sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Valentina Onori

tuttoggi.info, 4 giugno 2026

“C’era una situazione molto tesa sia nella sezione del ragazzo che in quella attigua, siamo entrati con il comandante per metterci la faccia. Uno dei problemi che lamentavano è quello di volere degli interlocutori”, a parlare ai microfoni di Tuttoggi è l’avvocato Giuseppe Caforio, Garante della Regione. Poco dopo il suicidio del 30enne nel carcere di Capanne si è recato nella struttura per sentire le doglianze dei carcerati ancora più esacerbate dal drammatico fatto. “Abbiamo fatto un minuto di silenzio dedicandolo a questo ragazzo e questo li ha un po’ placati, ma c’è un fuoco sotto le ceneri. Il problema delle carceri è un problema italiano.

Le loro lamentele sono principalmente di natura sanitaria, lamentavano gravi carenze sull’area trattamentale (psichiatri, assistenti sociali…). Li ho ascoltati per molto tempo non ho la bacchetta magica, ho informato la Presidente Proietti sulla situazione che è molto seria e grave. Le sto chiedendo interventi urgenti che si traducono in risorse. Lei come già aveva fatto la Tesei sta cercando in sede di conferenza Stato-Regioni di trovare dei fondi perché la sanità carceraria dipende dalle Regioni. Attualmente noi abbiamo i 2/3 dei detenuti fuori Regione quindi è difficile reperire delle somme. L’età media dei detenuti è molto cresciuta (intorno ai 60 anni), il che equivale a tante patologie ed è tutto un problema”.

Sul fatto accaduto ieri a Capanne “Ovunque poteva stare meno che in carcere. Il ragazzo (a Capanne, ndr) era in attesa di giudizio della Corte d’Appello, doveva stare in una struttura protetta per tossicodipendenti. Era stato anche un mese a Spoleto nel centro specializzato però dopo lo avevano rimandato in carcere”, ribadisce Caforio. “Il ragazzo suicida era molto complesso, in una situazione di tossicodipendenza conclamata, con personalità debole e fragile. Lui come tanti altri casi sono incompatibili con il carcere ma vengono lasciati lì perché non ci sono alternative”.

È una situazione molto seria che vivo i carcerati e la polizia penitenziaria che soccorre e deve sopperire a molte mancanze: “Devo fare un encomio ai ragazzi della polizia penitenziaria che erano sconvolti per l’accaduto, uno di loro lo aveva soccorso e lo aveva visto morire tra le braccia ed era sotto shock. Nonostante tutto hanno mantenuto una freddezza e una professionalità notevole anche nell’affrontare le rimostranze dei detenuti che erano tra lo scioccato, l’amareggiato e il preoccupato”, sottolinea Caforio che continua: “la polizia lì fa tutto, lo psicologo, il medico, l’infermiere ma non si può delegare. Ora c’è un importante ricambio con ragazzi giovani e non si può delegare tutto a loro che non hanno maturato l’esperienza necessaria, gli fanno fare cose che non gli spettano, poi lo fanno per passione e contingenza ma non va bene”.