Il Centro, 14 giugno 2024
Le problematiche del carcere diventano ogni giorno più drammatiche e la situazione rischia di esplodere. Sovraffollamento, suicidi (sono già 38 dall’inizio dell’anno), storica carenza di personale, sono argomenti ormai di stretta attualità che segnano le cronache quotidiane. L’ultimo appello arriva dai detenuti del carcere San Donato che hanno scritto una lettera al Centro, per far conoscere “le condizioni inumane e degradanti” nelle quali i detenuti di Pescara si trovano a scontare la propria condanna a causa di un sovraffollamento esagerato e senza limiti, violando la Costituzione ma anche il nostro ordinamento penitenziario, nonché le direttive europee”.
Una nota inviata anche all’ufficio di sorveglianza del tribunale, firmata da un gruppo di detenuti che si sono fatti portavoce degli altri compagni, per far conoscere le loro condizioni di vita all’interno della struttura.
“I detenuti dormono a terra (sia nelle celle di pernottamento sia nelle salette degli educatori e salette di attesa colloqui), come se fossimo in un paese del Madagascar, lontani anni luce da una detenzione di sostanziale rieducazione”.
Parlano anche dell’esiguo “numero di educatori che non può sopperire alle richieste individuali dei ristretti che vivono la pena senza speranza e con frustrazione”. E poi evidenziano un altro aspetto molto delicato: “Si tenga conto che ci sono numerosi casi psichiatrici che difficilmente il corpo di polizia penitenziaria riesce a gestire, trovandosi a loro volta a lavorare in condizioni altrettanto inumane e degradanti, subendo aggressioni ed offese quotidiane, in quanto il numero dei ristretti è superiore a 438, il 40% in più del consentito”.
E quindi nel lanciare questo grido di allarme, anche a difesa degli stessi agenti, i detenuti concludono ponendosi un interrogativo: “Ma dov’è il garante Giammarco Cifaldi? Perché non viene a visitare il carcere di Pescara per riferire a chi di dovere ed aiutare anche chi ci lavora?”.
“Il motivo di questa missiva”, concludono i detenuti, “è connesso al timore che possa accadere qualcosa di irreparabile, ma soprattutto evidenziare il rischio al quale vengono esposti i detenuti che intendono seguire un percorso impeccabile e che possono veder compromesso il reinserimento sociale”.
Le lamentele sul carcere, e in particolare sulla sua gestione, sono peraltro all’attenzione del procuratore Giuseppe Bellelli che qualche tempo fa ha avviato una inchiesta sulla gestione del San Donato, che inevitabilmente coinvolge l’attuale direttrice della casa circondariale di Pescara, Armanda Rossi, da tempo nell’occhio del ciclone per comportamenti ritenuti poco limpidi in relazione, appunto, alla gestione della struttura.
La procura sta lavorando su un’ipotesi di omissione di atti d’ufficio e l’inchiesta dovrebbe essere in dirittura d’arrivo. Il malcontento è ormai sempre più diffuso tanto che gli inquirenti nelle scorse settimane hanno proceduto ad acquisire una serie di testimonianze dagli addetti ai lavori, agenti, detenuti e persino da qualche avvocato. Sulla questione era intervenuta anche la Camera penale segnalando la “sussistenza di diverse criticità che spesso incidono negativamente sul diritto di difesa dei detenuti”. Si parla, in particolare, di una serie di omissioni in relazione a richieste legittime avanzate dai detenuti, ad esempio per permessi premio, gestione dei soldi degli stessi detenuti e via discorrendo: se queste richieste non vengono definite e restano invece chiuse nei cassetti, concretizzerebbero l’ipotesi di reato al vaglio del procuratore Bellelli, di omissione di atti d’ufficio.










