Corriere dell’Umbria, 1 novembre 2026
Un incontro con uno dei più celebri artisti italiani viventi, nato dal lavoro creativo di un gruppo di detenute. Emilio Isgrò, insieme a fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di Assisi, ha incontrato nella casa circondariale di Perugia Capanne le donne che hanno partecipato a “Il Museo in valigia”, progetto di Fondazione CariPerugia Arte vincitore del bando per il welfare culturale promosso e finanziato da Sviluppumbria. Il percorso è partito dal museo di Palazzo Baldeschi, dove i ragazzi dei centri che lo frequentano hanno decorato valigie capaci di custodire non solo materiali per le attività creative, ma anche pensieri, lettere e messaggi personali.
Le valigie hanno poi raggiunto il carcere, le residenze protette e la casa di quartiere, e chi le ha ricevute ha risposto ai ragazzi, dando vita a un dialogo di parole ed emozioni: una sorta di social network contemporaneo fatto di relazioni reali, messaggi scritti a mano e incontri. Le detenute sono rimaste profondamente colpite dal Cantico delle Creature cancellato da Isgrò, esposto a Palazzo Baldeschi nella mostra dedicata a san Francesco.
Facendo proprio il linguaggio della cancellatura, hanno lavorato sulle pagine di libri e riviste, scegliendo quali parole lasciare emergere per trasformare testi preesistenti in messaggi personali. Per il maestro, 89 anni, è stata la prima volta in un luogo di detenzione a incontrare delle detenute. “Non mi sarei mai aspettato di sentirmi in una famiglia allargata, anziché in carcere”, ha raccontato Isgrò, ricordando di aver detto alle donne che il tempo trascorso in carcere “non è un tempo da cancellare”, ma un tempo per riconnettersi con se stesse. Fra Moroni ha definito il progetto “profondamente educativo e prezioso”.
Per il direttore reggente della casa circondariale Giada Gatticchi, potersi confrontare con l’autore dell’opera crea “condizioni di riflessione rare e preziose” e offre l’occasione di riconoscere la dignità e la libertà espressiva delle persone detenute. Nel pomeriggio le valigie e i lavori delle detenute sono stati esposti a Palazzo Baldeschi, in occasione del finissage della mostra, a conferma del museo come luogo aperto, capace di raggiungere persone e comunità diverse.









