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di Marcello Pesarini

Ristretti Orizzonti, 16 luglio 2022

“Non voglio farvi perdere altro tempo ragazzi, so che altri impegni urgono”. La frase non è pronunciata dall’insegnante di un corso di marketing ma dal responsabile del Sistema Bibliotecario Carcerario Marchigiano a Pesaro.

Un carcere modello? No, con tanti problemi come gli altri, ma alcuni metodi di lavoro che possono diventare dei modelli e fanno sì che, a volte, il tempo sia impiegato in maniera soddisfacente come nella vita dei non ristretti.

La presentazione del libro “Occhialini”, edito da Affinità Elettive di Ancona nel 2020, è stata il punto d’arrivo di un percorso di lettura critica in una Casa Circondariale dove si tengono, in collaborazione fra DAP, Regione Marche e Ambito Territoriale Sociale anche corsi di scrittura creativa, il progetto dell’Associazione Italiana Bibliotecari “Nati per leggere” e molte altre attività.

Occhialini narra in 130 pagine le avventure di un impiegato che ha perso la fiducia nelle sue capacità ed approda ad un reparto estremamente tecnico e burocratico di cui non riesce a comprendere nulla se non ricorrendo alla sua immaginazione, che va al di là della materia. Sarà così che si farà amici i suoi colleghi e con gli stessi attraverserà la realtà e difenderà la sua città dagli sciacalli del post terremoto del 2016.

Cerchiamo di concentrarci sulla conversazione sviluppatasi il 9 luglio 2022, nello spazio di un’ora e mezza, fra lo scrittore Marcello Pesarini, la editor e moglie Nicoletta Badiali, il responsabile bibliotecario Lorenzo Sabbatini e i detenuti che avevano analizzato l’opera.

I ragazzi, chiamiamoli così, anche se l’età non era omogenea, hanno sviluppato un’analisi articolata dell’opera, definendola come racconto di denuncia delle disfunzioni del lavoro nella pubblica amministrazione e tentativo di vendetta da parte dell’autore, che è coprotagonista assieme agli “Occhialini” che filtrano la realtà.

Il racconto è una parodia della realtà come è nello stile dell’autore e appaiono oggetti o lavorazioni delle pratiche figurate, come carrelli che portano i faldoni e “segretarie fenicottero” che controllano gli impiegati grazie alla lunghezza delle loro gambe. Saranno le trasfigurazioni dei colleghi a dare ali al suo desiderio di non perdere la partita.

Qui, nella sala della biblioteca del carcere di Pesaro, i ragazzi diventano protagonisti chiedendo il significato delle ombre che appaiono al quarto capitolo e della trasformazione dei personaggi in utensili, immaginando che noi umani in realtà non siamo altro che macchine all’interno del sistema.

La storia di “Occhialini” è una satira che mette in evidenza la difficoltà di inserirsi in un sistema di lavoro burocratico che l’autore stesso definisce “Ufficio Complicazione Affari Semplici”. Gerarchie e burocrazia fanno parte della realtà e lui stesso, come interprete della storia, ne era entrato a far parte perchè demotivato da precedenti esperienze.

Da lodare il fatto che persone ristrette per avere commesso reati si preoccupino del funzionamento della cosa pubblica di quanto non facciano tanti altri fuori dalle sbarre.

Le domande sulla necessità di denunciare pubblicamente il malfunzionamento degli uffici troveranno perciò la risposta nel perseguire il corretto funzionamento di qualsiasi istituzione. L’autore ricorda che, nelle sue precedenti esperienze di volontario negli istituti marchigiani, aveva ricevuto suggerimenti sulle buone pratiche che ora stanno diventando proposte di commissioni governative.

Non ci saranno mai risposte assolute perché lo scrittore troverà il racconto rivitalizzato e letto sotto un’altra luce che non aveva considerato.

Importante è stata la rivalutazione della scrittura come terapia e dell’utilizzo della corrispondenza fra parenti, amici, in contrapposizione alla comunicazione finalizzata a notizie senza motivazione come in tutti i social.

Altra osservazione a questo proposito è stata fatta dai ragazzi: una frase scritta non si cancella. Ha vita propria, autonoma e può essere corretta, integrata, mai più cancellata. Questo porta alla responsabilità, alla coscienza di se stessi, anche questa volta più forti perché ci avvaloriamo da soli e diamo valore agli altri.

È vezzo o necessità l’utilizzo, anche nel precedente Con gli occhi di Bjork di nomi dei personaggi che sono nomignoli, soprannomi, frasi?

In parte questo gioco è sempre piaciuto fin da bambino all’autore, per identificare le persone; dall’altra il dileggio è usato come scherno nei confronti dei potenti e per un senso di superiorità rispetto a gran parte del mondo, quella costituita dagli indifferenti odiati da Gramsci.

Il lavoro del gruppo di studio qualifica i suoi protagonisti come soggetti autonomi; ricordiamo che in altre occasioni alcuni di loro sono stati concorrenti e più tardi membri della Giuria di secondo livello di un concorso di scrittura che si svolge in strutture pubbliche, fra le quali quelle del carcere, attraverso il Sistema Bibliotecario Carcerario Regionale. Le loro acute osservazioni rivalutano il lavoro stesso dell’autore fornendogli ulteriori spunti per i lavori a venire, sul cui soggetto i ragazzi hanno indagato, chiedendo che non si spenga la vis polemica.

Pesarini ha apprezzato il bisogno di questi lettori di non chiudersi in un orgoglioso isolamento e sentire di essere cittadini partecipi anche durante questo duro periodo.

Sono state unite al dibattito poesie veramente degne di nota lette in pubblico ed altre consegnate allo scrittore assieme a domande non esplicitate per motivi di tempo.

La seduta è tolta, ma si riconvocherà quanto prima.