di Marco Cafiero*
progettouomo.net, 26 novembre 2025
Le esigenze di sicurezza si fanno sempre più serrate a discapito delle esigenze di benessere collettivo. Uno scontro titanico che assume gli usuali toni della politica urlata, lontana dai ragionamenti e dalle mediazioni. Siamo ancora vittime dei compromessi, ma mediare sugli interessi collettivi rimane sempre un terreno pericoloso. Oggi la Circolare n. 454011 del 21.10.2025 a firma del DAP - Direttore Generale dei detenuti e del trattamento - giunge inattesa rispetto alle aspettative di inclusione e modifica dello stile di vita dei detenuti.
Si ravvisa una certa incuranza rispetto al grido di allarme relativo al sovraffollamento e al problema dei suicidi in carcere; perché ciò rappresenta un’inversione di marcia rispetto agli intenti tesi ad abbassare il livello di recidiva e a rendere l’espiazione della pena un momento di fruizione di opportunità reinseritive
È particolarmente condivisibile la preoccupazione espressa dal coordinamento dei Magistrati di Sorveglianza riguardo alla centralizzazione dell’approvazione delle attività trattamentali che va a compromettere “molti dei progetti faticosamente portati avanti da Cooperative, associazioni, mondo dell’educazione e di tutto il Terzo Settore”
Ma quello che più allarma è la palese incongruenza con il dettato Costituzionale che sancisce la finalità rieducativa della pena il cui perseguimento subisce un sostanziale spostamento dalla Direzione dell’Istituto ad un organismo centralizzato che manca totalmente della visione globale della persona ristretta, rallentando quel meccanismo trattamentale che si invoca a gran voce e che rappresenta l’elemento fondamentale dell’esecuzione penale.
La presa di posizione del Coordinamento dei Magistrati di Sorveglianza, invece, rappresenta una visione sicuramente congruente alla normativa vigente, a cui mi unisco.
Come sostiene il Garante dei Detenuti del Comune di Milano, Dr. Luigi Pagano, le norme esistono e basterebbe applicarle!
Tutto il mondo sociale giustamente si trova nella difficoltà di vedere sfumare i progetti maggiormente inclusivi a fronte di un irrigidimento delle procedure di ammissione.
La centralizzazione, anche se limitata ai circuiti di alta sicurezza - ma rischia di divenire un fenomeno a cascata attesa la commistione di presenze negli istituti deputati - esautora sia i Direttori degli Istituti sia la magistratura di Sorveglianza il cui contributo all’approvazione dei progetti fino a questo momento era determinante.
Il grido di allarme di questo Garante che si unisce al coro di chi realmente investe nella creazione di un benessere collettivo, intende sensibilizzare la popolazione che con preoccupante frequenza resta indifferente alle vicende carcerarie come se si trattasse di un mondo a parte. Questo Garante chiede anche alla Istituzioni Locali di esprimere un forte dissenso rispetto ad iniziative governative caratterizzate da timore per la sicurezza.
Leggendo la nota esplicativa a firma del Dr. Ernesto Napolillo, Direttore Generale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, si avverte una crescente ansia di separare categorie di detenuti quasi fossero cittadini altri al fine di interrompere carriere criminali di un certo peso, privando loro di opportunità inclusive.,
Si legge che la consorteria criminale debba essere interrotta per evitare il perpetuare dei legami con il contesto criminale di provenienza. L’obiettivo è sicuramente condivisibile, non lo è la negazione del principio costituzionale rendendo molto più complessa la fruizione di quelle opportunità che il territorio offre.
Si legge la necessità di affermare una progressione trattamentale sicuramente lenta e burocratizzata all’eccesso che non vanifica affatto i legami criminali, anzi li rinforza esasperando un tessuto di illegalità volto a superare le barriere contenitive.
Quello che il Dipartimento dimentica è che non sono mai state le attività trattamentali a creare i problemi di sicurezza espressi e le note esplicative rilasciate non prendono in considerazione questo elenco e non chiariscono a sufficienza la distinzione dei reparti in cui il regime deve essere adottato, attesa la commistione di cui si fanno portavoce proprio i Magistrati di Sorveglianza.
Solo chi conosce da vicino la realtà carceraria sa benissimo che questo accentramento equivale ad inibire la partecipazione della comunità esterna che ha la quasi totale esclusiva delle attività trattamentali e porta alla perdita di quella sensibilità sociale per cui tanto si lavora e si è lavorato negli anni. In questo modo diventerà incomprensibile il metodo di valutazione espresso ad una distanza siderale dal luogo in cui si esegue la pena passando sopra ad anni di sforzi, di discussioni, di incontri, di confronti e scontri per rendere almeno più umano l’ottenimento di diritti dei detenuti.
Inoltre, si dimentica, o si vuole dimenticare, che egli Enti esterni hanno bisogno di tempi abbastanza certi per la realizzazione delle attività trattamentali dovendo spesso rendicontare l’avvio o meno dei progetti, pena la scadenza degli stessi; le autorizzazioni dell’Ufficio centrale saranno rilasciate con tempi molto lenti attese le trafile burocratiche necessarie e la mole delle richieste che giungeranno. Il rischio è che una volta eventualmente ottenute le autorizzazioni gli enti non avranno più possibilità di attuarle. Se è incomprensibile un accentramento di tali provvedimenti autorizzativi per i circuiti dell’Alta sicurezza, (dimostrando una sfiducia nella capacità valutativa delle Direzioni degli istituti e della Magistratura di Sorveglianza) ancora più incomprensibile appare usare lo stesso metodo anche per gli altri circuiti presenti eventualmente nello stesso istituto
Infatti, molti Istituti Penitenziari hanno al loro interno vari circuiti, solo il Carcere di Genova Marassi va dalla custodia attenuata all’alta sicurezza, perché metterli sullo stesso piano?
Questo Ufficio del garante esprime, dunque, una reale preoccupazione su come le circolari, in fondo nella gerarchia delle fonti, attentino a quella legge che dovrebbero cercare di attuare nello spirito con cui è stata emanata.
Questo Ufficio del garante invoca una mediazione tra le esigenze di Sicurezza e quelle di congruenza con il dettato costituzionale
*Garante Comune di Genova dei diritti delle persone private della libertà personale, in collaborazione con Santina Spanò e Fabio Ferrari










