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di Egle Priolo

Il Messaggero, 1 giugno 2025

C’è anche un bambino di soli 18 mesi a vivere dietro le sbarre di Capanne. Una vicenda che ricorda la storia che arriva da Palermo, con una neonata di un mese che vive nel carcere Pagliarelli o la “storia di “Giacomo”, 2 anni, per 10 mesi recluso con la madre a Rebibbia, in grado di dire solo “apri”, “chiudi” e poco altro”, come raccontato da Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato Spp. E proprio l’istituto penitenziario di Perugia, insieme a quelli di Milano, Venezia, Torino e Rebibbia, al momento ospita un bambino insieme alla sua mamma.

Non è una novità, capita spesso, soprattutto in caso di madri in carcere per arresti cautelari, ma per fortuna al momento il piccolo sembra non avere problemi di socialità dopo tre mesi passati accanto alla mamma. Che, a quanto risulta al Messaggero, ha chiesto e ottenuto di poter stare con lui anche se dietro le sbarre. La sua storia è purtroppo quella di tante: giovanissima, di etnia rom, è in carcere per un cumulo di reati. Il papà del piccolo è addirittura minorenne ed è stato lui a portare il bambino alla mamma, per consentirgli di non separarsi, nonostante la difficoltà e l’incontestabile disagio di lunghi mesi passati in un luogo così.

Ma, nonostante anche le difficoltà che ogni giorno si affrontano a Capanne, il piccolo cresce in una sezione con un piccolo nido e con la massima attenzione sia delle agenti di polizia penitenziaria che della direzione del carcere. Tutti insieme per non fargli pesare troppo, accanto alle coccole della mamma, la situazione. “Il carcere non è il posto migliore in cui vivere - conferma il garante dei detenuti Giuseppe Caforio -, ma in questo caso la massima attenzione e la cura di madre e direzione assicurano che il bimbo non stia soffrendo in quanto a socialità”.