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di Luigi Ferrarella

 

Corriere della Sera, 19 settembre 2019

 

La domanda è sempre la stessa: affinché ci si ricordi della carenza di posti nelle "Rems-Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza" aperte dopo la sacrosanta chiusura dei vecchi ospedali psichiatrici giudiziari, bisogna proprio aspettare sempre che una persona "socialmente pericolosa", ma "non imputabile per incapacità di intendere e volere" al momento del reato commesso (e dunque per legge incompatibile con il carcere), faccia del male a qualcuno? O che, tacitamente e illegalmente trattenuta in carcere, si suicidi?

Prova a svincolarsi da questa condanna il protocollo appena sottoscritto in Corte d'appello da magistrati, avvocati, Regione e sistema penitenziario per sbloccare l'impasse delle situazioni pratiche. Con una premessa: che la Rems, avverte il giudice Simone Luerti, "sia applicata solo in caso di pericolosità sociale particolarmente elevata in rapporto a condizione clinica della persona e gravità del reato", in modo da offrire la "migliore cura" nel rispetto "delle esigenze di sicurezza sociale".