di Enrica Riera
Il Domani, 19 luglio 2025
Il 25 luglio dello scorso anno l’attivista aveva denunciato quanto accaduto dopo un’azione dimostrativa e pacifica realizzata dal movimento presso il palazzo comunale. Oggi il gip archivia la posizione dell’agente donna che aveva realizzato la perquisizione. Ma chiede una nuova imputazione. C’è una novità sulla vicenda giudiziaria che riguarda l’attivista di Extinction Rebellion che il 25 luglio dello scorso anno aveva denunciato la perquisizione personale subita all’interno della questura di Bologna dopo un’azione dimostrativa e pacifica realizzata dal movimento presso il palazzo comunale.
La giovane attivista aveva sottolineato i modi “particolarmente invasivi” utilizzati dagli operatori che avevano proceduto alla perquisizione, “ritenuta illegale e in contrasto con i diritti”. Ma il pm a febbraio scorso aveva chiesto di archiviare. Oggi, dopo l’opposizione presentata dalla denunciante, il giudice Letizio Magliaro del tribunale di Bologna ha deciso di archiviare la posizione dell’agente donna verso cui si era inteso procedere e che aveva materialmente realizzato la perquisizione. Tuttavia ha chiesto l’iscrizione nel registro degli indagati del sostituto commissario della Questura di Bologna, che avrebbe ordinato la perquisizione, per il reato di perquisizione e ispezione personali arbitrarie.
“Non si può non rilevare come l’accompagnamento dei presunti autori del reato nella locale questura non fosse necessario ai fini della loro identificazione, dal momento che viene esplicitamente riferito che tutti i manifestanti avevano permesso la loro identificazione mostrando i documenti d’identità, dei quali non vi era alcuna ragione di ritenere la falsità. Dunque, non ricorrendo alcuna ipotesi che giustificasse l’arresto o il trattenimento in questura, non si capisce la necessità di tale accompagnamento. Durante il percorso a piedi tra il luogo dei fatti e la questura, alla persona offesa non è stato consentito di utilizzare il suo cellulare, come da lei stessa riferito, divieto del tutto incomprensibile e ingiustificato”, scrive la gip nelle dieci pagine di ordinanza.
“In tale contesto appare dunque che la perquisizione in esame sia stata realizzata con abuso di potere da parte dei pubblici ufficiali, in quanto non funzionale allo scopo normativamente previsto di rinvenire cose pertinenti al reato, ma ad altri fini”, si legge ancora. La notizia è stata accolta con entusiasmo da tutto il movimento. “La polizia ha il ruolo e il dovere di proteggere i cittadini, a maggior ragione quando si trovano, anche temporaneamente, sotto la sua custodia - riporta Extinction Rebellion. In uno stato democratico non può esserci spazio per una gestione dell’ordine pubblico basata su abusi e intimidazioni, sempre più frequenti nelle Questure e nelle piazze italiane per ordine del Governo. A prescindere da come andrà a finire, è essenziale che storie come queste vengano portate alla luce e vengano sottoposte a un processo trasparente. Ne va del futuro della nostra democrazia”.











