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di Marcella Pace


Il Centro, 2 ottobre 2019

 

Dopo la segnalazione di Pettinari (M5S), il sottosegretario annuncia la redistribuzione dei detenuti. Sovraffollamento della casa circondariale. Sottodimensionamento dell'organico in servizio effettivo. Malfunzionamento dei sistemi di sicurezza automatizzati, danneggiati durante uno degli eventi alluvionali della scorsa primavera.

Carenza di posti dedicati a detenuti con problemi psichici. Sono queste le criticità in cui versa il carcere di Pescara, accertate dal vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari e segnalate al ministro Alfonso Bonafede e al sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi. Criticità che sono state ulteriormente constatate nella visita di ieri mattina del garante dei detenuti della Regione Abruzzo, Gianmarco Cifaldi, accompagnato proprio da Pettinari.

L'11 giugno scorso, Pettinari, dopo un'ispezione, ha inviato una prima lettera al ministro Bonafede, alla quale è seguito, il 19 settembre, un sollecito, diretto al sottosegretario Ferraresi. Nella nota il vicepresidente fa riferimento a un "pesante sovraffollamento" ma anche a "turni massacranti".

Alla comunicazione è stata allegata una relazione della segreteria provinciale di Pescara del sindacato autonomo di polizia penitenziaria. E i numeri parlano chiaro. Il carcere di San Donato ha una capienza di 270 reclusi, mentre ne detiene 390. L'organico del personale di polizia penitenziaria ammonterebbe a 160 unità ma in servizio effettivo ce ne sono 126, di cui 13 ispettori, 2 sovrintendenti, 96 assistenti uomini e 15 donne. "Le 34 unità di poliziotti mancanti", riporta la relazione, riguardano "17 non assegnate e 17 distaccate in altri uffici". Il sindacato, pertanto, suggerisce di far rientrare almeno 15 unità maschili, tanto più che il personale è gravato da turni fino a 12 ore.

"Nella corrispondenza con il ministero", sottolinea Pettinari (del M5s), "ho posto più volte la questione delle strumentazioni usurate per le porte elettriche che dividono un settore dall'altro e dell'elevato numero di detenuti a fronte di pochi agenti di polizia penitenziaria. Una carenza ancor più evidente nel reparto psichiatrico della casa circondariale di Pescara. Il reparto, gestito dalla Asl, ha spazio per 6 detenuti con problemi psichiatrici, ma spesso a causa del sovraffollamento il numero cresce, toccando anche punte di 20 persone che necessitano di assistenza psichiatrica. Quando lo spazio manca, questi detenuti sono trasferiti in altri settori del carcere, entrando così a contatto con altri ospiti. Si creano situazioni potenzialmente molto pericolose che il poco personale deve gestire al meglio delle sue possibilità. Il rischio purtroppo è grande", commenta Pettinari.

Ma qualcosa potrebbe accadere. "Dal ministero, proprio questa mattina" (ieri per chi ci legge), "ho ricevuto una risposta a firma del sottosegretario Ferraresi che mi aggiorna sull'impegno a monitorare l'interlocuzione per quanto riguarda l'elettrificazione dei cancelli". In merito al sovraffollamento, la soluzione potrebbe giungere dall'operazione di ridistribuzione di 280 carcerati su tutto il territorio nazionale, dei quali 91 nel distretto del provveditorato regionale del Lazio, Abruzzo e Molise.

"Per la situazione relativa alla popolazione detenuta nel corso dell'anno 2019", scrive a questo proposito Ferraresi, "al fine di garantire un'equa distribuzione sul territorio nazionale dei reclusi, sono stati emessi provvedimenti deflattivi per la movimentazione di circa 280 unità". Nessun riferimento, invece, al sottodimensionamento dell'organico, mentre viene ribadita la presenza di un reparto per 7 detenuti affetti da disturbi psichiatrici.

"Su quest'ultimo punto, tornerò a chiedere maggiori delucidazioni. L'attenzione è alta", conclude Pettinari, "e la risposta di Ferraresi mi fa ben sperare sull'intenzione di non abbandonare a sé stessa la casa circondariale di Pescara, dal canto mio di certo non abbasserò la guardia e continuerò a sollecitare il ministero e tutti gli organi competenti su quanto accade in Abruzzo".