sospeso il cosiddetto “meccanismo volontario di solidarietà” con l’Italia a causa “della forte pressione migratoria verso la Repubblica federale”. Alla base della decisione c’è il mancato rispetto del Regolamento di Dublino, che impone ai Paesi di primo approdo non solo di accogliere i richiedenti asilo, ma di riprendersi quelli che si spostano poi in altri Paesi Ue, i cosiddetti movimenti secondari.
Il meccanismo di solidarietà - Concordato nel 2022 con Germania, Francia e altri 11 Paesi, prevedeva che Berlino accogliesse in un anno dall’Italia 3.000 migranti e Parigi 3.500. La Germania ne ha poi accolti poco più di mille, la Francia ha smesso dopo lo scontro con l’Italia sulla nave Ocean Viking, cui in novembre fu impedito lo sbarco nei nostri porti e che fu poi accolta a Tolone. In più, Parigi ha appena deciso di blindare ulteriormente il confine tra Mentone e Ventimiglia, da dove, secondo il ministro dell’Interno Gérald Darmanin, nelle ultime settimane si è registrato un aumento del 100% dei flussi.
La reazione italiana 1 - C’è il detto e il non detto. Nel detto, sono significative le parole della vicecapogruppo al Senato della Lega, Mara Bizzotto: “Ancora una volta la Germania, governata da socialisti e verdi compagni di partito di Schlein e Bonelli, e la Francia, guidata dal liberale Macron amico di Renzi e Calenda, hanno sbattuto le porte in faccia all’Italia sul’emergenza immigrazione. Altro che solidarietà europea. Per l’ennesima volta Scholz e Macron, che in Europa fanno parte delle stesse famiglie politiche del Pd e di Italia Viva-Azione, hanno scandalosamente deciso di lasciare sola l’Italia. Come mai i falsi buonisti del Pd e del Terzo Polo non aprono bocca sulle vergognose decisioni del governo tedesco e francese? Forse sono d’accordo con i loro amici Scholz e Macron? Resta un mistero come, anche all’interno del centrodestra italiano, ci sia ancora qualcuno che preferisca fare inciuci in Europa con i socialisti e i liberali che, lo vedono tutti, agiscono contro gli interessi del nostro Paese. Solo la Lega, in Italia e in Europa, è garanzia di coerenza e difesa degli italiani”.
Perché è importante - Perché la reazione leghista spiega che tipo di campagna elettorale avremo: un centrodestra sempre più incline a polemizzare con l’Europa, la Francia e la Germania e ad additare tutte le opposizioni come nemiche dell’interesse italiano. Ma anche a dividersi al suo interno tra chi rivendica una purezza sovranista incontaminata (la Lega) e chi con l’estabishment europeo non può rompere o per vocazione e necessità di sopravvivenza (Forza Italia) o perché ha constatato, guidando il governo, che senza compromessi con i due Paesi più forti l’Italia va a sbattere (Fratelli d’Italia).
La reazione italiana 2 - È quella, non ufficiale, del ministero dell’Interno, che ammette che quella tedesca è una contromossa, rispetto a precedenti decisioni italiani. Fanno sapere le fonti del Viminale: “È vero, non accettiamo più riammissioni di migranti da altri Paesi in virtù dello straordinario afflusso a cui l’Italia è chiamata a far fronte da mesi. La vecchia logica della responsabilità del Paese di primo ingresso del regolamento di Dublino è ormai superata dalla bozza del nuovo Patto approvato a giugno a Lussemburgo con una prospettiva assolutamente diversa di politica continentale”.
Quindi è l’Italia che non ha rispettato le intese? Risposta in una parola: sì. La risposta più articolata è nelle ammissioni del Viminale. Ma anche nelle repliche esplicite dei tedeschi, attraverso il portavoce del ministero dell’Interno Maximilian Kall: “Da tempo”, ha ribadito Berlino, l’Italia non accetta più persone provenienti dalla Germania che secondo le regole di Dublino dovremmo essere noi a rimpatriare perché siamo noi il primo Paese Ue in cui sono approdate. Persone, cioè, inizialmente registrate nell’Ue in Italia, ma che poi si sono trasferite illegalmente in Germania: in tutto 12.400, di cui soltanto 10 sono state ri-trasferite in Italia. Per questo motivo è stato interrotto l’invio di “squadre in Italia per condurre colloqui e preparare il trasferimento di migranti nell’ambito del meccanismo di solidarietà volontaria”. Insomma: tu non ti riprendi i migranti che dovresti riprenderti per legge e io non mi prendo i migranti che potrei prendermi per solidarietà.
