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di Umberto Maiorca

perugiatoday.it, 8 dicembre 2025

Il Tribunale di Sorveglianza di Perugia stabilisce che la mancanza di calore in cella, con soli 3-4 metri quadri a testa, è un trattamento degradante. La mancanza di riscaldamento durante l’inverno in una cella con uno spazio individuale già ristretto, tra i 3 e i 4 metri quadri, integra un trattamento inumano e degradante, lesivo dei diritti fondamentali del detenuto. È il principio affermato dal Tribunale di Sorveglianza di Perugia che ha condannato l’amministrazione penitenziaria a risarcire un detenuto per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

La vicenda giudiziaria nasce dal ricorso presentato da un detenuto, il quale lamentava le condizioni detentive sofferte in un istituto della regione. Secondo la Cassazione per uno spazio individuale tra i 3 e i 4 metri quadrati, non scatta automaticamente la presunzione di violazione. Bisogna, invece, compiere una valutazione unitaria, soppesando elementi positivi e negativi. La Sorveglianza ha riconosciuto diversi aspetti positivi a favore dell’amministrazione: la cella disponeva di un bagno separato da una porta, ampie finestre che garantivano luce e aria naturale, la possibilità di usare quotidianamente la doccia con acqua calda e un’uscita giornaliera in cortile di quattro ore. Tuttavia, questi elementi non sono bastati a compensare una serie di criticità gravi. Accanto al limitato spazio e a una carenza nell’offerta di attività trattamentali come lavoro o corsi all’interno dell’istituto, è emerso un fatto inoppugnabile: il riscaldamento nella cella non funzionava durante il periodo invernale.

Proprio questo ultimo elemento, ritenuto “fortemente negativo”, ha fatto pendere definitivamente la bilancia verso la condanna. Per i giudici, la combinazione tra spazio limitato, insufficienti opportunità di attività e, soprattutto, la privazione del calore in inverno ha superato la soglia della sopportazione, configurando un trattamento degradante che lede la dignità umana del detenuto.