di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 17 aprile 2026
Il rispetto dei diritti delle persone con disabilità è un indicatore della qualità di una democrazia. Il report del primo anno di operatività della Autorità Garante. L’avvocato Maurizio Borgo: “Servono leggi che rendano esigibile ciò che oggi è incerto”. Sopralluoghi nelle scuole, nelle strutture protette, in ospedali e case per anziani, controlli in stazioni ferroviarie, linee metropolitane, aeroporti e porti. E poi, interventi per far valere i diritti delle persone con disabilità, dall’inserimento scolastico agli orari di lavoro fino ad uno stallo auto sotto casa.
L’Autorità Garante nazionale, a pieno regime da quest’anno, nel 2025 ha ricevuto 1.300 segnalazioni e, in una fase di rodaggio ha avviato una sperimentazione metodologica partendo in particolare dalla Capitale, “un contesto - come ha spiegato il Garante Maurizio Borgo presentando la prima relazione nella sala della Regina di Montecitorio, durante il suo intervento al Parlamento e alla ministra per le Disabilità Alessanda Locatelli - complesso, molto rappresentativo e caratterizzato da criticità storiche e architettoniche, dove è possibile misurare l’efficacia di un intervento e individuare modelli replicabili anche altrove”. Per rafforzare il sistema di tutela dei diritti delle persone con disabilità, Maurizio Borgo, chiede di “rafforzare i poteri e gli strumenti operativi dell’Autorità Garante e “prevedere un potenziamento della dotazione finanziaria ed organica”. E anche in vista della riforma che riguarderà i caregiver “costruire un sistema nazionale di monitoraggio dei diritti delle persone con disabilità” e “sviluppare strumenti strutturati di raccolta e analisi dei dati per individuare disuguaglianze territoriali, ritardi amministrativi, barriere e situazioni di possibile discriminazione”. Ed ancora tra le richieste fatte: “rafforzare la collaborazione con le amministrazioni centrali, le Regioni, gli enti locali, le università; e gli istituti di ricerca”.
Lo stallo auto sotto casa, un diritto - L’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità è stata istituita nel 2024, in attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite (New York, 2006). E nel primo anno di operatività ha effettuato anche sopralluoghi in aree urbane periferiche e infrastrutture ad alta intensità di traffico a seguito di segnalazioni inerenti alla mancanza di accessibilità per persone con disabilità motorie, visive, uditive, cognitive o relazionali. L’esperienza, sottolinea il Garante, ha fatto emergere un aspetto decisivo: “L’accessibilità non è un’opera, è un sistema. Un ascensore che non funziona è una barriera. Una pedana mancante o non utilizzabile rende il treno inaccessibile. Un percorso podotattile interrotto vanifica la sicurezza della persona cieca o ipovedente e, soprattutto, l’assenza di manutenzione e di standard uniformi trasforma la mobilità in un territorio di incertezza e rischio”.
Molte le segnalazioni sul tema della concessione di stalli di sosta personalizzati vicino alla propria abitazione. Un diritto subordinato a scelte discrezionali del Comune, “come se si trattasse di una sorta di elargizione e non del riconoscimento effettivo di una posizione giuridica tutelata”. Qui, per esempio, l’Autorità Garante ha agito per trasformare un’impostazione sbagliata - “è una scelta del Comune” - in un principio corretto: “è un diritto della persona”. Affermando così un principio invocabile da molti altri cittadini. “Questo è uno dei compiti più delicati del Garante: non solo intervenire, ma far sì che il sistema apprenda, che il caso diventi precedente, che la soluzione diventi standard”, si legge nel documento.
Servono scelte legislative chiare - In altri casi, l’Autorità Garante ha cercato soluzioni concrete attraverso “accomodamenti ragionevoli”. Per esempio, per consentire allo studente di frequentare l’università più vicina al luogo di cura e di assistenza. Ma anche da questi casi è emersa una criticità strutturale: manca una disciplina nazionale che stabilisca, in modo chiaro, che le persone con disabilità grave - e i loro caregiver - debbano avere facilitazioni nella scelta della sede e nella gestione delle graduatorie nei corsi universitari a numero programmato.
