perugiatoday.it, 23 maggio 2026
L’Ordine degli avvocati di Perugia: “Violazione gravissima del diritto di difesa”. L’avvocato Alessandro Cannevale in un’intervista a La Verità e successivamente ripreso da Il Dubbio, ha fatto esplodere il caso poi la Camera penale di Perugia ha preso posizione, proclamando lo stato di agitazione e, infine, anche l’Ordine degli Avvocati di Perugia si è pronunciato ufficialmente contro le intercettazioni dei dialoghi tra avvocati e detenuti nel carcere di Capanne. Un caso destinato ad accendere un forte dibattito.
Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Perugia, riunito nella giornata di ieri 21 maggio, ha approvato un comunicato ufficiale in cui esprime “forte preoccupazione” per quanto accaduto alla casa circondariale di Perugia Capanne: la possibile violazione del diritto di difesa mediante la registrazione sistematica dei dialoghi tra avvocati e detenuti, “anche senza autorizzazione del giudice” e con “decine le conversazioni di altri reclusi con i loro legali” intercettate.
Il caso emerge nell’ambito di un’inchiesta penale coordinata dal procuratore aggiunto Gennaro Iannarone che vede indagata l’avvocata Daniela Paccoi, difensore perugino di grande esperienza, accusata di concorso esterno in associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. L’accusa? Aver suggerito il silenzio a un proprio assistito, un ristoratore indagato per narcotraffico, dopo il ritrovamento nel suo locale di 65 chili di cocaina. Un’accusa che per i penalisti appare quantomeno paradossale: il diritto al silenzio è un principio cardine del diritto penale. Eppure, sulla base di questa ipotesi, la Procura ha ottenuto l’autorizzazione a intercettare i colloqui tra la Paccoi e il suo assistito detenuto.
Il problema è che gli investigatori, una volta installate le microspie in tutte e quattro le sale colloqui del carcere di Capanne, si sono dimenticati di spegnerle e le microspie hanno continuato a registrare tutto quanto accadeva nelle salette: le confidenze di altri detenuti con i loro avvocati, le strategie difensive, i dati sensibili, i problemi familiari e di salute, la traduzione dall’arabo all’italiano di quanto diceva un detenuto con l’aiuto di un connazionale che conosce la lingua italiana.
Secondo quanto ricostruito, le registrazioni “non utili” - quelle cioè estranee all’inchiesta - non sono state trascritte, ma restano custodite nei file della Procura e sono nella disponibilità sia degli inquirenti sia dei difensori degli indagati nell’inchiesta principale. Di fatto, una sorta di banca dati “illecita” che contiene ore di conversazioni tra almeno 28 detenuti e una quindicina di avvocati del tutto estranei al procedimento.
L’avvocato Cannevale, che insieme alle colleghe Silvia Egidi e Silvia Lorusso difende la Paccoi, ha avuto accesso a quei materiali nel corso della sua attività difensiva ed è così entrato in possesso delle conversazioni di altri professionisti del foro perugino con i loro assistiti. Anche gli altri difensori dei coimputati nello stesso procedimento stanno ascoltando le intercettazioni, trovandosi davanti a molto materiale che non ha a che fare con l’inchiesta.
La reazione del mondo forense non si è fatta attendere. Il consiglio direttivo della Camera penale di Perugia, presieduto da Luca Gentili, ha proclamato lo “stato di agitazione permanente” e chiesto un “immediato colloquio” con il procuratore generale della Corte d’appello di Perugia, Sergio Sottani, organo deputato alla vigilanza sugli uffici requirenti.
“Tali fatti - prosegue la nota - costituiscono una violazione grave del segreto professionale tra assistito e difensore: attraverso la prosecuzione delle intercettazioni ambientali si è inferto un vulnus all’aspetto più intimo del mandato defensionale, consentendo l’ascolto anche di strategie difensive da mettere in atto e di dati sensibili, confidenziali e riservatissimi, del detenuto e della sua posizione giudiziaria”.
Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Perugia ha osservato che “la riservatezza del colloquio con il difensore costituisce un principio costituzionale intangibile, garantito, del diritto di difesa e cardine del giusto processo”. Viene, inoltre, ricordato che “è precipuo compito del pubblico ministero indicare alla polizia giudiziaria le corrette modalità di esecuzione delle operazioni di captazione, sempre preservando la tutela del diritto di difesa e delle garanzie costituzionali e procedimentali” e che “a livello sovranazionale, l’articolo 8 Cedu vieta agli inquirenti di avere conoscenza del contenuto delle conversazioni tra avvocato e parte assistita”. “Ciò posto - conclude il Consiglio - esprime forte preoccupazione per le notizie apprese e confida nel rispetto, da parte di tutti indistintamente, delle garanzie difensive e del ruolo dell’avvocato”.