Il nuovo Patto in discussione - Ora la faccenda si complica. Perché? Perché nelle prossime settimane i governi europei devono chiudere il negoziato sul nuovo Patto per la migrazione e l’asilo. Tra le intese raggiunte in giugno, spicca il fatto che neanche questa volta la redistribuzione obbligatoria dei migranti è passata. Gli Stati membri dovranno in teoria partecipare alla ricollocazione di almeno 30 mila migranti all’anno, che diventerebbero 60 mila l’anno successivo, poi 90 mila e infine 120 mila dal quarto anno in poi. In alternativa si potrà scegliere di pagare 20 mila euro per migrante al fondo comune per la gestione delle frontiere esterne. Polonia e Ungheria hanno però già detto che si rifiuteranno sia di ricollocare sia di pagare (in Polonia si terrà in proposito un referendum il 15 ottobre, insieme alle elezioni politiche).
Movimenti secondari ancora più blindati - Sono, come si è visto, quelli dei migranti da un Paese Ue all’altro, da sempre motivo di malcontento dei Paesi del Nord, a cominciare dalla Germania. Da questo punto di vista, il nuovo accordo rappresenta per loro un chiaro successo: i Paesi di primo ingresso come il nostro, infatti, mentre finora erano tenuti a riprendere in carico i richiedenti asilo che si erano spostati in un altro Paese Ue fino a un anno dal momento del loro arrivo in Europa, ora hanno accettato di raddoppiare questo obbligo, estendendolo a due anni. E dovranno farlo anche con procedure più rapide e semplificate. Per i Paesi mediterranei, a cominciare dall’Italia, si tratta insomma di un evidente peggioramento rispetto alle regole di Dublino. Ma non basta.
E la regola di primo approdo blindatissima - L’Italia ha rinunciato a contestare l’obbligo di farsi carico dei migranti in quanto Paese di primo sbarco (come Malta, Cipro e Grecia). Ma qual è la presunta convenienza? La scelta del governo Meloni è stata annunciata dalla premier fin dall’inizio del suo mandato, quando, parlando in Senato a metà dicembre, fu esplicita: “Non credo che la soluzione al tema dell’immigrazione siano le ridistribuzioni, il tema non è rivedere il Regolamento di Dublino. La soluzione è fermare le partenze, difendere i confini esterni dell’Ue”. La linea italiana è dunque chiara: accettare di accollarsi i migranti e perfino di riaccollarseli senza problemi se sono riusciti a spostarsi entro due anni in altri Paesi Ue, nella convinzione di potersene liberare in termini ragionevolmente rapidi, dopo avere “processato” le loro richieste in modo molto più veloce di prima e averli tenuti nel frattempo in luoghi “sicuri”, da cui non possano scappare e rendersi clandestini. Con la variante emersa ieri: l’obbligo di riassorbire i movimenti secondari è accettato sulla carta ma non applicato nella realtà, con la conseguente reazione tedesca.
L’obiettivo: meno arrivi e più rimpatri - È questa, in sostanza, la linea italiana, che il governo spera di rendere concreta grazie all’allargamento dei Paesi considerati “sicuri” in cui rimpatriare i migranti e la possibilità di spedire i richiedenti asilo respinti non solo verso il loro Paese di origine, ma anche verso un Paese con cui abbiano altri tipi di legami, nel quale per esempio siano transitati, o siano stati trattenuti durante la loro rotta migratoria. Per questo il nostro governo ha puntato tutto sull’accordo con la Tunisia, nella speranza che faccia entrambe le cose che gli stanno a cuore - arginare le partenze e riprendersi una grande quantità di migranti, non solo tunisini - in cambio di cospicui finanziamenti europei. Il patto, però, non è ancora decollato, per l’ambiguità del regime del presidente Saied, incline a prendere più soldi e meno migranti possibili.
Tanti profughi, ma meno degli altri - È la realtà delle cifre che, nelle stanze di Bruxelles, rende gli argomenti italiani meno consistenti di quanto sembrino generalmente a noi. Neanche l’enorme aumento registrato durante il governo Meloni, con quasi 120 mila sbarchi nel 2023, ci colloca tra i Paesi che devono sopportare più arrivi: siamo anzi quarti dietro a Germania, Francia e Spagna per numeri assoluti, e addirittura settimi in rapporto alla popolazione, superati anche da Grecia, Olanda e Cipro. Il che non toglie che gli altri, soprattutto la Francia, abbiano l’interesse a fare dell’Italia, come dice Lucio Caracciolo, la principale “carta assorbente” dei migranti. Il punto è che siamo sfavoriti da molti fattori: quello geografico, quello economico - i tanti dossier in cui qualunque governo italiano che sbatta i pugni sul tavolo poi se li deve fasciare - e quello politico, con l’avvicinarsi di elezioni che inducono tutti, non solo noi, a irrigidirsi e a curare i rispettivi elettorati. Tutto questo, però, dovrebbe consigliare anche a questo governo quello che hanno sperimentato tutti gli altri: senza accordi con la Germania e la Francia non si va da nessuna parte.