“La dimensione sociale e politica del fenomeno è evidente: e cioè serve una scelta legislativa che renda esigibile e prevedibile ciò che oggi è incerto”, prosegue il Garante. Lo stesso accade nel mondo del lavoro, con la possibilità, per le persone con disabilità, di usufruire del lavoro agile o di mantenere la sede di lavoro. Ma sono emerse criticità sistemiche: alcune categorie professionali sono spesso considerate “incompatibili” con lo smart working, anche quando le mansioni svolte dalla persona con disabilità sono di natura amministrativa e dunque potenzialmente compatibili con forme di lavoro agile. “Il rischio è che l’organizzazione del lavoro diventi una barriera”, si legge nel documento.
L’Autorità Garante ha poi partecipato al Tavolo istituito per l’elaborazione alle linee guida nazionali dei percorsi ospedalieri per persone con disabilità complesse, il nuovo percorso DAMA, un tema cruciale perché le persone con disabilità complesse incontrano spesso barriere sanitarie, fisiche e soprattutto organizzative e relazionali. Ma la cura non è un episodio: è un percorso. Un percorso inclusivo richiede integrazione sociosanitaria reale. E ha partecipato ai tavoli volti a migliorare le condizioni di accesso delle persone a mobilità ridotta al trasporto navale e al trasporto aereo. Ha anche visitato strutture protette e sottoscritto un protocollo con i Nas. E nell’ottica di fare rete, ha avviato una interlocuzione con i Garanti regionali e locali mappando le Regioni che hanno istituito il ruolo del Garante per le disabilità o altro organismo (difensore civico; garante dei diritti delle persone), e avviato la consultazione e la concertazione con le Federazioni e Associazioni rappresentative delle persone con disabilità.
Alcuni dei provvedimenti adottati - Tra i principali provvedimenti adottati, l’intervento su richiesta della madre di un alunno con disturbo dello spettro autistico, e con disabilità grave, che a Roma ha denunciato l’impossibilità di garantire la continuità terapeutica al proprio figlio in orario scolastico a causa dalla mancata “autorizzazione” all’accesso del medico da parte di tutti i genitori degli alunni della classe. L ‘Autorità Garante, in sostanza, svolge una funzione di “traduzione politica” delle criticità: vede il problema quando esplode nel caso concreto. “Ma la soluzione stabile può arrivare - spiega il Garante - solo se il Parlamento e il Governo trasformano quelle criticità in occasione di intervento di riforma”.
Un caso emblematico delle criticità riscontrate nel corso del 2025 riguarda il rischio concreto che la discrezionalità amministrativa e la frammentazione dei servizi si trasformino, nei fatti, in forme di discriminazione indiretta. La frammentazione è causa di disuguaglianza: quando i servizi non dialogano tra loro, il peso del coordinamento ricade interamente sulla persona e sulla famiglia. E ciò genera discontinuità, ritardi, duplicazioni, e in molti casi vere e proprie discriminazioni, non dichiarate ma reali. Cruciale, precisa nelle conclusioni, è la figura del caregiver familiare. Senza una mappatura reale dei caregiver, dei loro bisogni e delle loro condizioni, il rischio è quello di costruire una disciplina astratta, non pienamente calibrata sulla dimensione effettiva del fenomeno. Il riconoscimento giuridico della figura del caregiver deve fondarsi su dati reali, su una comprensione approfondita dei carichi assistenziali e su una visione integrata che tenga conto della crescente incidenza della non autosufficienza nel nostro Paese. Nel corso del 2025, è stato possibile comprendere, con maggiore evidenza, che il tema del caregiver non è soltanto una questione teorica o normativa, ma una delle emergenze più ricorrenti nella vita concreta delle famiglie. Si tratta di trasformare i sistemi perché siano coerenti con la dignità umana, con l’autonomia, con l’uguaglianza sostanziale. I diritti delle persone con disabilità non sono un capitolo settoriale delle politiche sociali. Sono un indicatore della qualità democratica della Repubblica.











