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di Luigi Benelli

Corriere Adriatico, 13 agosto 2026

“Uno dei peggiori mai visti. I ventilatori a nostre spese”. Un giro di chiave e siamo dentro alla sezione del carcere di Pesaro dedicata ai detenuti protetti. Qui c’è chi ha commesso reati legati alla violenza di genere, i sex offender. E chi per altre tipologie di reati non può stare a regime di porte aperte, a contatto con altri detenuti comuni. Il corridoio è lungo, il caldo estivo amplifica gli odori. C’è chi dorme, chi fuma e chi cerca un contatto col nostro gruppo, una delegazione delle Camere penali di Pesaro e cittadini comuni. 

Si sfiora il soffitto - In celle da 9 metri quadri ci sono due brande, un tavolo, dei fornelli. In una stanza ci sono però tre letti a castello. “Chi dorme in alto tocca quasi soffitto” ci dicono. Spazi angusti tanto che in questi casi il ricorso alla Corte europei dei diritti dell’uomo viene vinto a mani basse. Ma il problema del sovraffollamento non è come l’overbooking di un hotel. Tanto che al carcere di Pesaro su 156 posti regolamentati, a ieri, i detenuti erano 249, ovvero il 60% in più (saturazione al 159,6%). A cui si aggiungo le 25 recluse della sezione femminile, unica delle Marche. Qui sono 4 in più del previsto. Ci sono 27 tossicodipendenti di cui 10 che fanno uso costante di metadone e 15 soggetti psichiatrici che rendono la gestione molto complessa. Nella sezione dei reati comuni vige il regime delle porte aperte. I detenuti possono uscire dalle celle per occupare gli spazi comuni.

Tra loro c’è chi ci dice: “Ho girato varie carceri italiane, ma questa è una delle peggiori”. Quanto al caldo “per fortuna abbiamo potuto comprare con soldi nostri dei ventilatori”. Ma questo non è stato semplice tra burocrazia e tipologie di oggetti che possono entrare. E non tutti li hanno. Si ha la sensazione di una eterna calma apparente che può rompersi in qualunque momento, per qualsiasi futile motivo come dimostrano le varie aggressioni al personale della polizia penitenziaria che abbiamo raccontato negli ultimi mesi o episodi di autolesionismo o casi di celle incendiate tramite fornelli.

Al lavoro 140 agenti - Sono 140 gli agenti della penitenziaria impegnati a garantire il sottile equilibrio interno, le scorte nei trasporti, l’accompagnamento nelle visite mediche esterne, la sorveglianza, coordinati dal comandante Stefano Cesari.

Condizioni fatiscenti - Le condizioni dell’immobile sono fatiscenti, l’intonaco dei muri esterni è praticamente scrostato, decadente. Le parti metalliche sono arrugginite, le pareti interne sporche. Ma come conferma la direttrice Annalisa Gasparro il fondo per le manutenzioni è di 70 mila euro l’anno. Troppo pochi per gestire quella struttura. L’infermeria funziona, ma la sedia del dentista è obsoleta e i detenuti devono uscire per gli interventi.

I bagni degli uffici del personale assomigliano a quelli di un immobile abbandonato. E all’interno le pulizie vengono gestite dagli stessi detenuti. Ci sono strati di polvere alle inferiate, mozziconi di sigarette e plastiche abbandonate. Tra i detenuti qualcuno tinteggia una stanza, altri innaffiano il giardino, altri lavorano in cucina. “Oggi preparo pasta coi peperoni” sorride un ragazzo. Lavori con cui possono comprare prodotti e oggetti. Ci sono varie iniziative di reinserimento sociale.