ilpescara.it, 24 agosto 2025
Diverse criticità importanti che interessano il carcere di Pescara e che le autorità competenti devono risolvere. A segnalare le problematiche principali della casa circondariale di San Donato la Commissione dell’ordine degli Avvocati di Pescara per le esecuzioni penali e condizione dei detenuti, che interviene evidenziando le questioni urgenti da affrontare. “Il carcere di Pescara, come molte altre strutture italiane, si trova in una condizione di grave sovraffollamento, con un numero di detenuti superiore alla capienza regolamentare: nonostante questa sia di 276 persone, attualmente il numero dei detenuti ammonta a 387 con un tasso di sovraffollamento di circa il 145%.
Di questi, le persone detenute con condanne definitive sono 312. Il numero di tossicodipendenti attualmente in trattamento ammonta a 136 unità, pari al 30% della popolazione detenuta. Le attività trattamentali, formative e lavorative, non coprono i fabbisogni e le richieste di tutte le persone ristrette. Questa situazione compromette le condizioni di vita dei detenuti, ostacola le attività rieducative e aumenta il rischio di tensioni e violenze all’interno della struttura”
“La presenza di detenuti affetti da patologie psichiatriche che condividono le camere di pernotto con detenuti privi di tali patologie espone i soggetti più vulnerabili a rischi elevati e rende difficile garantire un trattamento adeguato, contribuendo ad aggravare e ostacolare il percorso riabilitativo. Nonostante sia presente una sezione dedicata alla cura della salute mentale non vi è personale specializzato dedicato e non vi sono attività specifiche per le persone che vi sono detenute. Il numero delle ore di servizio non riesce a coprire il fabbisogno di tutti i detenuti ristretti nella casa circondariale. La quasi totalità delle persone detenute assume psicofarmaci, che di queste circa 30 ovvero il 7,5% ha una diagnosi psichiatrica grave e che la presenza della sezione di Atsm comporta molti trasferimenti di persone con disagio psichico. Questo impedisce un’adeguata presa in carico, con evidenti disagi per i detenuti, per il personale sanitario e gli agenti di polizia penitenziaria in servizio.
A fronte di quanto stabilito dalla corte costituzionale con la sentenza 10 del 2004 che riconosce il diritto all’affettività come fondamentale anche in ambito carcerario, si registrano gravi carenze strutturali e organizzative che impediscono ai detenuti di mantenere rapporti affettivi significativi con familiari e partner. La mancanza di spazi idonei e servizi dedicati rappresenta un ostacolo al rispetto di questo diritto fondamentale. Si evidenzia, infine, con preoccupazione, l’alto numero di gravi atti autolesionistici tra i detenuti, tra cui uno suicidario; tale fenomeno palesa lo stato critico della gestione del disagio mentale e delle condizioni psicologiche all’interno dell’istituto. È necessario intervenire tempestivamente per implementare programmi di supporto e migliorare le condizioni generali delle strutture”











