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di Riccardo Liguori

lavoce.it, 19 dicembre 2025

Una delegazione della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve si è recata, dal 2 al 4 dicembre, in Sardegna, a Tempio Pausania (Ss), per studiare da vicino una delle esperienze più significative di Giustizia riparativa (Gr) in Italia. Una tappa importante del progetto “Semi di Carità” della Caritas perugina inerente all’ambito della Gr, finanziato dalla Cei fondo 8xmille, dopo le precedenti visite compiute a Trento, Bolzano e Lecco tra ottobre e novembre 2025. A Tempio Pausania, Sveva Stancati, delegata del Comune di Perugia alla Consulta nazionale per la Gr, Fabiana Cruciani, dirigente scolastica dell’Istituto Tecnico Tecnologico Statale Itts “A. Volta” di Perugia, don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana, con i suoi collaboratori Alfonso Dragone Silvia Bagnarelli e Sara Capponi, hanno colto tre sguardi diversi - istituzionale, educativo e pastorale - per osservare un territorio che negli ultimi anni ha costruito un modello di dialogo riconosciuto a livello nazionale.

Una frattura diventa ponte - La storia di Tempio Pausania come “città riparativa” affonda le radici in un momento di tensione: la nascita della nuova Casa circondariale di Nuchis, la struttura di massima sicurezza, inaugurata ufficialmente nel 2012, che aveva inizialmente provocato timori e resistenze nella popolazione.

Il rischio era una frattura profonda tra comunità esterna e carcere. Da quell’inizio difficile è nato invece un percorso inedito. L’Amministrazione comunale, guidata oggi dal sindaco Giovanni Antonio Giuseppe Addis, insieme alla direzione del carcere, ha scelto la strada del dialogo. Sono nati così gli incontri di comunità, tavoli aperti a cittadini, persone detenute, studenti, volontari e professionisti. Un processo che ha gradualmente trasformato diffidenze e stereotipi in conoscenza reciproca. “Rispetto, libertà e speranza sono le parole chiave della nostra città - ha spiegato la vice sindaca Anna Paola Aisoni. Superare il pregiudizio è ancora la sfida più complessa, ma anche la più necessaria”.

I momenti della visita - Nel corso dei tre giorni la delegazione perugina ha incontrato alcuni protagonisti del percorso riparativo tempiese. La professoressa Patrizia Patrizi, psicologa giuridica della Facoltà di Scienze umane e sociali dell’Università di Sassari, tra le massime esperte italiane del settore, ha illustrato l’evoluzione storica del progetto: dagli incontri iniziali all’ingresso progressivo dei cittadini, fino al coinvolgimento delle scuole superiori e dell’Università.

“La storia di Tempio Pausania come città riparativa nasce dall’aver accolto e preso atto di qualcosa che stava avvenendo - ha raccontato Patrizi - . Abbiamo coinvolto le persone sia dentro che fuori dal carcere. Ne è derivata una conoscenza reciproca, perché un problema può essere affrontato meglio insieme piuttosto che gli uni contro gli altri. Successivamente hanno partecipato anche gli studenti universitari e delle superiori. Insieme abbiamo cercato di sviluppare i valori del rispetto per la dignità umana, della responsabilità e della solidarietà. Dialogare significa trovare spazi dove le persone possano parlare. Non per fare conferenze, ma per raccontare la loro esperienza”.

La dottoressa Maria Luisa Scarpa, psicologa dell’Università di Sassari, ha offerto una lettura culturale del fenomeno, definendo Tempio Pausania “un laboratorio di trasformazione sociale, dove la giustizia non è più solo punizione ma costruzione di legami. La Gr è un percorso di comunità, un modo concreto per costruire relazioni più forti, responsabilità condivise e nuove possibilità per tutti”. Particolarmente stimolanti gli incontri con i “circles” degli studenti al “GM Dettori” di Tempio. Luigi Mara, facilitatore di Gr nelle scuole, ha raccontato il lavoro svolto nelle classi con incontri mensili legati alle attività realizzate nel carcere di Nuchis. “Una delle fragilità più evidenti della scuola italiana è la distanza tra studenti e docenti - ha spiegato. Con i circles proviamo a ridurre quella distanza attraverso il dialogo e l’ascolto reciproco”.

La delegazione perugina - Per i rappresentanti perugini, il viaggio in Sardegna è stato un’occasione di confronto con un’esperienza consolidata, utile a definire nuovi percorsi sul proprio territorio. “La Caritas è chiamata a camminare nelle periferie, e la giustizia riparativa è una delle strade più concrete per farlo”, ha dichiarato don Marco Briziarelli, sottolineando come l’incontro con la realtà di Tempio Pausania confermi la necessità di una collaborazione stabile tra istituzioni, scuola, carcere e associazioni.

Un laboratorio che fa scuola - La tappa di Tempio Pausania si inserisce in un percorso di studio che ha portato la Caritas di Perugia a visitare alcune delle realtà più avanzate nella diffusione della Gr. La città gallurese ha dimostrato che anche un territorio periferico può diventare un laboratorio di innovazione sociale quando riesce a unire comunità e istituzioni intorno ad un unico obiettivo. La visita si è conclusa con l’idea, condivisa da tutti, che la Giustizia riparativa non è un progetto da realizzare, ma un modo di vivere la comunità: un lavoro quotidiano fatto di dialogo, responsabilità e ascolto. Tempio Pausania, in questo, ha mostrato che la strada è possibile.

Con il progetto “Semi di Carità”, promosso dalla Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve, e sostenuto dall’8xmille alla CEI, sta incoraggiando e favorendo la diffusione della cultura dei valori, dei principi e delle pratiche di Giustizia Riparativa. L’obiettivo è sviluppare modelli replicabili a Perugia e in Umbria per rafforzare la coesione sociale, prevenire i conflitti e favorire il reinserimento. Dopo Trento, Bolzano e Lecco, la visita a Tempio Pausania ha permesso di conoscere da vicino uno dei più significativi modelli italiani, fondato sul dialogo tra città, scuola e carcere.

Incontri con istituzioni, scuole e operatori - Delegati istituzionali, dirigenti scolastici e operatori Caritas partecipano a momenti di confronto con esperti, amministrazioni, docenti, facilitatori e direzioni carcerarie per comprendere come costruire comunità “riparative”.

Studio dei “circles” - Particolare attenzione è riservata ai percorsi educativi nelle scuole e nei quartieri della città con cerchi di parola, spazi di ascolto e laboratori che favoriscono responsabilità condivisa e gestione non violenta dei conflitti Analisi di collaborazioni territorio-carcere. Il progetto osserva modelli in cui cittadini, detenuti e operatori lavorano insieme per superare pregiudizi, creare dialogo e ricostruire legami sociali.

Costruzione di una rete umbra - Le esperienze vissute alimentano un percorso volto a sviluppare anche a Perugia e in Umbria politiche, pratiche e alleanze che rendano la Giustizia Riparativa una prospettiva stabile e comunitaria.