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ilpescara.it, 14 giugno 2025

“Lavorare sulla delocalizzazione del carcere di Pescara, raccogliendo la sfida della grande realtà metropolitana”. A sostenerlo è il deputato Pd Luciano D’Alfonso, ribadendo “i tre gravi problemi sostanziali: la carenza di personale, con 58 unità in meno e un direttore in prestito; il sovraffollamento di detenuti con un’eccedenza di 100 unità; le carenze infrastrutturali a partire da una recinzione che ha una consistenza di altezza inadeguata agli standard di sicurezza”. Delocalizzare, però, non significa prendere in considerazione, secondo il parlamentare abruzzese, solo le due città di Montesilvano e Spoltore, ma anche altri Comuni (della parte piana) della Provincia. Il parlamentare abruzzese parla di “operazione verità”, ricordando anche quanto fatto per cercare di risolvere le criticità.

“Il 26 febbraio scorso ho presentato un’interrogazione a risposta scritta al ministro Nordio sulla situazione della struttura, ricevendo una risposta puntuale e che affronta vari nodi facendo riferimento al decreto Carcere sicuro 92 del 2024”, riferisce. “A determinare l’interrogazione era stato il suicidio, l’ultimo solo in ordine temporale, di un detenuto di 24 anni di nazionalità egiziana, quindi la rivolta di altri detenuti che stavano con lui per manifestare solidarietà, con un incendio e il danneggiamento di vetri blindati”. Un episodio, fa notare D’Alfonso, “che ha permesso di far emergere, anche per il Ministro Nordio, che ci sono problemi oggettivi e reali per la struttura detentiva”.

Il primo fra tutti è il sovraffollamento dei detenuti, visto che c’è un’eccedenza di 100 unità con 378 detenuti a fronte di una capienza massima regolamentare di 276 posti, con una percentuale di affollamento del 155,56 per cento. “Questo significa che ogni detenuto ha 3metri quadrati di spazio disponibili”, dice il deputato. Poi aggiunge: “Sappiamo che sono in corso micro-interventi di manutenzione e siamo in attesa di una perizia di 194mila euro per la ristrutturazione del piano terra del reparto penale e di 1milione 80mila euro per l’intervento di adeguamento edile e funzionale del muro di cinta, al fine di risolvere il problema della recinzione”.

Intanto, però, D’Alfonso torna sulla delocalizzazione. “Sapendo che sta per arrivare l’autonomia come Provveditorato per le esigenze gestionali della casa circondariale abruzzese con l’istituzione di un 13° Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria per l’Abruzzo e il Molise con sede a Pescara, e sapendo dunque che ci siamo sganciati dall’Umbria, perché non cogliere tale circostanza e l’occasione offerta dal cammino verso la nuova Pescara, perché non raccogliamo la sfida della delocalizzazione? Non possiamo aspettare ogni 18 mesi una rivolta, perché la detenzione in una casa circondariale deve servire per rieducare, chi va dentro non deve perdere la vita, il suicidio è un marcatore tumorale di ciò che non funziona. E anche la buona notizia dell’autonomia del Provveditorato perde di senso se poi deve assorbire e correre dietro alle emergenze ordinarie, sapendo che il sovraffollamento è il problema reale come rilevato dai sindacati e dai familiari dei detenuti. Mi chiedo: perché non cogliere la grande abbondanza delle risorse finanziarie messe in campo dal ministero della Giustizia?”

Il deputato dem propone l’apertura di un dossier con i Comuni della parte piana della provincia che hanno capienza di suolo e territorio per un patto collaborativo. Pescara, in sostanza, dovrebbe trovare una convergenza collaborativa con i Comuni della provincia, così come è stato fatto per l’interporto di Manoppello, l’agroalimentare di Cepagatti e per l’aeroporto. Ragionare con i territori di confine è dunque importante, per D’Alfonso. “Questo non vuol dire Spoltore o Montesilvano, ma vuol dire la provincia di Pescara tutta intera, ragioniamo per uno scambio di convenienze, opportunità, per il territorio che ospita e per il territorio che lascia”, sottolinea. Secondo D’Alfonso, “va fatto un lavoro di riorganizzazione sapendo che Pescara e Chieti saranno il fulcro. La risposta del ministro pone spazio per aprire un dossier e trovare una misura d’intervento che sia all’altezza”.