di Ferruccio de Bortoli
Corriere della Sera, 24 luglio 2022
La campagna elettorale rischia di svolgersi, complice la fretta e il periodo estivo, sotto una campana di vetro. Con molta fantasia e una vacanza dai problemi reali del Paese.
A giudicare dalle prime battute non sarà una campagna elettorale noiosa. Tutt’altro. E nemmeno arida di promesse, anche acrobatiche. La fantasia italica è inimitabile. Il caldo fa già la sua parte. Del resto - come notava ieri sul Corriere Antonio Polito - nessuno ha avuto il coraggio, nel mercoledì della viltà repubblicana, di prendersi la responsabilità diretta della caduta del governo. La colpa è sempre dell’altro. Anzi dello stesso Draghi che non ne aveva più voglia e ha fatto di tutto per far saltare il tavolo.
Ora gli stessi autori preterintenzionali della crisi si presenteranno davanti agli italiani assumendo, con la dovuta solennità, una serie di impegni per la prossima legislatura. È curioso notare come il discorso (d’addio) del presidente del Consiglio sia stato al centro di infinite discussioni sui toni scelti e sui destinatari delle sue critiche. Assai meno, se non del tutto, sui contenuti, sulle grandi questioni aperte del Paese.
Se c’è una critica che possiamo rivolgere a Draghi è forse quella di averlo fatto, quel discorso di verità, un po’ tardi. E di aver lasciato che i partiti della rissosa maggioranza di unità nazionale interpretassero per estensione alcune sue frasi legate strettamente all’emergenza. Come “è il tempo di dare e non di prendere” o la necessaria distinzione tra debito buono e cattivo. Alla domanda, ripetuta più volte, (“Siete pronti?”) la risposta negativa era già stata data nei fatti. Purtroppo.
Tutto si è svolto come se il Paese vivesse in uno splendido isolamento, protetto da una campana di vetro. Gli stranieri, non capendo perché sia stato fatto fuori l’italiano di maggior prestigio e credibilità al mondo, proprio in questo momento, con una guerra in corso e le tante emergenze, si rifugiano nei peggiori pregiudizi.
Anche la campagna elettorale rischia di svolgersi, complice la fretta e il periodo estivo, sotto una campana di vetro. Con una vacanza dai problemi reali del Paese. E allora quel “Siete pronti?” può avere un significato diverso ma ugualmente importante. Sono pronte le forze politiche ad affrontare con realismo e onestà i temi sollevati in Senato da Draghi con una sincerità al limite della durezza? La domanda è rivolta anche a quei partiti che si richiamano assai genericamente all’Agenda Draghi. Una formula, quella dell’agenda, apparsa in passato più una discriminante, un confine politico, che un vero e proprio programma.
La guerra in Ucraina sembra dimenticata. La caduta del governo è stata accolta con soddisfazione al Cremlino. Le ambiguità nei rapporti con Putin andrebbero sciolte davanti agli elettori, ammettendo eventuali errori. Non si può far finta di niente. La solidarietà con l’Ucraina - ricordava Draghi - si esprime anche e soprattutto con l’invio di armi. “Il solo modo per difenderla”. Dite sì o no, su questo punto, non forse o si vedrà. Nessun altro governo è riuscito a ridurre la dipendenza dal gas russo, dal 40 al 25 per cento, in tempi così brevi.
A palazzo Chigi c’era Berlusconi quando l’Eni, con il progetto del gasdotto South Stream (che tagliava fuori l’Ucraina), prevedeva di arrivare addirittura al 55 per cento. Non si può dire sì ai rigassificatori a livello nazionale e no a livello locale come accade a Piombino (tutti eccetto Azione e Italia Viva) ma per fortuna non a Ravenna. Oppure approvare entusiasticamente le rinnovabili e gestire regioni, come la Sardegna (che va a carbone) o la Sicilia, che le ostacolano o non le vogliono.
Tutti sono d’accordo (e ci mancherebbe altro) sulla necessità di non perdere i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). La prossima rata di 19 miliardi è a rischio. Quelle dopo ancora di più. Sono soldi europei (sussidi e prestiti). C’è chi lo ha furbescamente dimenticato. Chi è al governo degli enti attuatori, in particolare le Regioni, forse qualche spiegazione in più, su tanti ritardi, dovrebbe darla agli elettori. E sciogliere l’enigma su come si concili l’autonomia regionale, ancorché differenziata, con gli obiettivi, necessariamente nazionali, della transizione energetica e digitale. Nel campo sanitario il quesito riguarda, per esempio, il funzionamento del fascicolo sanitario digitale e della rete di telemedicina.
E poi ci sarebbe (l’argomento è sempre accolto con noia e fastidio) un “piccolo” debito pubblico a cui badare. Dopo le ultime decisioni della Banca centrale europea, con i tassi in crescita e la riduzione progressiva degli acquisti di titoli pubblici, ogni proposta di scostamenti di bilancio avrà un costo immediato (sui mercati e sulla percezione del rischio Italia) anche se poi resterà lettera morta. E visto che il prossimo esecutivo dovrà porre mano in fretta alla legge di Bilancio 2023, sarebbe un atto di onestà politica dire già in campagna elettorale come si ridurrà progressivamente il deficit, non fare a gara per ampliarlo con promesse - sulle pensioni per esempio - prive di copertura.
Se si è responsabili si è più credibili. Va sciolto l’enigma della delega fiscale e del suo incerto destino in Senato, soprattutto da parte di chi nel centrodestra era in maggioranza e l’ha votata. Chi propone, come la Lega, la fantasmagorica rottamazione delle cartelle esattoriali, forse avrebbe il dovere di rispondere a quel passaggio del discorso di Draghi in cui si ricordavano i 1.100 miliardi di crediti residui del Fisco. Quelli aggredibili, per la verità, sono molti meno. Che facciamo strizziamo ancora gli occhi agli evasori?
Tutti d’accordo nel voler ridurre le tasse sul lavoro. Ci sarà anche qualcuno che avrà il coraggio politico di spiegare che, per farlo, sarà necessario aumentare altri tributi? E, inoltre, di affermare che senza concorrenza, nella difesa delle corporazioni grandi e piccole, non c’è crescita. Né spazio per i giovani che hanno torto di non essere una lobby. Il declino demografico si contrasta poi con una seria e realistica politica sull’immigrazione, di cui abbiamo bisogno. Non con inutili e dannosi slogan sovranisti.
L’Italia - ha detto Draghi - è un grande Paese libero e democratico sorretto dalla forza dei suoi valori e del suo convinto europeismo. Ha compiuto un “miracolo civico” reagendo bene - con il suo immenso capitale sociale fatto di comunità coese e virtù diffuse - alle emergenze che l’hanno colpita. Merita una campagna elettorale seria e responsabile. All’altezza del disgraziato momento storico che stiamo vivendo.










