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di Andrea Rossini

ansa.it, 23 dicembre 2024

L’inchiesta aperta dopo un esposto del Garante dei detenuti. Pure senza ipotesi di reato, la procura condanna lo scaricabarile di responsabilità. Le carenze e i disservizi in ambito sanitario all’interno del carcere esistono, ma sono dovute alla mancanza di risorse e alla disorganizzazione e non a comportamenti dolosi rivolti a danneggiare i detenuti. Sono le conclusioni dell’inchiesta della procura di Perugia aperta cinque mesi fa dopo l’esposto del Garante dei detenuti Giuseppe Caforio. Il procuratore capo Raffaele Cantone nel chiedere l’archiviazione al giudice perché non si configurano ipotesi di reato, neanche riguardo all’eventuale ipotesi di omissione di atti d’ufficio, “condanna” la logica dello scaricabarile tra la direzione del penitenziario di Capanne e l’azienda sanitaria locale.

Seppure alcuni disservizi “possono ritenersi sussistenti” secondo Cantone sono emersi al massimo in qualche caso comportamenti non improntati all’auspicabile diligenza e/o di non ottimale organizzazione delle risorse, ma che non sono penalmente rilevanti”. “In altri termini - sottolinea il garante dei detenuti il cui proposito era soprattutto accendere un faro sulla questione - il problema organizzativo sussiste e certamente sarà necessario coordinare l’attività del Dipartimento penitenziario con quella della sanità regionale per assicurare il rispetto dei principi fondamentali dei diritti inviolabili, a cominciare dal diritto alla salute”.