di Solidea Vitali
Il Resto del Carlino, 30 ottobre 2020
Progetto di pet therapy al via, a Villa Fastiggi, con un labrador e un lapinkoira. L'istruttrice: "Aiutano a liberarsi dai pregiudizi". Pet therapy in carcere. Valentina, Antonella, Sara, Irene, Serena, Costanza... in totale saranno dieci le prime detenute nel carcere di Villa Fastiggi a poter entrare in contatto con Lirya, un labrador retriever di sei anni e con Wonder, un esemplare di lapinkoira, meglio noto come il cane di Babbo Natale perché in Lapponia è impiegato nella guardia e nella conduzione delle renne.
Proprio quest'aspetto ha colpito l'interesse delle giovani donne, età media trent'anni. "Un cane così vaporoso, gentile ed esile è un cane da guardia?" È stato il pensiero di tutte ad alta voce. "Già, mai giudicare un libro dalla copertina" osservano Stefano Cucchiari e Stefania Grilli di Abc dog training, istruttori cinofili incaricati dalla Cooperativa Lesignola di Reggio Emilia di tenere gli 8 incontri di pet therapy, prima esperienza del genere in provincia e tra le poche in Italia. "Rebibbia, Pisa, Ancona e sistematicamente da anni a Bollate - spiega Grilli - sono le carceri che nel nostro Paese hanno adottato questa metodologia.
L'obiettivo sarà proprio lavorare sui pregiudizi. "Interagire con Wonder e Liria - continua Grilli - mette le persone davanti al fatto oggettivo che non saranno giudicate. Le emozioni che il rapporto con un animale promuove saranno quindi epurate di ogni filtro sociale o culturale. È questa la prima condizione necessaria per liberare le stesse detenute dal pregiudizio che loro hanno su di sé". Rompere il cosiddetto tetto di vetro. L'auspicio della pet therapy è che "non serva a dare giustificazioni a quanto compiuto - osserva la direttrice del carcere Armanda Rossi - ma di isolare quel momento storico accaduto nella loro vita, individuare le risorse interiori per cambiare".
Ma come riusciranno nell'intento i nostri eroi? "Le emozioni hanno degli odori - spiega Cucchiari. Gli animali avvertono gli stati d'animo di chi li avvicina". È per definizione un confronto franco. "Non si fugge - sorride Grilli - è un'affettività sincera e gratuita quella che si instaura ed è per questo che è molto efficace".
Ieri il primo incontro. "Non impegneremo solo i cani, ma anche altri animali - aggiunge Grilli - come conigli e gatti". Che differenza di interazione c'è? "Molta. Gatto e coniglio si avvicinano solo se sono a loro agio, quando cioé chi hanno davanti è nelle condizioni di poterli accogliere. Tippete, il coniglio, da preda impiega molto prima di fidarsi. Più espansivi sono i cani, invece".
E si è visto. "Ma bisogna conoscere il loro linguaggio e non sbagliare le interpretazioni: gli animali invece tendiamo ad umanizzarli" osservano gli istruttori cinofili. Quando Wonder ha leccato il viso di una detenuta non era un "bacio", ma un modo per tranquillizzare quella persona sconosciuta e disorientata davanti a lei. Un modo per dirle: "vengo in pace" avendone sentito il groviglio interiore.










