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di Egle Priolo

Il Messaggero, 3 agosto 2024

Nel carcere di Perugia un detenuto su due ha problemi di dipendenza, a cui si aggiunge chi ha patologie psichiche. Un dato inquietante che emerge dalla statistica fornita dalla procura generale diretta da Sergio Sottani, utile prima di tutto per ragionare in termini concreti sul protocollo appena firmato tra uffici giudicanti e requirenti del distretto, Regione, Asl 1 e 2, Aziende ospedaliere di Perugia e Terni. Ma anche per chiarire con i numeri la situazione drammatica all’interno di Capanne, definita dalla sindaca Vittoria Ferdinandi “l’inferno dei viventi”, dopo il sopralluogo con il garante dei detenuti Giuseppe Caforio.

Il protocollo prevede che “la misura di sicurezza detentiva per le persone affette da disturbi mentali deve essere disposta solo quando si riveli l’unica soluzione percorribile”. Un obiettivo e un impegno che, di fatto, svuoterebbe Capanne che oggi accoglie quasi 100 detenuti in più rispetto alle previsioni. Per questo è importante aver dato seguito alla firma del 23 luglio, partendo proprio dai numeri, che il procuratore generale Sottani commenta così: “Emerge una realtà alquanto preoccupante dal punto di vista del numero di detenuti affetti da problemi di tossicodipendenza e psichiatrici, quindi soggetti potenziali destinatari del recente protocollo”. In particolare a Perugia a fronte di 461 detenuti totali, 215 presentano problemi di dipendenza, di cui 67 anche con patologie psichiche; 22 sono i detenuti con patologie psichiche non tossicodipendenti. Praticamente uno su due.

Situazione simile a Orvieto, dove dei 119 condannati, 61 sono i detenuti seguiti dal Serd (Servizio per le dipendenze) di cui 6 in terapia con metadone, e 35 quelli affetti da disturbi di tipo psichiatrico, di cui 2 con disturbo psicotico grave. Va meglio a Terni: su 561 reclusi, i detenuti affetti da problemi psichiatrici sono 95 di cui 30 realmente psichiatrici e 65 con disturbi minori. Trecento i detenuti in terapia psicofarmacologica, 136 tossicodipendenti, di cui 15 con doppia diagnosi. I detenuti in terapia sostitutiva sono 14. Infine a Spoleto, su 461 reclusi ci sono 40 tossicodipendenti, 5 i detenuti con disturbi psichiatrici.

In attesa delle Rems, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza che in Umbria non esistono ancora, il pg Sottani “evidenzia” come nel territorio regionale risultano “ben 29 strutture idonee ad ospitare detenuti che presentano le problematiche previste dal Protocollo. Tra queste, 15 vengono classificate come Comunità terapeutiche; 2 sono Comunità terapeutiche doppia diagnosi e le restanti Comunità terapeutiche per soggetti psichiatrici”. Un conteggio senza commento, quello di Sottani, che sembra proprio un auspicio a farle funzionare.