di Giuseppe Salvaggiulo
La Stampa, 20 agosto 2023
“Ha violato i suoi doveri di diligenza”. Lui si difende con una perizia psicologica. Lo specialista: “Rifiuta il lavoro, voleva fare il poeta ma ha assecondato il padre”. Scene da teatro eduardiano al Csm. Protagonista un giudice napoletano, Ernesto Anastasio. Magistrato dal 1999, ha un problema: non scrive le sentenze. A centinaia, facendo infuriare gli avvocati. Per questo la Procura generale della Cassazione gli contesta “la violazione dei doveri di diligenza e laboriosità” e ne chiede la sospensione urgente da funzioni e stipendio. Lui si difende, con tanto di certificato medico e perizia psicologica: rifiuta il lavoro perché non è quello che sognava. Voleva fare il poeta, ma il “complesso rapporto” col padre principe del foro lo portò alla giurisprudenza. Con la toga addosso non si sente realizzato.
È una vicenda inedita e delicata. Anastasio viene condannato una prima volta nel 2021 alla lieve sanzione della censura per “gravi ritardi” come giudice civile a Santa Maria Capua Vetere. Passa solo un anno e la Procura rileva una nuova “situazione di criticità”: 214 sentenze non scritte nei termini, 252 provvedimenti in sospeso. Anche a Perugia, dove viene trasferito come giudice di sorveglianza, si fa conoscere per “reiterati, gravi e ingiustificati ritardi”: 848 provvedimenti non depositati in un anno; altri depositati 11 mesi dopo la scadenza. Al punto da provocare una protesta collettiva dei detenuti. Il che lo rende, secondo la Procura, “immeritevole della fiducia e considerazione di cui deve godere un magistrato”.
Per difendersi, Anastasio deposita un certificato medico e chiede una perizia. Il Csm incarica Stefano Ferracuti, docente di psicopatologia forense alla Sapienza, “di accertare l’esistenza di patologie in grado di incidere sulla condotta del giudice”.
Il professor Ferracuti lo visita due volte, sottoponendolo a test mentali. Infine dà il responso: Anastasio non ha “patologie tali da scemare o escludere la capacità di intendere e volere, ma è portatore di un disturbo di personalità. Unito a una serie di difficoltà esistenziali e personali, porta a una oggettiva procrastinazione e irresolutezza nell’adempiere i doveri professionali. Per un verso è completamente consapevole della problematica, per altro verso non è in grado di opporsi a questa sua tendenza interna”. Il perito scopre nell’inconscio del giudice “un problema molto più antico: si trova a svolgere un ruolo professionale che non è in alcun modo soddisfacente per i suoi obiettivi esistenziali, e le conseguenze sono quelle che si rilevano. Si è trovato a fare un lavoro che per lui non genera alcun tipo di soddisfazione personale o esistenziale; i suoi interessi, la sua immaginazione e il suo desiderio di realizzazione sono orientati in altri campi. Ha una notevole intelligenza e cultura letteraria, interessi poetici, ciò che a lui effettivamente interessa, e questo pone un problema complessivo di adeguamento al ruolo, perché è in una parte in cui non si trova bene”.
Il giudice non voleva fare il giudice, ma il poeta. “Era molto più dotato per lettere”, dice il perito. Probabilmente si iscrisse a giurisprudenza per seguire le orme del padre avvocato. “Non vive l’attuale lavoro come una forma di espressione di sé stesso, e tende a boicottarlo. In parte consapevolmente, ma non del tutto. Si sente oppresso dal lavoro, vorrebbe farlo ma siccome pensa che non è quello che avrebbe davvero voluto fare, lo boicotta. Lo sa, ma può poco. Si trova a vivere una vita che non avrebbe voluto vivere, non è contento e ha difficoltà a uscirne. Si sta distruggendo”.
“Tutto vero - conferma Anastasio. Col professore mi sono sfogato. Vivo questa situazione di dissidio interiore. Il problema è grave, non sta bene che un giudice faccia tutto questo macello di provvedimenti non depositati. Non credo che morirò magistrato, non mi pare plausibile. Ma il mestiere lo conosco, non sono un “idiot savant” (idiota sapiente, ndr) che si diletta a scrivere poesie e combina solo scelleratezze sul lavoro”. Anastasio chiede di continuare a fare il giudice di sorveglianza: “Mi piace, mi sento più motivato”. Secondo il perito, “è inidoneo al lavoro di magistrato. Potrebbe fare il bibliotecario, per esempio”. Ma un giudice non si può demansionare. Dentro o fuori. Il Csm deciderà a settembre.










