umbria24.it, 5 settembre 2019
Sono stati trasferiti i più facinorosi, sono state chiuse le celle ed eliminato il metodo della detenzione dinamica, la guardia è nuovamente dentro la sezione, per l'ora d'aria avvengono i controlli e sono in arrivo 10 unità al carcere di Perugia. Queste le novità che sono state comunicate dal Sappe, sindaao di polizia penitenziaria, dopo il sopralluogo avvenuto a seguito dei noti fatti di violenza all'interno della casa circondariale di Perugia, che hanno visto una guardia penitenziaria sequestrata e minacciata con la lametta, la rivolta dei detenuti e un carcerato suicida. Mercoledì mattina, una delegazione del sindacato di polizia penitenziaria, ha fatto visita al carcere perugino, capitanata dal segretario generale Donato Capece che, all'uscita ha tenuto una conferenza stampa per illustrare la situazione attuale, raccontare quella passata e informare sugli scenari futuri. Prima però di comprendere cosa cambia, vanno fatte due premesse. La prima è di cronaca, e riguarda l'episodio cardine del poliziotto sequestrato, il suo coraggio di buttare la chiave sotto la minaccia di una lametta, rischiando la propria vita ma mettendo così nelle condizioni i colleghi di intervenire ed evitando che i detenuti potessero aprire le celle. È considerato episodio simbolo della condizione carceraria precedente. La seconda è invece il modello Perugia. Che per anni è stato raccontato e considerato come vanto, per quella che sembrava essere un'oasi felice, per la caratteristica di avere dato ampio margine ai modelli innovativi di detenzione: con sezioni aperte, che significa guardia penitenziaria non presente, celle aperte e detenuti liberi nei corridoi e per l'ulteriore tratto distintivo di avere avviato numerose attività lavorative indirizzate al reintegro del detenuto nella società una volta scontata la pena.
"Modello sbagliato" - Contrariamente a quanto da tanti anni sottolineato dalla direzione, le guardie penitenziarie, non credono al modello di detenzione dinamica, ovvero delle celle aperte. E ritengono che gli episodi siano ascrivibili sia al sovraffollamento che a questo nuovo metodo, erroneamente paragonato a quello europeo - hanno spiegato - ma che nulla ha a che vedere con quello. Semplicemente "perché - ha detto Capece - nel modello europeo la guardia penitenziaria ha in dotazione strumenti tecnologici tipo il taser per garantire sicurezza ed è presente all'interno della sezione. Invece noi italiani - ha aggiunto - abbiamo pensato di sostituire il poliziotto con la tecnologia, finendo per tenere il poliziotto fuori dalla sezione e senza dotarlo di tecnologia". Con la conseguenza - è stato ancora spiegato - che all'interno delle sezioni, dove si arriva fino a 80 detenuti, di etnia diversa, finisce per "comandare, nel vero senso della parola", il più criminale. I pattugliamenti saltuari e improvvisi non sono sufficienti - è stato ancora spiegato - a contenere i fenomeni di violenza e di autolesionismo, poiché i detenuti hanno troppo tempo per organizzarsi. È stato quindi ripristinata la vigilanza fissa. Il poliziotto, a Perugia, è di nuovo all'interno della sezione. Le celle sono chiuse e, ogni detenuto, rimane nella propria cella.
Quando bisogna trasferirsi per l'ora d'aria vengono eseguiti i controlli e trasferiti i detenuti all'esterno. Quando si rientra vengono eseguiti di nuovo i controlli. L'organico - spiega ancora il Sappe - deve essere di 40 unità per garantire la copertura dei 4 quadranti orari per 6 ore di turno. Ma anche per questo aspetto ci sono problemi. Tenuto contro che le 8 ore, ovvero due di straordinario - hanno raccontato i rappresentanti del Sappe - qui sono l'ordinario. E lo straordinario al poliziotto, viene pagato 10 euro lorde. Ma i pagamenti non sono puntuali. E capita - ancora il sindacato - che, tante volte, i poliziotti hanno pagano i trasferimenti dei detenuti di tasca propria, con i soldi del proprio stipendio, che dovrebbe andare alle proprie famiglie.
"Colpa dell'accorpamento" - Se 19 detenuti considerati tra i più facinorosi sono stati trasferiti, una problematica sussiste anche sui tempi di trasferimento e su altre questioni logistiche come 'il repartino' che richiedono lungaggini amministrative. "Tutta colpa dell'accorpamento", dice il sindacato umbro. Accorpamento delle carceri umbre a quelle Toscane, con l'amministrazione in Toscana. Per cui ogni decisione da prendere deve fare un giro lunghissimo e non prevede i filo diretto, come in passato in cui un trasferimento veniva deciso ed eseguito nel tempo di una notte. Altra questione denunciata alle cronache è il carcere di Spoleto.
Un tempo una unicità carceraria per l'alto livello di equilibrio raggiunto tra massimo regime detentivo e competenza del personale. Un valore - denuncia il personale - oggi annacquato. "C'era lì - è stato detto - la più alta presenza di 41 bis che c'è in Italia, in rapporto alla popolazione carceraria, gestita egregiamente da personale formato e specializzato da tempo su quel tipo di detenzione. Poi è stato mischiato di tutto, sia per quanto riguarda la popolazione penitenziaria che il personale e ora non è più come prima". Ritornando agli episodi di violenza a Perugia, una delle proposte del Sappe, è quella di trasferire, più agilmente, detenuti violenti nelle carceri sarde, dove ci sarebbero - a detta del sindacato - circa 800 posti liberi".
In conferenza stampa, nell'annunciare l'arrivo di altre 10 unità, il sindacato ha denunciato che quello già giunto a Perugia sarebbe inadeguato alle esigenze di questo carcere. "Abbiamo chiesto - hanno detto - personale maschile e invece ci hanno mandato 8 donne. Gli uomini servivano per tirare fuori dalle sezioni il personale più anziano con anche 30 anni di servizio e fare entrare le nuove leve. Ma nelle sezioni maschili non possono entrare le donne e quindi siamo costretti a tenere in prima linea ancora il personale anziano".
Infine la questione dislocamenti. Se ogni volta che trasferisci un detenuto - spiega il sindacato - il posto che si libera viene occupato da un altro detenuto, operazione che serve ad abbassare la pressione all'interno delle sezioni, non avviene lo stesso con il personale. Infatti - conclude il sindacato - abbiamo troppo personale suppostamente in organico, che invece è dislocato altrove. "O viene rimpiazzato, o deve essere richiamato al lavoro in sezione".










