sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Anna Giuffrida

 

annagiuffrida.wordpress.com, 11 giugno 2020

 

"Ho detto ai volontari, ed io per primo ho fatto così, di cercare di mantenere con i detenuti con cui c'è un rapporto umano e di interscambio con le famiglie un contatto per lettera, in via epistolare. Perché una lettera ricevuta da un detenuto all'interno del carcere, per di più in un momento di clausura totale come questo, è capace di rasserenare un'intera giornata. Ha un effetto, la lettera che arriva da fuori, che noi non possiamo immaginare, presi dalle nostre attività". A raccontare uno spaccato di vita in carcere e di volontariato in regime di emergenza sanitaria è Pierpaolo Bellucci, presidente dell'Associazione Isaia - Volontari col carcere che opera nella Casa Circondariale di Villa Fastiggi a Pesaro.

Una presenza, quella dei volontari in carcere, che insieme ad altre figure è fondamentale per la rieducazione dei detenuti. Come dimostrano i dati raccolti dall'Osservatorio dell'Associazione Antigone contenuti nell'ultimo Rapporto sulle condizioni detentive: "i volontari sono circa 1 ogni 13 detenuti; si può quindi dire che rappresentino una parte molto importante fra le figure che frequentano le carceri italiane". Un supporto, soprattutto umano, interrotto a causa dell'emergenza Covid-19 e che sarà tra le ultime attività ad essere riattivate dopo la quarantena.

"Noi facciamo prevalentemente colloqui di sostegno umano ai detenuti, svolgiamo servizi di carattere pratico, come la gestione del magazzino di vestiario, ma anche corsi di ricamo, corsi professionalizzanti come meccanico per biciclette.

E poi facciamo attività extra-carcere, andando nelle scuole e portando testimonianze ai ragazzi di che cosa è il carcere - spiega Pierpaolo Bellucci - A fine febbraio, quando c'è stato il restringimento prima delle attività di volontariato e poi anche dei colloqui, non siamo più potuti entrare, e adesso siamo in attesa di disposizioni. Dal 25 maggio sono ripresi i colloqui con le famiglie e anche con le cosiddette 'terze personè, persone cioè non familiari che hanno rapporti consolidati con il singolo detenuto. Come nel mio caso, che seguo un detenuto con una pena molto lunga che sta facendo un percorso di università, e in questo periodo ho avuto modo di dargli alcune indicazioni sulla prosecuzione delle attività anche per via telematica".

L'esigenza di mantenere un supporto rieducativo e legale durante questo periodo di emergenza sanitaria ha aperto infatti il sistema carcerario alla tecnologia e all'uso di smartphone forniti dal carcere, permettendo così di mantenere i contatti soprattutto con gli avvocati e in alcuni casi con le famiglie. "Ad aprile, noi come volontari avevamo dato disponibilità alla nostra casa circondariale, qualora l'avessero ritenuto possibile e utile, di fare colloqui online. Dopo di che non abbiamo avuto riscontri. Capisco però questa ritrosità dell'amministrazione penitenziaria - precisa Bellucci - Chi conosce il target della popolazione detenuta e delle loro famiglie sa bene che si collocano tra quelli poco forniti a livello tecnologico e alfabetizzati, e poi c'è una larga fetta di popolazione straniera. La tecnologia deve essere bidirezionale, deve esserci da una parte e dall'altra, perché se poi non riesci ad instaurare un dialogo telematico con la famiglia crei nervosismi, problemi. Quindi non è semplice dire "da domani facciamo i colloqui su Skype".

Durante i mesi della quarantena è stato necessario ridisegnare la realtà delle carceri e la quotidianità dei detenuti. Uno degli aspetti positivi è stata la riduzione del tasso di affollamento, una condizione da mantenere come si legge dai dati del Rapporto Antigone sul periodo del Coronavirus: "A fine febbraio 2020 i detenuti erano 61.230 a fronte di una capienza regolamentare di 50.931 posti", popolazione che al 15 maggio è scesa a 52.679. E, come spiega sempre il rapporto, ridurre il tasso di affollamento significa rendere il carcere un luogo più salubre. Condizione necessaria in tempo di pandemia soprattutto in un luogo detentivo, chiuso, come raccontano alcune segnalazioni di familiari di detenuti fatte nel tentativo di superare quel senso di isolamento nell'isolamento, e raccolte dall'Associazione Antigone.

