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di Fiorenza Sarzanini

 

Corriere della Sera, 1 agosto 2018

 

La denuncia si può presentare al più tardi sei mesi dopo il fatto. Ma sono troppo pochi. Ci sono donne che non denunciano subito la violenza. Alcune hanno paura, altre si vergognano, altre ancora hanno bisogno di tempo per elaborare quanto accaduto. Ma c'è anche chi teme di non riuscire a dimostrare di essere stata molestata e quindi rinuncia, salvo poi decidere di uscire allo scoperto solo quando ha la certezza di essere creduta. La legge però parla chiaro: il tempo massimo per rivolgersi alla magistratura è di sei mesi dal fatto, se si va oltre non si può procedere.

È accaduto anche nel caso di Fausto Brizzi, il regista accusato pubblicamente da dieci donne di averle molestate o costrette a rapporti sessuali dopo averle invitate nel suo appartamento per svolgere un provino. Tre di loro avevano poi deciso di presentare un esposto alla procura di Roma: in un caso il racconto non è stato ritenuto fondato, per gli altri due le denunce sono state ritenute tardive perché si riferivano a episodi accaduti uno o due anni prima. La legge consente di procedere d'ufficio soltanto "se la vittima ha meno di 14 anni; se l'aggressore è il genitore, anche adottivo, o il convivente, il tutore; se l'aggressore è un pubblico ufficiale; se il fatto è commesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio".

Sarebbe opportuno rivedere le norme per ampliare questa "rosa" o comunque per allungare i termini. Si tratterebbe di una misura di protezione necessaria proprio per convincere le donne a parlare, per rassicurarle. Soprattutto per evitare che siano i molestatori a sentirsi rassicurati dal fatto che basteranno appena sei mesi per uscire indenni da ogni rischio penale.