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Ristretti Orizzonti, 14 ottobre 2026

Condanniamo con la massima fermezza la violenta campagna mediatica che sta intossicando il dibattito pubblico. Spacciare per vera l'invenzione che i detenuti sottoposti al 41-bis possano accedere a permessi premio è un atto di pura mistificazione, orchestrato unicamente per scatenare un panico sociale artificioso. Questo sciacallaggio informativo mina la fiducia nelle istituzioni giudiziarie e calpesta i principi costituzionali fondanti della nostra civiltà del diritto.

I fatti smentiscono categoricamente ogni allarmismo. Per quanto riguarda la detenzione differenziata ex art. 41-bis, la legge sancisce un blocco totale e inderogabile che esclude tassativamente qualsiasi beneficio premiale o misura alternativa, rendendo ogni contraria affermazione una menzogna sfacciata. Allo stesso modo, per i delitti di cui all'art. 4-bis, le riforme del 2022 hanno eretto uno sbarramento istruttorio d'acciaio che azzera qualsiasi automatismo o concessione superficiale.

Per ottenere una misura alternativa, il richiedente deve abbattere un muro probatorio imponente e dimostrare l'assoluta rescissione di ogni legame con la criminalità organizzata, superando il vaglio rigoroso e gli stringenti accertamenti patrimoniali della Procura Distrettuale Antimafia, della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo - che dispongono di ben novanta giorni per le opportune verifiche -, delle autorità di pubblica sicurezza, degli operatori e dei vertici dell'istituto penitenziario.

La pena non può ridursi a una vendetta di Stato. Se la detenzione conserva una funzione costituzionale e umana, è perché deve puntare alla riabilitazione dell'individuo.

Quando una persona, pur condannata per reati di spiccata gravità, affronta questo severissimo percorso e dimostra un autentico ravvedimento, il suo reinserimento risponde al primario interesse della collettività, giacché restituire alla società un cittadino rinnovato significa spezzare per sempre le catene della reiterazione delittuosa.

Respingiamo inoltre con forza la sciagurata ipotesi di accentrare le decisioni sui permessi in capo al Tribunale di Sorveglianza in composizione collegiale anziché all’organo monocratico.

Un simile assetto condannerebbe la giustizia alla paralisi totale: in uffici già stremati da strutturali carenze di personale e risorse, questa scelta congelerebbe i diritti dei ristretti, distruggendo ogni prospettiva di riabilitazione e facendo crollare l'intero sistema della giurisdizione di sorveglianza.

Maria Brucale

Ladislao Massari

Michele Passione

Valentina Alberta

Antonella Calcaterra

Alessandro Ricci

Annamaria Alborghetti

Maria Teresa Pintus

Rosaria Manconi

Laura Cesaris

Stefania Amato