"Nel carcere di mio marito hanno messo il disinfettante nei corridoi, ma le mascherine le hanno vietate". "Nel pacco io una gliel'ho messa, ma gli agenti all'ufficio preposto non erano certi che avrebbe potuto utilizzarla". "Il mio compagno mi scrive: "siamo sempre chiusi in 10 mq in 2 o 3 persone h24. Non ci fanno fare l'ora d'aria...non riesco più a dormire se non per 2 massimo 3 ore a notte... ho paura per questo virus e non mi sento al sicuro".

Un disagio che per settimane ha rischiato di tradursi in una pena aggiuntiva, per detenuti e famiglie. Come lo è stata l'impossibilità di svolgere il lavoro in ore diurne per tanti detenuti in semilibertà, che rinunciando alle attività rieducative hanno vissuto una vita carceraria a metà.

"La pena è da una parte sanzione, da una parte rieducazione. D'altronde, al di là dei decreti del ministero della Giustizia di affidamento ai domiciliari dei detenuti che hanno solo un anno e mezzo di pena residua, in caso di un possibile contagio interno al carcere, che sarebbe chiaramente proveniente da fuori, non ci sono alternative, non sai come fare.

Quindi non si può correre il rischio di un contagio, almeno finché l'Istituto Superiore di Sanità non si esprima sul fatto che la pandemia è finita - puntualizza Pierpaolo Bellucci, spiegando le ragioni del mantenimento di questa residua quarantena del carcere - Dopo di che c'è anche una situazione di rispetto dei diritti dei detenuti, come ad esempio poter incontrare i propri familiari, che ha spinto poi le amministrazioni penitenziarie ad anticipare di qualche giorno almeno la ripresa dei colloqui. Dopo di che, sono un diritto costituzionale anche le attività rieducative di volontariato, ma penso che se la situazione volge al meglio possano riprendere nell'arco dell'estate. Resta comunque necessario trovare una mediazione tra la pandemia, che in un contesto come il carcere sarebbe esplosiva, e i diritti fondamentali dei detenuti".

I colloqui, ripresi ormai in tutti gli istituti penitenziari, con la riapertura degli spostamenti tra le Regioni dallo scorso 3 giugno sono tornati accessibili a tutti i detenuti delle carceri italiane, a prescindere dalla residenza. Un passo in più verso la normalizzazione post-Covid che deve riguardare anche le comunità di detenuti, come supporto alla loro rieducazione. In attesa della ripresa delle attività in carcere di educatori, psicologi e volontari, anche il sistema carcerario può dirsi cambiato dal periodo dell'emergenza sanitaria. In meglio?

"Io penso che il Coronavirus sia stato un'opportunità, perché alcune barriere le ha buttate giù. In diverse carceri sono stati possibili diversi colloqui su alcune piattaforme, almeno con gli avvocati. E questa cosa prima non si faceva, mentre adesso in tante carceri si fa. Ho visto poi che in alcuni casi nelle aree educative, aree pedagogiche, gli educatori hanno cercato di svolgere un numero maggiore di pratiche online attraverso le mail, hanno cioè cercato di acquietare gli animi fornendo dei servizi che magari prima erano affidati solo al detenuto, che si attivava con la propria famiglia. E poi una delle cose positive di questa situazione è che il problema annoso del sovraffollamento delle carceri è stato parzialmente risolto, e la classica situazione della 'terza branda' simbolo del sovraffollamento in tanti casi non c'è più", dice il presidente dell'Associazione Isaia Bellucci.

E proiettandosi sulla ripartenza, anche per loro, delle attività di volontariato prosegue: "Nei prossimi giorni avremo una riunione, a livello territoriale marchigiano ed emiliano-romagnolo, nella quale ci daranno qualche prospettiva. Ci diranno sicuramente che dovremo avere alcune attenzioni, mascherine e guanti, e che dovremo mantenere un certo tipo di distanza. Per il resto, noi solitamente luglio e agosto ci fermiamo. Quest'anno ci siamo fermati a marzo, aprile e maggio, quindi quando ci daranno l'ok per rientrare tireremo avanti senza altre soste. Fino a giugno dell'anno prossimo".